20 novembre 2019
Aggiornato 23:00

Gentiloni al Lingotto rassicura i dem. E c'è già la proroga per salvare la poltrona ai «vecchi big»

Il Pd è riunito a Torino per l'Assemblea nazionale degli amministratori Dem. Al Lingotto, luogo che ha segnato la sua nascita

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante il convegno del PD "Energia Locale Amministrare il futuro" presso il Lingotto, Torino
Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante il convegno del PD "Energia Locale Amministrare il futuro" presso il Lingotto, Torino ANSA

TORINO - La direzione su programma e campagna elettorale che slitterà molto probabilmente di un giorno, da martedì a mercoledì della settimana prossima, dà il segno che nel Pd si è entrati nella fase "calda" della formazione delle liste e che non è facile mettere tutte le pedine al loro posto. Il partito è riunito a Torino per l'Assemblea nazionale degli amministratori Dem. Al Lingotto, luogo che ha segnato la nascita del Pd, ieri sera è intervenuto il premier Paolo Gentiloni e oggi sarà la volta di Matteo Renzi, che chiuderà l'incontro. Al centro le esperienze di governo locale, ma la testa è, naturalmente, rivolta alle elezioni del 4 marzo. Sarebbe un errore considerare il voto del 4 marzo "una pratica da sbrigare" perché "i giochi sono fatti", e bisogna respingere "la tentazione di rifugiarsi in un cantuccio». Il Pd deve invece avere "fiducia nell'Italia, abbiamo fiducia nella nostra eredità di governo" ha detto Gentiloni. "Siamo uniti, siamo ambiziosi e facciamo vincere il nostro Paese".

"Paura è comprensibile"
"Qualcuno nel nostro mondo della sinistra - ha detto Gentiloni - sembra quasi aver paura, sembra dominato dalla tentazione di rifugiarsi nelle proprie biografie. Lo capisco: la certezza di poter ribadire alcuni concetti e alcuni slogan su cui ti sei formato negli ultimi trenta-quaranta anni è perfettamente comprensibile». Ma rifugiarsi in quel cantuccio - ha avvertito il premier - non aiuta il Paese. "Quello che serve al Paese è una sinistra che accetta la sfida dei nostri giorni e che è in grado di governare, oggi, con i problemi e le contraddizioni che oggi stiamo vivendo. E noi lo faremo forti della credibilità che abbiamo accumulato".

Pd sinistra di governo
"Quando un cittadino sceglie da che parte stare lo fa soprattutto scegliendo che cosa un partito rappresenta. Ci scelgono per quello che siamo prima ancora per le nostro proposte. Siamo la sinistra di governo. Possiamo semplificare l'offerta che viene dal pd in modo molto semplice. non ci sono più le carte d'identità ideologiche. L'identità del pd è l'identità di una sinistra di governo, il perno di una coalizione di sinistra che si propone di governare. Siamo credibili perché siamo di governo». "Avete sulle vostre spalle - ha detto - una responsabilità molto importante: contribuire in modo decisivo a mostrare il volto, l'identità del Pd in questa campagna elettorale. Sono convinto - ha aggiunto - che il consenso degli elettori, la fiducia, sia sempre un mix tra elementi diversi ma una cosa fondamentale per la quale un cittadino sceglie una parte politica è la sua identità".

Alleanza in vista con Bonino
"Dobbiamo scommettere - ha proseguito Gentiloni - su una coalizione di governo che comprenda più Europa, la lista che fa capo a Emma Bonino, che comprenda gli amici della Lista civica e popolare e quelli della Lista insieme. Come sempre il Pd è al centro di una coalizione in grado di governare e di vincere le prossime elezioni». Bisogna che ci abituiamo all'idea, ha detto ancora Gentiloni - che "dalle elezioni dipendono le sorti del Paese", perché "è vero». C'è la sensazione strisciante che invece questa volta le elezioni siano una specie di pratica da sbrigare perché i giochi sono già fatti o sono impossibili. E quindi la vittoria elettorale tutto sommato conta fino a certo punto. Non è così. Entriamo in una logica assolutamente sbagliata. Sarà il presidente della Repubblica a guidarci nella fase dopo voto. Ma la direzione di marcia dipende dal nostro risultato e dal risultato della nostra coalizione. E non ci sono sconti da questo punto di visto".

