Italia | Elezioni politiche 2018

Come ai vecchi tempi Berlusconi parla, ma poi «è stato frainteso»

Sul nodo del Jobs Act prima dice che lo abolirà poi ritratta. Sulla legge Fornero caos totale. La solita vecchia politica del Cav

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (ANSA/RADAELLI)

ROMA - E' stata solo "un'iniezione per i contratti provvisori». Silvio Berlusconi bolla così alla trasmissione Radio Anch'io il Jobs Act targato Matteo Renzi, dichiarando a gran voce che lo abolirà, una volta per tutte: «Lo abolisco perché su dieci contratti otto sono stati temporanei». Soprattutto sull'occupazione giovanile «si tratta di lavoro a termine. Il Jobs Act a gennaio finirà e si esaurirà la sua azione». Tuttavia, poco dopo l'intervento in radio del Cavaliere, arriva una nota (stonata) direttamente dalla segreteria del presidente di Forza Italia che corregge il tiro: «Le parole del presidente Berlusconi sul Jobs Act sono state parzialmente fraintese. Il presidente, intervenendo questa mattina alla trasmissione Radio Anch'io, si è limitato a constatare che il Jobs Act è sostanzialmente fallito, perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario. In ogni caso, è una norma che sta esaurendo i suoi effetti». Per concludere: «Quando saremo al governo non torneremo naturalmente al regime precedente, ma introdurremo strumenti più efficaci del Jobs Act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile».

La solita storia del "fraintendimento"
Dunque, proprio come ai vecchi tempi quando sedeva a Palazzo Chigi, il Cavaliere rilascia dichiarazioni e poco dopo qualcuno (i suoi, o lui stesso) si affretta a smentire, adducendo un banale "è stato frainteso». L'Italia del sì e del no in sincrono, del tutto e del contrario di tutto. Nulla di nuovo, né dietro né all'orizzonte, si dirà. Già: politica ferma, vuota, distorta, desolatamente sempre uguale a se stessa, dove tutto vale, tanto tutto è modificabile e ritrattabile (il M5s in questo purtroppo non è da meno...). Difficile (ma auspicabile) credere che Salvini possa mettere un freno alla leadership di Berlusconi, difficile (ma auspicabile) che Giorgia Meloni riesca ad imporre anche solo alcuni dei punti patrioti del suo programma, che in questa Italia "deitalianizzata" forse restituirebbe un po' di forza e di coraggio, oltre che di senso pratico.

Poletti: "Grave abolire Jobs Act"
Alle parole di Berlusconi ha fatto comunque seguito immediato la reazione del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che tuona: "Abolirlo sarebbe un errore grave perché si tratta di un intervento molto largo che riguarda tantissimi temi», dagli ammortizzatori sociali alle tutele crescenti, quindi «è un intervento strutturale positivo». Nel 2012-2013 "abbiamo perso un milione di posti di lavoro, oggi li abbiamo recuperati" dice il ministro a Radio Anch'io commentando i dati Istat sull'occupazione. "Non sono ancora abbastanza - ha aggiunto- c'è da fare ancora molto, però bisogna ammettere ciò che è accaduto".

Sì alla flat tax
Riguardo al tema spinoso della tassazione, il Cav conferma la flat tax, per ora senza alcuna smentita ex post: «Faremo la flat tax: pagare meno, pagare tutti. Si tratta di un sistema di grande semplicità con aliquote che non saranno superiori a quelle minori che ci sono oggi». È un sistema che ha portato "molti vantaggi" dove è stato realizzato, assicura il leader azzurro: "Negli Stati Uniti ha fatto aumentare le entrate e ha abbattuto l'evasione fiscale».

Legge Fornero, sì no ma forse
Poi il punto dolente: legge Fornero sì o no? Che ne facciamo? Berlusconi ragiona sugli spazi di modifica che ha in mente, limitati ad alcuni aspetti della norma. «Elimineremo i provvedimenti che riteniamo iniqui. Per esempio siamo d'accordo che l'età pensionabile sia legata all'aspettativa di vita, ma non riteniamo giusto farlo immediatamente quando la gente ha già fatto progetti di vita. Quindi cambieremo quello che è giusto cambiare». Durissima la critica nei confronti dell'operato del Governo: «Prendo atto che la campagna elettorale spinga gli avversari a cambiare il loro modo di comunicare, con stupidaggini che non vale la pena di commentare. In realtà è la sinistra che ha lasciato in eredità una disoccupazione più alta, una pressione fiscale più alta e un numero di migranti più alto, non so come possano accusare il mio governo».

"Nel 2011 fu colpo di Stato"
Come ovvio Silvio gioca ancora una volta la carta del salvatore della patria: "Alla mia veneranda età resto in campo per dare un governo ragionevole e capace agli italiani». Sarà dunque lui il leader? "Guiderà la coalizione chi prenderà più voti" chiarisce. E non rinuncia una stoccata a Renzi quando gli manda a dire che le sue sono solo "stupidaggini", riferendosi alle parole del segretario dem a proposito del paese vicino alla bancarotta con il governo Berlusconi. Infine, una battuta sul "colpo di Stato del 2011 con la regia dell'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Noi siamo stati costretti a dare le dimissioni dal governo. E' stato un vero e proprio colpo di Stato».