22 maggio 2019
Aggiornato 23:00
M5s

L'ex Iena Giarrusso al DiariodelWeb.it: «Ho perso, ma resto nel M5s»

L'ex inviato di Italia 1 non è riuscito ad entrare in Parlamento. Ecco cosa farà adesso

ROMADino Giarrusso, il tuo risultato è stato in controtendenza rispetto al Movimento 5 stelle a livello nazionale: nel tuo collegio hai perso e ha vinto un europeista convinto, Riccardo Magi. Che spiegazioni ti sei dato?
Purtroppo non è tanto in controtendenza: era un collegio quasi impossibile. Guardando i risultati ho visto che nelle zone più periferiche, come al Trullo o alla Magliana, ho vinto io davanti alla destra, mentre nel quartiere Monteverde, più centrale e più popoloso, ha trionfato il centrosinistra, e così ha recuperato e superato il vantaggio che avevamo noi in altre zone. Così funziona la democrazia. La Bonino, nel collegio 1, simile ma un po' più grande, ha vinto 39-18; io ho perso 31-27, quindi ho limitato i danni. Ho recuperato tanto, sono molto contento della mia campagna, ma non ce l'ho fatta.

Quindi i Cinque stelle sfondano nelle periferie ma non riescono a convincere le zone più ricche?
Questo non vale solo per me. Gli unici uninominali andati bene per il centrosinistra a Roma sono stati, appunto, quello di Gentiloni, il più centrale; quello di Montesacro, della Madia; quello della Prestipino e il mio. Nelle zone centrali, obiettivamente, siamo stati battuti, ma era già successo alle comunali: quelle sono roccaforti del Pd.

Pensi che abbiano influito anche quei messaggi, aggressivi e offensivi, che hai ricevuto dopo la tua candidatura?
No, assolutamente. Quello era un fenomeno più nazionale, secondo me, così come credo che la mia presenza in televisione sia stata utile più a livello nazionale che locale. Ho imparato che l'elezione locale è più legata al territorio, al municipio: in quelli in cui i cittadini erano più contenti del nostro lavoro abbiamo fatto meglio che altrove. Penso che gli attacchi abbiano influito pochissimo, anche perché penso di avere risposto a dovere.

Ma ci sei rimasto male?
A me scoccia quando si dice il falso. Per anni sono stato maltrattato da amici, colleghi, persone dell'intellighenzia medio-borghese, semplicemente perché simpatizzavo per il M5s e avevo apprezzato molto alcune loro battaglie. E nel momento in cui mi sono candidato è arrivato l'attacco diretto.

Schierandosi si finisce per esporsi.
Mi ha dato fastidio essere attaccato per posizioni che non ho mai espresso. Come la polemica sui vaccini, condotta senza senso ripescando una mia risposta, in mezzo ad altre 600, in un thread di nove mesi fa. Come ha fatto a beccarla una persona che dovrebbe fare il medico? Vuol dire che o non aveva proprio nulla da fare oppure era un attacco strumentale. Anche perché sono stato accusato, anche in prima pagina sul Corriere della Sera, per qualcosa che non ho mai detto. Ma sono cose che fanno parte della politica, non è un problema.

Adesso che cosa intendi fare: tornerai alle Iene o continui a fare politica?
No, alle Iene non tornerò. Continuerò a fare politica, perché ho deciso di dedicarle questo periodo della mia vita.

Magari farai il ministro in un governo Di Maio?
Questo no: i ministri del governo Di Maio sono stati già presentati e vanno bene. Io mi sono messo a disposizione del Movimento, non solo per la campagna elettorale: non è che o vieni eletto oppure te ne vai, non è il mio stile. Non so di preciso cosa farò, ma ne parleremo. Per il resto sono contentissimo del risultato elettorale: è una vittoria senza precedenti, a cui credo di avere in parte contribuito, nel mio piccolo, insieme a tutti gli altri che si sono esposti. Anche facendomi intervistare da conduttori che non avevano proprio in simpatia il M5s: sono andato per due volte ospite in radio da Zucconi, che negli ultimi due anni pubblicava ogni giorno tweet contro di noi.

Adesso stanno diventando tutti grillini, in compenso...
Ecco, questo è sintomatico. Io rivendico la mia coerenza: sono sempre stato un simpatizzante del Movimento, mi sono candidato lasciando un lavoro prestigioso e senza paracadute: infatti la caduta c'è stata e non sono stato ripescato, ma sono comunque entusiasta del risultato. E di essere a disposizione dell'unica forza politica in grado di cambiare l'Italia.

Resta da capire cosa succederà adesso: il Movimento 5 stelle potrebbe guardare verso sinistra o verso destra. Tu cosa auspicheresti?
Non è una questione di auspicio. C'è un lavoro da fare, che sta portando avanti benissimo Luigi Di Maio, e io sto come tutti in attesa di novità.

Ma c'è un'ipotesi che ti sembra più realistica, tra le due?
Al momento no. La mia idea è che noi abbiamo un programma di governo e, come abbiamo detto prima delle elezioni, se qualcuno ci sta siamo contenti. Si era prevista una vittoria senza maggioranza, era anche la domanda che mi facevano di più nei talk show. È andata così. Mi preme ricordare che Renzi sosteneva che sarebbe stato il primo gruppo parlamentare sia alla Camera che al Senato, invece è il quarto. Forse un bel bagno di realtà serve a tutti. Noi l'avevamo fatto già prima delle elezioni dicendo, come continuiamo a dire ora, che abbiamo un programma e una squadra: vediamo se c'è qualcuno che avrà responsabilità o no. Certo, questo stallo è frutto della peggior legge elettorale della storia, fatta apposta per non farci vincere.

Potrebbe starci il Pd senza Renzi.
Potrebbe essere una mossa di responsabilità da parte loro, chissà se la faranno o meno. Credo che siano molto tormentati. Ma questo va chiesto a loro, più che a me. Molti hanno ricordato che cinque anni fa il M5s non volle fare l'alleanza con Bersani, ma quello non fu un «no» preconcetto, bensì motivato da condizioni inaccettabili. Sarebbe bastato eleggere Stefano Rodotà a presidente della Repubblica e, come disse anche Grillo, si sarebbero aperte praterie per il governo. Invece loro proposero Franco Marini: questa è la differenza tra noi e loro. Adesso non c'è l'elezione del presidente, ma ci sono altre priorità.

Però ci sono le elezioni dei presidenti delle Camere.
Quello potrebbe essere un passo decisivo, naturalmente. Bisogna capire se qualcuno sta seriamente pensando di dare un governo all'Italia o meno. Questo lo scopriremo nei prossimi giorni: al momento non vedo chiarezza. Da una parte c'è stata una sconfitta pesante, dall'altra ci sono interessi diversi dai nostri. Vediamo cosa verrà fuori durante le consultazioni. Ovviamente tutti guardiamo a quel fermento: Gentiloni che si arrabbia, Calenda che dice «vengo ma non faccio l'accordo»... C'è un partito in crisi totale, peraltro da anni, che a questo punto è arrivato all'esplosione del bubbone. Da un certo punto di vista sono fatti loro.

Però sono anche in una posizione cruciale per la formazione del prossimo governo.
Assolutamente sì, è normale in democrazia. Ha preso il 18% quindi, anche se di poco, è il secondo partito. Che cosa vogliono i loro elettori? Che cosa si sentono di fare loro? Credo che si stiano interrogando tutti. L'unico mio auspicio è che prevalga, non ora ma sempre, l'interesse degli italiani su quello personale delle correnti. Chissà se succederà.