Italia | Elezioni politiche 2018

Nasce a Torino l'alleanza nazionale Pd-M5s: entrambi favorevoli alle Olimpiadi del 2026

Chiamparino e Appendino anticipano Di Maio e chi verrà dopo Renzi: Torino prova a riprendersi le Olimpiadi invernali. Nonostante i debiti del 2006

La sindaca di Torino M5S Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte Pd Sergio Chiamparino.
La sindaca di Torino M5S Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte Pd Sergio Chiamparino. (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

TORINO - Nasce a Torino l’alleanza nazionale tra il M5s di Luigi di Maio e il Partito Democratico post-renziano. Un sincretismo fino a qualche giorno fa inimmaginabile se si pensa alla campagna elettorale combattuta a suon di «ladri» e «pidioti» da parte dei "pentastellari", e ricambiata da «estremisti e populisti». L’incredibile eterogenesi dei fini porta a tale novità politica, che nasce proprio laddove i due partiti sono più divisi, in Val Susa: nel cuore della lotta alla linea ad Alta velocità Torino-Lione. Che da sempre ha visto il Partito Democratico in veste di ultras del Tav, contrapposto al M5s che, nel 2005, ebbe origine proprio qui. Sic transit, gloria mundi. A unirli, ben al di là dell'attendibile stravaganza della storia, potrebbe essere un’altra grande opera: le Olimpiadi invernali di Torino 2026. Anche in questo caso il Partito Democratico è sempre stato favorevole, mentre il M5s solo fino a due anni fa le inquadrava come origine del grande debito torinese. Debito che l’amministrazione locale sta tentando di ripianare a suon di austerità: politica che ha comportato una mezza débacle elettorale, perché il M5s di Torino perde voti in un contesto di forte ascesa nazionale. Perde perfino più dei cugini romani capitanati da Virginia Raggi, che di fatto ha registrato un risultato discreto se rapportato all'indecente assedio mediatico patito.

Olimpiadi e grandi opere
Che le Olimpiadi siano un buon affare per i politici che le organizzano in termini di consenso, e l’esatto opposto per i cittadini, è certificato dall’innumerevole serie di fallimenti e abbandono di impianti. Analisi confermata peraltro dagli esperti economici: l’Istituto Bruno Leoni, nel 2012, stimò la perdita secca di Torino 2006 in 850 milioni di euro. E’ innegabile che il Partito Democratico stia rimanendo fermo sulle sue posizioni, mentre il M5s si stia repentinamente spostando. Torino e le Olimpiadi del 2026 ne sono la prova. Ma evidentemente i tempi cambiano, così come le idee. E quindi oggi il Partito Democratico di Chiamparino – presidente della Regione – e la sindaca di Torino, Chiara Appendino, convergono sull’idea che Torino debba candidarsi al Cio quale sede dei Giochi del 2026. La scelta verrà fatta a Milano, nell’auturnno del 2019. Si tratta di un passaggio importante, che tra pochi giorni verrà reso ufficiale in sede della Città Metropolitana, e poi in Comune. Passaggio che vedrà il primo voto congiunto Pd-M5s della recente storia politica italiana. I Giochi necessiteranno di un investimento pari a 975 milioni di euro, secondo le prime stime ufficiali. Ma la cifra è destinata a salire, ovviamente. Il conto finale dovrebbe attestarsi intorno ai 2 milardi di euro: sempre che si organizzini riciclando tutto ciò che è stato abbandonato dopo le Olimpiadi del 2006. Ci saranno contributi da parte del Cio, degli sponsor, ma l’intervento pubblico delle istituzioni, locali e nazionali, sarà molto importante.

Renzi già sorpassato
Comincia quindi a perdere i pezzi la strategia renziana di avvelenamento dei pozzi, quella di cui vi abbiamo parlato su queste pagine: le finte dimissioni da segretario del Partito Democratico sono già scavalcate dall’accordo torinese-piemontese sulla grande opera olimpica di Torino 2026. Una parte importante del M5s, locale e nazionale, vede questo passaggio come una pericolosa normalizzazione del loro partito. Ma non tengono in conto il loro generoso contributo iniziale, che ora non solo è superfluo, ma è un ostacolo. La fine politica di Renzi si materializza in queste ore. Al suo posto, relativamente alla carica di segretario del Partito, verrà eletto con ogni proabilità proprio Sergio Chiamparino, grande beneficiario politico delle Olimpiadi torinesi del 2006. Dopo di lui probabilemente il ruolo passerà al ministro in carica Carlo Calenda, in questi ultimi mesi impegnato nella risuluzione delle vertenze aziendali più gravi.