17 giugno 2019
Aggiornato 07:00
Verso le elezioni

Come da copione anche l'Osce stende un tappeto rosso per Renzi

L’Osce stende un tappeto rosso a Matteo Renzi, e approfitta della presentazione del rapporto sulla «strategia nazionale delle competenze» al ministero dell’Economia per dare una mano (elettoralmente parlando) al Partito Democratico

Il segretario Pd Matteo Renzi
Il segretario Pd Matteo Renzi ( ANSA )

ROMA - L’Osce stende un tappeto rosso a Matteo Renzi, e approfitta della presentazione del rapporto sulla «strategia nazionale delle competenze» al ministero dell’Economia per «dare una mano» (elettoralmente parlando) al Partito Democratico. Angel Gurria, il segretario generale dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, strategia finanziario neo-liberale, ha sostenuto che «il Jobs Act è una pietra miliare del recente processo di riforma». Dopo gli ultimi dati Istat che hanno consentito a Renzi di rivendicare la creazione di «quasi 1 milione di posti di lavoro» (soprassedendo sulla precarietà degli stessi), ora Gurria sembra offrire un altro appiglio al segretario Pd per costruire la base della propria campagna elettorale.

L'elogio della scuola aziendale
Gurria ha però anche elogiato l’altro pilastro del renzismo, la «Buona Scuola», una delle riforme forse peggio riuscite dei famigerato 1000 giorni dell’ex sindaco di Firenze, al punto che lo stesso Renzi ha dovuto ammettere a un certo punto di aver sbagliato qualcosa. E’ probabile che al segretario dell’Osce sia piaciuta la famosa  «chiamata diretta» da parte dei dirigenti scolastici di impostazione manageriale, che pure, stando ai dati diffusi dal Miur, è stata un vero e proprio flop. Per il secondo anno consecutivo, infatti, la procedura che permette ai presidi di scegliere i docenti in base alle «competenze» è stata quasi boicottata in massa: i dirigenti hanno individuato meno del 30% dei circa 12 mila insegnanti finiti negli ambiti territoriali, e tra gli insegnanti neo-immessi in ruolo, il sistema della chiamata diretta è stata usato per meno della metà delle persone.

Lavoro sì, ma...
Tornando al lavoro, è stata ampiamente legittimata l’idea che gli sgravi contributivi e il Jobs Act abbiano creato «850 mila nuovi posti di lavoro», quelli che Renzi ha già ottimisticamente approssimato al milione. Una cifra che peraltro riguarda gli occupati, non i posti di lavoro, il che, naturalmente, non è la stessa cosa. Soprattutto perché, secondo l’Inps, su oltre un milione di contratti di lavoro, a luglio 2017 quelli a tempo determinato e quelli stagionali erano 501 mila. Sono stati i contratti a tempo determinato e di apprendistato negli ultimi 12 mesi ad aver contribuito in maggior parte alla crescita dell’occupazione.Dato confermato dall’Istat, che attesta come nell’ultimo anno sia stato registrato un aumento degli occupati pari a 417 mila, 350 mila a termine, 354 mila ultra-cinquantenni. 

Oltre alle lodi c'è anche questo
Ma in questa convulsa massa di dati, è facile isolare gli slogan più convincenti in vista delle prossime elezioni, dimenticando per strada il grande tema del precariato, che condanna i nostri giovani all’instabilità. Ed esaltando il (presunto) capolavoro della Buona Scuola, ci si dimentica anche di dire che solo il 18% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato rispetto alla media Ocse del 33%, E intanto, la scuola di Renzi non fa altro che perpetrare il format facendo della famosa «Alternanza scuola-lavoro» la legittimazione a priori del tirocinio rigorosamente non retribuito. Si dimentica anche il fatto che l’Italia è l’unico tra i Paesi Osce ad aver inaugurato il periodo dell’austerità con il taglio di nove miliardi di euro dai bilanci di scuola e università. Altro primato: siamo l’unico Paese del G7 in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine è più alta di quella che riguarda mansioni ad alta professionalità. Obiettivo caldeggiato dall'’Ocse,quello di «potenziare» un sistema scolastico che insegna a diventare forza lavoro adattabile al mercato. La cultura e l'istruzione rigorosamente al servizio del mercato.