27 gennaio 2020
Aggiornato 15:30
Torino e Londra

Da Londra a Torino la guerra psicologica che stiamo perdendo: la paura nei nostri cuori, ma facciamo finta di nulla

Con uno sgangherato principio di autoconservazione i nostri governi continuano imperterriti ad alzare barriere che non impediscono ai terroristi di conquistare la nostra percezione, il vero obbiettivo di questa gente

TORINO - Dentro i nostri cuori, dentro le nostre menti. La guerra al terrorismo, dopo quanto accaduto a Torino, sul piano psicologico è perduta, e gli irresponsabili inviti a vivere come se nulla fosse si rivelano giorno dopo giorno null’altro che pericolose scommesse ad un roulette russa. Il giorno in cui qualcuno ci dirà la verità, e cioè che viviamo sotto assedio, sarà sempre troppo tardi. I terroristi – che ricordiamolo bene, sono armati a finanziati dai nostri alleati strategici, i sauditi wahabiti – ci hanno imposto di vivere come se nulla fosse, anche se dentro di noi aleggia l'ansia del pericolo permanente. Lo hanno fatto con l’attentato di Nizza, dove io ero presente: ci hanno quindi rinchiuso dentro spazi angusti, fuori e dentro di noi, dove la paura per quel che potrebbe accadere fa sì che il minimo diventi immediatamente il massimo.
In uno sgangherato principio di autoconservazione i nostri governi continuano imperterriti ad alzare barriere che non impediscono ai terroristi di conquistare la nostra percezione, il vero obbiettivo di questa gente: ricordiamo i vietcong di "Apocalypse now" che venivano bombardati al suono di Wagner dal tenente colonnello William "Bill" Kilgore: così, egli diceva, «si cacano sotto» E’ la guerriglia psicologica che l’Isis sta combattendo e vincendo, portata avanti a suon di bombe e panico, e l’ennesimo attacco a Londra lo dimostra.

L'occidente perduto
L’occidente, ormai sul viale del tramonto, pare aver cancellato la sua cultura. Pare aver dimentico la lezione di Gustave Le Bon sulla psicologia delle folle. Così, esattamente come in un viaggio al termine della notte, le masse non vengono più mandate a farsi trasformare in coriandoli di carne come scrisse Cèline, bensì vengono mandate nelle piazze e negli stadi, dove sono bombardate e terrorizzate, ma non importa. La guerra al terrorismo, all’Isis, continua a non essere combattuta: questa è la verità. Mentre noi viviamo in uno stato di spensierato assedio, divenuto un rischio socialmente accettabile. Un nemico che potrebbe essere annientato, qui ed ora, perfino senza spargimento di sangue se la tecno cultura occidentale decidesse una volta per tutte di abbandonare chi spende i dollari che gli regaliamo, in cambio di petrolio, per armare fino ai denti chi ci odia. Ma non si fa, non c’è la volontà: meglio ripetere come ebeti «non ci faremo sconfiggere dalla paura», quando la paura ce la portiamo dentro, come un veleno malefico, nelle nostre vite. Ci vorrebbe il rifiuto, netto, di partecipare a qualsiasi evento che coinvolga masse in luoghi pubblici fino al quando il terrorismo dell’Isis non verrà affrontato seriamente.  Certo, è una resa, ma sarebbe meglio chiamarlo ammutinamento.