12 luglio 2020
Aggiornato 08:30
Manovra finanziaria

Def, Brunetta denuncia: «Coperture incerte, tasse in aumento e impennata del debito pubblico»

Forza Italia boccia compatta il Documento di Economia e Finanza del governo Gentiloni e il capogruppo Renato Brunetta ne snocciola tutte le criticità

Il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, denuncia le criticità del Def del governo Gentiloni.
Il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, denuncia le criticità del Def del governo Gentiloni. ANSA

ROMA - Forza Italia boccia il Def del governo Gentiloni. E non risparmia una pioggia di critiche all'Esecutivo. Il primo esponente azzurro a prendere la parola è stato il capogruppo di Fi alla Camera dei deputati, Renato Brunetta: «La tabellina inviata in fretta e furia dal ministro dell'economia Padoan alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, indicante le coperture che il suo Ministero intende adottare per la prossima Legge di Bilancio, conferma, purtroppo, tutti i nostri timori sulla mancanza di risorse sufficienti per finanziare la lunga lista dei sogni che il governo Gentiloni vorrebbe inserire nella manovra». Dalla lettura della tabella si evince, infatti, come le coperture arriveranno, oltre che, come al solito, dal maggior deficit, anche da 3,5 miliardi «di (finta) spending review» e per 5,1 miliardi da nuove fantomatiche entrate, rappresentate da 'misure allo studio che mirano a ridurre l'evasione di alcune imposte, in particolare le indirette'. Il che vuol dire che il Governo vorrebbe utilizzare, per l'ennesima volta, le famose 'misure di contrasto all'evasione fiscale' per trovare la quadratura del cerchio sui conti pubblici. «Ricordiamo che l'utilizzo di queste forme di copertura, totalmente aleatorie, sono del tutto vietate dai regolamenti di contabilità pubblica, i quali impongono che le coperture debbano, invece, essere certe e attendibili», tuona Brunetta.

Coperture incerte e inattendibili
Già nel recente passato il Tesoro è ricorso a queste coperture per trovare risorse, ad esempio per la manovra correttiva di aprile, puntando sul recupero di gettito dalla voluntary disclosure bis, che poi si è rivelata «un colossale flop, tradottosi in un enorme buco di bilancio». Veniamo poi a scoprire che - prosegue Brunetta - nonostante le promesse del governo, le clausole di salvaguardia sull'aumento delle aliquote Iva non sono state eliminate in via definitiva dalla legislazione vigente. Stando a quanto riportato dalla tabella, infatti, la disattivazione totale delle clausole riguarda soltanto l'anno 2018, mentre la disattivazione sarà soltanto 'parziale' per il 2019, per 11,4 miliardi su un totale di 18,9 miliardi e nulla nel 2020. «Così facendo, l'attuale governo lascia irresponsabilmente la patata bollente dell'aumento dell'Iva al prossimo governo», prosegue Brunetta.

Il rimprovero al Governo dalla Corte dei Conti
Nel corso della audizioni che si sono tenute in Parlamento sulla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanze sono arrivate poi numerose critiche al Governo sul modo in cui ha gestito i conti pubblici. Le osservazioni più dure sono arrivate dalla Corte dei Conti, che ha criticato il modo in cui è stata effettuata la (poca) spending review che è stata, per i magistrati contabili 'dettata da esigenze di breve periodo', il che ha comportato 'il sacrificio di interi comparti', in particolare nelle infrastrutture pubbliche e creando 'difficoltà crescenti nell'offerta dei servizi alla collettività che, in alcuni settori, mostrano una riduzione significativa della qualità delle prestazioni'. Una maniera, nemmeno troppo velata, per accusare il Governo di aver puntato più sul taglio di infrastrutture e servizi essenziali per i cittadini, anziché focalizzarsi sul taglio dei numerosi sprechi che si annidano nella spesa corrente, che invece sono stati mantenuti intatti.

Anche l'Upb schiaffeggia l'Esecutivo
Sempre la Corte dei Conti ha espresso un pesante giudizio anche sulle misure di lotta all'evasione tanto care al ministro Padoan, accusando il Tesoro di produrre, con misure di breve periodo e non strutturali, 'effetti distorsivi' di lungo periodo. Critiche sono arrivate anche dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio, che, per bocca del suo presidente Giuseppe Pisauro, ha lanciato l'allarme sul fatto che il calo del debito 'non è sufficiente ad assicurare il rispetto della relativa regola numerica entro il 2020'. L'Upb ci dice, quindi, che gli sforzi fatti finora dall'Esecutivo non sono sufficienti per garantire la sostenibilità del debito nel futuro. «Una frase che certifica quanto diciamo ormai da tempo, ovvero che gli ultimi governi di sinistra non hanno fatto nulla per risolvere il problema del gigantesco debito pubblico da 2.300 miliardi di euro che continua, invece, ad aumentare giorno dopo giorno», conclude Brunetta.

Bergamini: Tutto fumo e niente arrosto
«Il Documento di economia e finanza sottoposto al Parlamento è solo l'ennesimo fumo elettorale senza alcun arrosto per gli italiani. Una preoccupante anteprima dell'imminente legge di bilancio, che si trasformerà in un 'super attack' pensato solo per rimettere insieme i cocci di una sinistra sempre più in disarmo», afferma Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia. «Non è con annunci, bonus e verbi coniugati al futuro che il nostro Paese potrà riagganciare la ripresa. Per far ripartire il sistema Italia - sostiene Bergamini - servono interventi strutturali profondi e meno tasse per imprese e lavoratori, in modo da attrarre investitori e rimettere in moto i consumi. Spiace invece constatare come il governo, ancora una volta, manchi il bersaglio proponendo una serie di pannicelli caldi, a tempo determinato e senza coperture economiche certe, che avranno come unico risultato quello di aumentare il nostro già esorbitante debito pubblico».

Mandelli: Le tasse aumenteranno
Dopo 4 anni di governi di sinistra e oltre 164 miliardi di spesa in deficit, il Pil registra 26 miliardi in meno rispetto a quanto atteso nel 2014. «La strada scelta, dunque, è quella sbagliata, eppure il governo si ostina a percorrerla», così il senatore di Forza Italia Andrea Mandelli, vice presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, intervenendo in Aula sulla nota di aggiornamento al Def. «Buona parte del deficit - ha aggiunto - verrà utilizzata per coprire le clausole di salvaguardia per il 2018 e, in parte, per il 2019, ma restano sul tavolo 45 miliardi di clausole da disinnescare. Tutte le altre misure, lodate e decantate, avranno un impatto dello 0,01 del Pil. E le tasse «aumenteranno, al pari della spesa pubblica» mentre la politica sulle privatizzazioni è timida e la spesa sanitaria si riduce in percentuale al Pil, lasciando insoluto il problema del super ticket. «Insomma, mancano riforme credibili e la fuga degli investimenti dall'Italia, pari a una cifra che è quasi un decimo del Pil, è il giudizio più obiettivo e severo sull'azione dei governi di centrosinistra», ha concluso.