27 ottobre 2020
Aggiornato 22:00
Immigrazione

Vertice Gentiloni-Juncker con Visegrad sui migranti: ecco cosa hanno deciso i paesi dell'Est

Domani mattina avrà luogo il vertice tra il presidente della Commissione Ue, il premier italiano e i primi ministri dei paesi di Visegrad

BRUXELLES - L'incontro che domani mattina, poco prima del Consiglio europeo a Bruxelles, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier italiano Paolo Gentiloni avranno con i primi ministri dei paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia) servirà a ricordare e chiarire che la politica migratoria dell'Unione europea «non concerne solo soldi e frontiere, ma segue un approccio 'olistico', e riguarda sia la responsabilità che la solidarietà, e sia gli aspetti interni che quelli esterni; e tutti questi aspetti sono stati affrontati dalla Commissione» nella sua azione in questo settore. Lo ha spiegato oggi a Bruxelles, durante l'usuale incontro quotidiano con la stampa, il portavoce capo dell'esecutivo comunitario, Margaritis Schinas.

Il vertice con i paesi di Visegrad
Domani, dopo il mini-vertice con Gentiloni e Juncker, i Quattro di Visegrad annnunceranno alla stampa la decisione di contribuire con 35 milioni di euro al Fondo fiduciario per l'Africa ("Trust Fund»), che finora è stato finanziato solo dalla Commissione, dall'Italia e da pochi altri paesi, fra cui la Germania. La «finestra» Nord Africa di questo fondo serve, fra l'altro, a finanziare le iniziative dell'Italia e dell'Ue in Libia e in Niger, iniziative che stanno svolgendo un ruolo importante nella riduzione dei flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale e negli interventi miranti ad affrontare le «cause alla radice» del fenomeno. L'intenzione dei governi di Visegrad, a quanto pare, sarebbe quella di annunciare il loro sostanziale impegno finanziario per il Trust Fund (che riguarda la "responsabilità", e gli "aspetti esterni") quasi come una compensazione per la loro ostinata opposizione di principio ad accogliere i richiedenti asilo che sarebbero obbligati a ricevere secondo il meccanismo delle «relocation» ("ricollocamenti").

La posizione dei paesi dell'Est
Insomma, "sì" a responsabilità e aspetti esterni della politica migratoria, "no" a solidarietà e aspetti interni. E "no", quindi, alla posizione "olistica" propugnata dalla Commissione. Ma ci si può attendere che quest'approccio sia chiaramente contrastato e criticato sia da Juncker che da Gentiloni, anche se non mancherà da parte di entrambi il dovuto riconoscimento all'impegno finanziario e dei quattro di Visegrad per il Trust Fund. Schinas ha ricordato che l'incontro di domani ha avuto un precedente, ma senza Gentiloni, alla vigilia dell'ultimo Consiglio europeo, nell'ottobre scorso, e, ha aggiunto, «si iscrive nella logica di Juncker, che lavora come garante dell'unità dell'Europa», perché «è impensabile che ci sia un fossato Est-Ovest» fra i paesi membri.

Tusk anti europeo?
«Domani - ha proseguito il portavoce della Commissione - si aggiungerà il primo ministro italiano, e a giusto titolo perchè l'immigrazione è al centro delle discussioni del Consiglio europeo», e quest'incontro con il gruppo di Visegrad «è un'opportunità di fare il punto su quest'approccio europeo collettivo in cui ciascuno deve contribuire e assumersi le proprie responsabilità in tutti gli aspetti della nostra politica dell'immigrazione, che noi vogliamo sia olistica, globale». Schinas ha poi espresso un «fermo disaccordo» nei confronti della posizione del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk contro le «relocation», negando che siano state «inefficaci», visto che finora «32.000 persone sono state ricollocate, il 90% dei richiedenti asilo che ne avevano diritto». Schinas, infine, rispondendo ai giornalisti che chiedevano se Juncker fosse d'accordo con il commissario alla Politica comune dell'Immigrazione e Asilo, Dimitris Avramopoulos, che aveva definito la posizione di Tusk «anti europea» e «inaccettabile", ha ricordato che Avramopoulos «è il commissario europeo competente per la materia", e affermato che ha tutto il diritto di «esprimersi come uomo politico, membro di una Commissione politica».