"Restituire fiducia all'Europa"
E a proposito di Europa, occorre "restituire fiducia nell'Europa. Non dobbiamo avere paura delle forze politiche antieuropeiste a giorni alterni. Dobbiamo essere quello che siamo: convintamente europeisti. Lo siamo nel nostro codice genetico e lo siamo perché siamo consapevoli di che cosa ci ha dato l'Europa negli ultimi 70 anni. E perché sappiamo che cosa ci può dare l'Europa nei prossimo 20-30-40 anni». In Europa - ha aggiunto - le campagne elettorali si fanno anche su questo discrimine, facciamolo senza paura.

Conti in ordine
"Abbiamo attraversato una legislatura complicata e siamo orgogliosi dei risultati raggiunti; dimostrato di essere una forza di governo che riesce a portare il Paese fuori dalla crisi. E' possibile riprendere fiducia. Le capacità di crescita possono tradursi in lavoro, benessere, riduzione delle diseguaglianza». Nel programma di governo il Pd deve avere come obiettivi "conti in ordine e una strada per ridurre il debito pubblico». Non sarà una proposta "che affascina" ma senza raggiungere questi due obiettivi "non mettiamo in sicurezza le nostre famiglie e le nostre imprese. Il Pd si può, e deve, permettere di avere tra gli obiettivi questo" chiosa Gentiloni. 

Dem inchiodati al 23%, Renzi ottimista
Il discorso di Gentiloni? Mi è piaciuto "molto molto molto». Così il segretario del Pd Matteo Renzi ha replicato ai cronisti, al termine della prima giornata dell'assemblea. Ma nel Pd serpeggia il timore per alcuni sondaggi che danno il partito in sofferenza, con i Dem inchiodati intorno al 23%. Renzi però mostra ottimismo, dicendosi (o mostrandosi) convinto che il peggio sia alle spalle. "Se qualcuno - ha detto oggi - ancora pensa ci siano problemi interni al Pd ha sbagliato lettura dei giornali. Oggi la situazione è profondamente diversa. Nel Pd purtroppo ci siamo talmente divisi fino ad oggi che possiamo permetterci di viaggiare tutti insieme... Finalmente, mi verrebbe voglia di dire, il tema delle divisioni interne è saldamente presidiato dagli scontri nella Lega tra Salvini e Maroni e tra Lega e Fi». Oggi, dunque, dal palco del Lingotto suonerà la carica, lanciando un mese e mezzo di campagna elettorale serrata.

Lotti e il nodo da sciogliere delle candidature
Però intanto c'è da risolvere il problema delle candidature e la pratica è nelle mani del ministro dello Sport Luca Lotti che ha sul tavolo il foglio excel in cui "incastrare" nuovi e vecchi candidati. Sì perché per Renzi c'è il problema delle deroghe, cioè di quei parlamentari di lungo corso (15 anni in Parlamento) per i quali lo statuto Dem prevede il "pensionamento». Una situazione che riguarda molti esponenti di primo piano, tra cui il premier Paolo Gentiloni, i ministri Dario Franceschini, Marco Minniti, Roberta Pinotti e deputati di peso come Roberto Giachetti e il gentiloniano Ermete Realacci. Per tutti loro (o almeno per molti) sarà fatta una eccezione.

Ai big un "paracadute" nelle liste proporzionali
Ma a parte il problema delle deroghe, c'è da distribuire i collegi, con quelli considerati "sicuri" che non sono moltissimi. Anche se dal Nazareno tengono a far sapere che "gli ultimi sondaggi sovrastimano il M5s e soprattutto hanno un margine di errore ampio collegio per collegio perché mancano nomi e cognomi». La missione difficile, dunque, è quella di azzeccare i candidati per strappare collegi considerati in bilico, puntando anche sui big, a cui comunque verrà dato un "paracadute" nelle liste proporzionali. Entro il 19, è il cronoprogramma che si è dato lo stato maggiore Dem, sarà chiusa la partita delle alleanze (e Renzi è convinto che alla fine ci sarà l'apparentamento con +Europa di Emma Bonino) e poi saranno definite le liste.