Legge elettorale

Legge elettorale, sì della Camera al Rosatellum bis (con scrutinio segreto): ecco come voteremo

Tre fiducie strappate nelle ultime 48 ore, con la neutralizzazione totale del dibattito parlamentare: così la legge elettorale sostenuta da Pd, Forza Italia, Lega e Ap è passata in Aula a Montecitorio

ROMA - Tre fiducie strappate nelle ultime 48 ore, con la neutralizzazione totale del dibattito parlamentare: così, con 375 sì e 215 no, la legge elettorale sostenuta da Pd, Forza Italia, Lega e Ap è passata in Aula a Montecitorio, con tanto di voto a scrutinio segreto fortemente voluto da Mdp, che, godendo di almeno 30 deputati a favore, ha ottenuto ciò che voleva. Scongiurato lo spauracchio dei franchi tiratori, che avrebbero potuto affossare la norma se avessero raggiunto almeno quota 120, cosa che però non è avvenuta: alla fine dei giochi solo 70 deputati hanno espresso un voto diverso dal proprio gruppo parlamentare. Una giornata intensa, dentro e fuori il palazzo, segnata dalle manifestazioni di piazza del M5s e di Mdp e dal no secco di Giorgia Meloni in Aula. Momenti di tensione al momento della cosiddetta norma «salva-Verdini», che consente a chi è residente in Italia di potersi candidare anche nelle circoscrizioni estere. «È la ciliegina sulla torta di una montagna di letame democratico fatto da questi quattro miserabili» ha chiosato il pentastellato Danilo Toninelli. Una «legge infame e scandalosa» tuonano i grillini.

Dalla «salva-Verdini» alla «salva-Bueno»
Mentre fuori c'erano tutti (o quasi, visto che mancava proprio lui, il grande capo Beppe Grillo, pare per «motivazioni personali»), persino Raggi, dentro si legittimano emendamenti davvero bizzarri, come il «salva Bueno», che cancella la norma che prevedeva l'ineleggibilità di chi ha ricoperto all'estero la carica di consigliere comunale nei dieci anni precedenti al voto. Con il voto di oggi dell'Aula si abbassa questa soglia da dieci a cinque anni per chi si candida nella circoscrizione estero: esattamente quanto accaduto alla deputata Renata Bueno, eletta in Brasile, che ha ricoperto una carica elettiva proprio in quel paese.

Cosa succederà al Senato
Ora la legge elettorale passa all’esame del Senato, dove il timore dei voti segreti è decisamente meno sentito e il Governo potrebbe anche decidere di non porre la questione di fiducia. Governo e maggioranza si sono dati tre settimane per riuscire ad approvare la riforma. A Palazzo Madama si punta a un iter rapidissimo in commissione Affari costituzionali con appena tre giorni di lavoro che potrebbero essere calendarizzati già per la seconda metà di ottobre, in modo da approdare in Aula subito dopo il 20. Se tutto procederà senza intoppi, e senza ripensamenti, il Senato potrebbe essere in grado di approvare la nuova legge elettorale anche prima delle elezioni siciliane, che si terranno il primo weekend di novembre. Un obiettivo particolarmente ambito da chi mira a mettere al riparo il Rosatellum da eventuali ripercussioni dovute all'esito del voto regionale. Poco convinto l'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha attaccato le limitazioni che così subiscono i parlamentari. Al Senato ci sarà un unico voto finale e non a scrutinio segreto, dunque è molto probabile che la strada sia tutt'altro che in salita.

Come funziona il Rosatellum
Il Rosatellum appena licenziato alla Camera prevede poco più di un terzo dei deputati (231) eletti in collegi uninominali maggioritari, in cui i partiti si coalizzano, e gli altri in modo proporzionale in listini bloccati di due-quattro nomi. Nell'impianto depositato da Emanuele Fiano in commissione Affari costituzionali della Camera, e contestualmente in Senato da cinque senatori, la legge prevede:

COLLEGI MAGGIORITARI: saranno 231 collegi, pari al 36% dei seggi della Camera. I partiti per sostenere un comune candidato potranno dar vita a coalizioni nazionali (non circoscrizionali).

PROPORZIONALE: dei restanti 399 deputati, 12 continuerPassanno ad essere eletti nelle circoscrizioni estere, con metodo proporzionale. In Italia un deputato è eletto in Valle d'Aosta in un collegio uninominale; i restanti 386 deputati saranno eletti con metodo proporzionale in listini bloccati di 2-4 nomi. Il testo delega il Governo a definire questi collegi plurinominali, che potrebbero essere tra i 70 e i 77. Le Circoscrizioni, importanti per il recupero dei resti, saranno 28 (una per Regione, 4 in Lombardia, 2 in Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia).

SOGLIA: nella parte proporzionale la soglia sarà al 3% sia alla Camera che al Senato. I voti dei partiti che non supereranno la soglia di sbarramento, ma che supereranno l'1%, finiranno alla coalizione. Il testo prevede coalizioni nazionali. La soglia più bassa, dell'1%, sotto la quale i voti andranno comunque dispersi, è stata inserita per disincentivare le cosiddette Liste Civetta.

UNA SCHEDA, VOTO UNICO: differentemente dal Mattarellum, in cui c'erano due schede, una per il collegio e una per il listino proporzionale, con la possibilità di un voto disgiunto, qui avremo una scheda unica. In essa il nome del candidato nel collegio sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono. Barrando sul simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale.

SENATO: i 315 seggi sono assegnati grazie a 103 collegi uninominali maggioritari (il Molise e la Valle d'Aosta costituiscono due collegi); 206 con metodo proporzionale in 206 collegi plurinominali. Sei all'estero con il proporzionale.

PLURICANDIDATURE: ci si può candidare fino a tre collegi plurinominali proporzionali, nonché in un collegio uninominale e in tre plurinominali proporzionali.

QUOTE DI GENERE: In ogni coalizione nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota e' prevista per i partiti per ciò che riguarda i capilista dei listini proporzionali

VOTO DISPERSO: se un elettore barrerà il nome del solo candidato del collegio uninominale, e non uno dei partiti che lo sostengono, verrà meno la sua scelta per la parte proporzionale. Perciò la somma dei voti per i collegi e quella per i proporzionale potranno differire.

SCORPORO: non è previsto lo scorporo come nel Mattarellum. È un meccanismo che sottrae ai voti ottenuti da un partito nel proporzionale quelli ottenuti dai propri candidati eletti nei collegi della circoscrizione.

TRENTINO ALTO ADIGE: rimane il testo come modificato dall'emendamento Fraccaro-Biancofiore votato a scrutinio segreto l'8 giugno: Sei collegi uninominali e cinque proporzionali.

CAPO PARTITO: è previsto che ogni partito indichi, insieme al contrassegno, il proprio programma e il proprio "capo». Non è invece necessario che le eventuali coalizioni indichino il proprio "capo", che sarebbe il candidato premier.