20 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
Centrosinistra

Di Pietro al DiariodelWeb.it: «Mi ricandido per unire la sinistra»

L'ex magistrato e ministro ci svela i suoi piani elettorali: «Ho saltato un giro, ma ora voglio tornare in parlamento. Meglio l'usato sicuro degli inesperti»

ROMAAntonio Di Pietro, in questi giorni fanno notizia quelli che non si candidano: Di Battista, Pisapia, Alfano... Ma non è che mo' si ricandida lei?
Perché, è un peccato? Credo che sia meglio un usato sicuro che tanti inesperti di prima nomina. Detto questo rispetto la scelta di Di Battista, una riflessione da papà. Sugli altri vorrei prima vedere se non si candidano veramente...

Non si fida?
Sono stato magistrato, e come tale carta canta.

Quindi ha in testa l'idea di ricandidarsi?
Ho saltato un giro, perché era giusto così: ho sbagliato alcune scelte. Ho saltato un giro anche da ministro, perché avevo ricevuto un avviso di garanzia e mi dimisi, non come quelli che fanno finta di niente. Ho saltato un giro anche da magistrato, quando mi indagarono perché facevo le indagini. Quindi rispetto le regole del gioco, ma ritengo di poter fare ancora qualcosa per il mio paese. Io appartengo all'area del centrosinistra.

Più vicino al Pd o a Grasso?
Li ritengo due fratelli che stanno sbagliando: in questo momento bisogna essere uniti per proporre un'alternativa di governo. Certamente il motivo della divisione risale all'errore di Renzi di copiare più la politica di Berlusconi che quella della sinistra. Ma ad oggi vedo in lui un pentimento, e bisogna dargliene la possibilità. Quindi sto molto insistendo, perché andando divisi si perdono tutti i collegi maggioritari: è masochismo politico. Dalle mie parti si dice che c'è chi gode soffrendo e soffre godendo...

Ha ancora qualche speranza di unire la sinistra? Sembra difficile.
Molto, perché sono arrivati a dissidi personali. Personalmente sono stato contattato sia dal Pd che da Liberi e uguali, ma entrambi uno contro l'altro. Io vorrei partecipare, ma unendoli, per contrastare la politica di Berlusconi. Se non sarà possibile, cercherò comunque la soluzione per entrare in parlamento con uno dei due fratelli.

Si propone come nuovo Prodi?
Lasciamo a Prodi quel che è di Prodi. Io fui suo ministro per due volte. Certamente vorrei andare a fare per il mio Paese una politica diversa da quella che feci prima. Anche se ritengo di aver fatto cose molto buone, oltre a degli errori, soprattutto nella scelta delle persone. Se potessi tornare in parlamento, mi confronterei con una coalizione, senza creare l'ennesimo partitino personale.

Un suo ex collega, Ingroia, sostiene che Grasso non sia di sinistra. Lei come la vede?
Pensare oggi alla sinistra come all'ex Unione sovietica mi sembra del tutto sorpassato: su questo hanno ragione gli amici del M5s. Per destra s'intende, con tutto il rispetto, chi vuole fare di più per sé; per sinistra chi vuole fare di più anche per gli altri. La politica di Renzi in questa legislatura ha fatto molto per alcuni e molto poco per la maggior parte: io vorrei contribuire a raddrizzare questo.

Sì, ma Grasso?
Grasso ritengo che, come me, non è nato di sinistra, ma ritiene che i principi fondamentali di solidarietà della Costituzione italiana vadano rispettati.

In passato i magistrati in politica non hanno fatto un successone. È giusto scegliere lui come leader?
Vorrei fare una riflessione: ritengo che un arbitro possa fare il giocatore, ma non può più tornare a fare l'arbitro. Io mi dimisi e dopo due anni cominciai a fare politica. Oggi vedo tanti magistrati che fanno politica e poi ritornano a fare i magistrati, ma anche tanti politici che poi vanno a governare il Consiglio superiore della magistratura. Questo non mi convince assolutamente. Per questo, se dovessi rientrare in parlamento, una delle prime regole che scriverei sarebbe questa: se vuoi fare politica devi dimetterti prima di candidarti, non solo quando vinci.

Resta il fatto che i magistrati non si sono rivelati molto efficaci neanche politicamente.
Il magistrato nasce con la cultura del rispetto della legge. Che, molto spesso, in politica invece viene raggirata. Forse non hanno successo proprio perché non sono inclini a questo. Se permette, preferisco in parlamento un magistrato che si dimette, piuttosto che un delinquente condannato.