27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Governo Gentiloni

Calenda: «Il 2017 sarà un anno da paura»

Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il prossimo anno sarà «da paura» per tutte le sfide che attendono l'Italia, l'Europa e l'Occidente. E sarà decisivo per sconfiggere i populisti

ROMA – Il 2017 sarà «un anno da paura». Parola di Carlo Calenda. Il ministro dello Sviluppo economico del governo Gentiloni (già a capo dello stesso ministero durante il governo Renzi) ha rilasciato un'intervista a Marco Zatterin per La Stampa e ha parlato a ruota libera di banche, della scalata di Vivendi, della crisi economica e del futuro del paese.

Calenda: Il 2017 sarà un anno da paura
Il 2017 sarà un anno «da paura» per tutte le sfide che lo attendono. Il ministro dello Sviluppo economico del governo Gentiloni, Carlo Calenda, non ha dubbi. L’Europa e l’Occidente vivono la crisi più grave mai attraversata dagli anni Trenta: «una crisi di fiducia che colpisce la classe dirigente e mina le relazioni globali». E secondo il ministro sarà «fondamentale» dare spazio di manovra ai governi nazionali per poter vincere la battaglia con il fronte populista. Il 2017 sarà «l’anno in cui dobbiamo salvare i nostri Paesi dai populismi», annuncia Calenda durante la sua intervista rilasciata a La Stampa.

Le sfide economiche dell'Italia
Le sfide, poi, sono molteplici sia sul fronte politico che economico. Uno dei nodi più difficili da sciogliere sarà quello del Monte Paschi Siena. Il ministro sottolinea, riferendosi all'imminente intervento statale per salvare Mps, che l'Italia «alla fine è stato il paese che ha aderito più degli altri alla sostanza delle regole europee». La procedura che ha portato all’intervento pubblico è stata «seguita passo-passo dalla Commissione» europea e l’intervento principale è considerato fuori dal Patto di Stabilità. Si tratta di «una cifra contenuta». Oltretutto, secondo il ministro è una «una tantum» che non dovrebbe pesare sulla dinamica del deficit strutturale.

Cosa serve al paese per crescere
Il problema, però, è soprattutto che il paese non cresce. «Si tende a dimenticare che l’Italia è uscita dalla crisi, ma non ha recuperato neanche lontanamente quanto perso dal 2007 al 2014 – continua Calena -. Ma è successo perché nei quindici anni precedenti il governo Renzi ci si è occupati di tutto meno che di economia». Che fare, dunque? Secondo il ministro la strada da intraprendere è quella degli investimenti, perché in Italia sono crollati del 30% rispetto al periodo antecedente la crisi economica. Per questo il governo Renzi ha puntato su «Industria 4.0». Ma non basta. Il paese ha bisogno di una riforma del lavoro. Un'altra. Dopo il Jobs Act.

Il destino incerto del governo Renzi
Veniamo ora alla politica interna. Sono in molti a considerare il governo Gentiloni una copia del governo Renzi. E anche Calenda sembra sottoscrivere questa verità: «c’è continuità sostanziale di linea politica e di persone. Renzi e Gentiloni rappresentano la stessa cultura riformista». Salvo poi correggere il tiro in corso d'opera. «Molto è però cambiato dopo il referendum che avrebbe finalmente aperto la Terza Repubblica», aggiunge Calenda. E sul destino del nuovo Esecutivo il ministro dello Sviluppo economico non sembra avere le idee chiare: «Non so se durerà o no».

La stoccata contro il Movimento 5 stelle
Infine, il ministro non dimentica una stoccata contro il Movimento 5 stelle. «Quello che conta è che sinché dura deve mantenere un’agenda ambiziosa. Dobbiamo vincere la paura della modernità governando il cambiamento e investendo – conclude Calenda -. In tutto l’Occidente la politica è divisa in due campi: chi vuole affrontare il futuro e chi pensa di poterlo chiudere fuori della porta. Il riformismo accomuna Angela Merkel con Renzi e Gentiloni. L’alternativa è il populismo. O, nel caso italiano, la fuga dalla responsabilità e dalla realtà rappresentata da Beppe Grillo».