24 febbraio 2020
Aggiornato 16:00
Indipendentismi

Referendum Lombardia e Veneto per l'autonomia, cosa c'è da sapere

In Lombardia e Veneto si vota domenica 22 ottobre dalle ore 7 alle ore 23 per l'autonomia regionale. La vittoria del Sì è scontata e tutti gli occhi sono puntati sull'affluenza

Domenica 22 ottobre si vota per l'autonomia in Lombardia e Veneto.
Domenica 22 ottobre si vota per l'autonomia in Lombardia e Veneto. ANSA

MILANO – Domenica 22 ottobre in Lombardia e Veneto si vota per il Referendum sull'autonomia delle due Regioni. Le operazioni di voto si terranno dalle ore 7 alle ore 23 e coinvolgeranno tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni delle due Regioni. Dopo i fatti della Catalogna, questo referendum sull'autonomia della Lombardia e del Veneto catalizza l'attenzione di tutti i media dello Stivale e desta non poca preoccupazione a Palazzo Chigi. Soprattutto perché la vittoria del Sì è talmente scontata in entrambe le Regioni che non sono stati costituiti comitati per il No. Gli occhi sono quindi tutti puntati sull'affluenza alle urne, perché solo se la partecipazione sarà alta i due governi regionali saranno investiti di un mandato forte per trattare il Governo. Il referendum, infatti, è solo consultivo e non prevede l'indipendenza delle due Regioni, ma solo la richiesta di maggiori autonomie (soprattutto in campo fiscale). Allo stesso tempo non bisogna dimenticare, tuttavia, l'alto valore politico di questo Referendum, soprattutto in un momento in cui gli indipendentismi sembrano alzare la testa in tutta Europa.

Tutti gli occhi sono puntati sull'affluenza
Domani, ben prima della chiusura dei seggi alle 23, gli occhi saranno puntati soprattutto sull'affluenza, il dato di solito meno interessante, che il Viminale dà in pasto agli elettori affamati di risultati ufficiali. Solo con una significativa mobilitazione dei 15 milioni di italiani chiamati al voto i rispettivi governi regionali potranno avere un buon potere di contrattazione nell'eventuale trattativa con le istituzioni centrali per ottenere il diritto a gestire a livello regionale materie oggi di competenza statale. Si parte dal 55% di elettori lombardi e dal 58% di elettori veneti che a giugno 2017 sono andati a votare.

Il quorum del Veneto
Con la grossa differenza che mentre nel primo caso non c'è quorum, quindi l'indicazione che arriverà dall'affluenza avrà un peso solo politico, nel caso del Veneto il referendum, per essere valido, dovrà richiamare ai seggi almeno il 50% degli aventi diritto. Nel dubbio Maroni ha fissato prudentemente l'asticella sotto il 50%: «Nel 2001 andò a votare il 34%, mi aspetto di superare quella quota del referendum costituzionale sul Titolo V. Ogni voto in più sarà un successo", ha detto. Ma la vittoria del Sì è già dalla sua parte. Al Pirellone sono schierati, infatti, per il Sì tutti i gruppi della maggioranza e il Movimento 5 Stelle.

Perché si vota
Nel Pd ufficialmente viene lasciata libertà di coscienza, ma alcuni amministratori locali, tra i quali Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e futuro sfidante di Maroni alle regionali, andranno a votare Sì. In Veneto invece anche i democratici, così come quasi tutti gli altri gruppi in Consiglio regionale, hanno dato indicazione di voto favorevole alla richiesta di autonomia, ma non mancano singoli esponenti regionali che hanno annunciato la loro astensione o il voto contrario. I due referendum consultivi chiedono la concessione di una maggiore autonomia dallo Stato, guardando al modello delle cinque regioni a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta). Il referendum non prevede quindi l'autonomia delle due Regioni, ed è perfettamente legale in quanto consultivo e non vincolante, come prevede la Costituzione.