Immigrazione

Migranti, la confessione di un poliziotto in servizio a Lampedusa: «Ecco quello che non sapete»

Manuel Cantelli, poliziotto in servizio a Lampedusa, ha inviato una lettera a Il Tempo per raccontare cosa ha visto coi suoi occhi sull'isola e per lanciare un appello

Manuel Cantelli, poliziotto in servizio a Lampedusa, ha lanciato l'allarme sulla questione immigrazione.
Manuel Cantelli, poliziotto in servizio a Lampedusa, ha lanciato l'allarme sulla questione immigrazione. (ANSA/ ETTORE FERRARI)

AGRIGENTO - La lettera di un poliziotto in servizio a Lampedusa squarcia come un fulmine a ciel sereno il velo di ignoranza e ipocrisia mista a buonismo sulla questione immigrazione. L'agente in servizio ha scritto una missiva indirizzata al direttore de Il Tempo per raccontare quello ha visto coi suoi occhi sull'isola. Manuel Cantelli è un poliziotto di lunga data e, come sottolinea lui stesso nella lettera, «non di primo pelo» ma nonostante la sua esperienza è rimasto «sconcertato» dalla verità sugli sbarchi. Ogni giorno sbarcano sulle coste italiane «centinaia di persone, alcune con le loro imbarcazioni, molte di loro vengono accolte da una sorta di 'comitato di benvenuto' che li rifornisce di viveri e dopo una bella pacca sulla spalla, con un cordiale arrivederci, li lascia liberi di andare dove vogliono». Cantelli è davvero sconcertato: «Proprio così, liberi nel nostro Paese. Roba da non credere». Ma il racconto del poliziotto non finisce qui.

Il racconto del poliziotto in servizio a Lampedusa
L'agente di polizia è convinto che «queste persone, questi giovani, non sono profughi».Nessuna fuga dalla guerra, ma «galeotti tunisini che di certo non vengono qui per fare gli operai in fabbrica».E Cantelli prosegue il suo racconto: «Sono disperati, certo, ma in Italia ci sono purtroppo tanti italiani disperati come e più di loro». Il poliziotto riferisce che dalla Tunisia sono arrivate circa 4mila persone dopo che le carceri sono state aperte con un indulto. Quindi si tratterebbe di ex ergastolani «giovanotti di età compresa tra i 15 e i 30 anni, con le idee molto chiare su cosa li aspetta».

Ex galeotti tunisini «determinati e organizzati»
Cantelli sottolinea che «chi come me, ha a che fare ogni giorno con loro, può testimoniare che  non hanno nemmeno la gentilezza  di chiedere le cose garbatamente, anzi le pretendono, e sono pronti a prenderci a male parole se per qualche motivo, per esempio, si verificano lievi ritardi nell'assegnazione dei loro beni». Secondo il poliziotto sono «determinati e organizzati», tanto che si sono creati una pagina Facebook «sulla quale condividono con foto e video le loro imprese durante le traversate». A questi giovani «riserviamo un trattamento di tutto rispetto»: vengono «rifocillati, vestiti e ospitati nei centri di accoglienza mettendo a disposizione schede telefoniche, sigarette e assistenza sanitaria».

L'Italia verso un punto di non ritorno
«Come una vera e propria agenzia di viaggi, li portiamo da Lampedusa in Sicilia- alcuni a bordo di aerei, ovviamente scortati dai colleghi, altri a bordo di traghetti di linea, dove viaggiano in sale riservate, mentre noi poliziotti siamo costretti a sedere su sedie da bar sul ponte della nave, come cani da guardia - . Ma è tempo perso inutilmente perché appena arrivati a Porto Empedocle, scesi dalla nave, sono liberi nel nostro Paese», prosegue Cantelli che aggiunge scoraggiato e sconcertato:  «Roba da non credere». Il poliziotto conclude così profetizzando tempi avversi per il Belpaese:  «Ci stiamo mettendo in una situazione che a mio avviso, molto presto,  ci si ritorcerà contro  in maniera irreversibile».