20 ottobre 2018
Aggiornato 04:00

Orfini rassicura sulle dimissioni di Renzi, Orlando esclude asse con M5s, e Prodi...

E intanto Romano Prodi, più ottimista di altri, assicura che la debacle elettorale del Pd non è "nulla di irrimediabile"
Il presidente Pd Matteo Orfini
Il presidente Pd Matteo Orfini (ANSA /ANGELO CARCONI)

ROMA - Continua il "brainstorming" tra i big del Partito Democratico sulle prossime scelte strategiche del partito e sulla sua stessa sopravvivenza al renzismo. E la lettera di dimissioni di Renzi - della cui esistenza ed effettività molti dubitavano - esiste ed è firmata, assicura il presidente del Pd Matteo Orfini. Il tentativo è quello di mettere fine al pressing di maggioranza e minoranza del partito sulla necessità di un passo indietro «vero» del segretario, che ad oggi pare essere abbandonato da tutti o quasi. Quindi, spiega Orfini, sarà l'assemblea convocata entro un mese a decidere se eleggere un nuovo segretario o indire il congresso. Intanto, precisa il presidente Pd, «lo statuto non consente margini interpretativi né soluzioni creative»: fino all'assemblea ci penserà il vice Maurizio Martina a guidare il partito sconquassato dalle elezioni, spiegano i renziani, come quando si dimise Veltroni e i poteri passarono a Franceschini. 

Dialogo sì, ma niente assi con 5stelle
Ma l'altro grande dubbio resta quello della linea da tenere nelle consultazioni, specialmente dopo l'appello di Luigi Di Maio alle altre forzew politiche alla "responsabilità" verso il primo partito scelto dagli elettori. Su questo, sembrano esserci meno divisioni, e la linea più condiva pare ancora essere quella indicata da Matteo Renzi nel suo discorso di dimissioni: no agli estremisti. Secondo Andrea Orlando, esponente della minoranza dem intervistato da Radio Capital, per la scelta dei presidenti delle Camere «evitiamo assi privilegiati con i Cinquestelle ma anche evitiamo di costruire assi con il centrodestra, va costruita un'intesa il più ampia possibile che coinvolga tutte le forze politiche possibili. Distinguiamo la questione istituzionale da quella della definizione degli assetti di governo». Il Pd può aspirare alla presidenza di Camera o Senato? «Va costruito un metodo e vediamo chi avrà un consenso più ampio... Non dobbiamo tagliare fuori nessuno» ha concluso Orlando.

Prodi: debacle Pd? Nulla di irrimediabile
Intanto, nelle file del partito c'è chi è più ottimista di altri. Come l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che non considera la batosta elettorale appena ricevuta un segno della fine dei dem. Il Pd è finito?, gli chiedono in un colloquio con Repubblica. «No, non c'è nulla di irrimediabile in politica, c'è sempre un futuro. Non tutto è irrimediabilmente compromesso».  «Io alla vigilia ero il più pessimista, ne avevo parlato con tutti. Purtroppo i dati hanno dimostrato che sono stato comunque infinitamente più ottimista del dovuto», aggiunge Prodi. Al popolo di centrosinistra «dico che ci sono, nel senso che seguo con tanta attenzione e partecipazione questo momento così difficile». "I miei sentimenti sono chiari, è un momento difficile, difficile», conclude il Professore.