23 giugno 2017
Aggiornato 13:30
L'accordo già il 4 gennaio

Una delusione chiamata M5s: in Europa insieme a Monti & co.

Il 78,5% degli iscritti al M5s ha detto sì al passaggio del Movimento dal gruppo Efdd all'eurogruppo di Alde in Europa, da sempre europeista e apprezzato da Prodi, Monti e gli altri euroconvinti

ROMA - Cambio d'abito per il M5s. Che tradotto significa, di fatto, tradimento di uno dei valori fondanti del Movimento, cioè l'euroscettismo e la lotta contro l'establishment. Il 78,5% degli iscritti al M5s ha detto "sì" al passaggio del Movimento all'eurogruppo di Alde in Europa. Si è chiusa alle 12 la consultazione indetta ieri, a sorpresa, dal lider maximo Beppe Grillo per decidere se cambiare schieramento in seno al Parlamento europeo. Dunque il M5s ha scelto di passare dagli euroscettici di Efdd, dove sedeva a fianco dell'Ukip di Nigel Farage, all'Alde. Cos'è l'Alde? Un gruppo a vocazione fortemente europeista, presieduto dal belga Guy Verhofstadt, di centro, pro Ttip e sostenuto persino da Romano Prodi e Mario Monti.

L'accordo già il 4 gennaio
"Hanno partecipato alla votazione 40.654 iscritti certificati. Ha votato per il passaggio all'Alde il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti, 6.444 hanno votato per la permanenza nell'Efdd e 2.296 per confluire nei non iscritti" scrive il Movimento sul blog di Grillo. Numeri che sembrano un trionfo di democrazia. Sembrano. Beppe Grillo, arrivato ieri sera a Bruxelles, secondo l'Adnkronos questa mattina avrebbe già avuto un primo incontro con Verhofstadt, peraltro in corsa per la presidenza dell'Europarlamento. Ma la notizia è un'altra: in base a quanto si legge su un documento approdato qualche ora fa su Twitter, Alde e M5s avevano sottoscritto l'accordo già il 4 gennaio. "Alde e M5S condividono i valori centrali della libertà, dell'uguaglianza, della trasparenza", dice il testo all'inizio, che ha tra i temi principali "Riforma dell'eurozona" e "I diritti e libertà".

Quando Grillo definì Guy Verhofstadt «impresentabile»...
A questo punto, tuttavia, una domanda sorge spontanea: ora il signor Guy Verhofstadt non è più «impresentabile»? A definirlo così fu proprio il blog di Beppe Grillo nel luglio del 2015. E', diceva il post, «il politico che più dentro al Parlamento europeo incarna l’euroStatocentrismo» e arrivava persino a ventilare un presunto conflitto di interessi legato al suo incarico di direttore indipendente per la società belga Exmar, che si occupa di trasporto di gas e petrolio. La base grillina appare scossa dalla proposta «pro-establishment» di Grillo. Ora il M5s andrà a braccetto con il politico caro a Monti & co. Perché, nonostante le "votazioni", chi decide è sempre uno solo.