13 dicembre 2019
Aggiornato 09:30
Potrebbe ternersi in primavera

Uno spettro si aggira nel PD, il referendum sul Jobs act

Nei giorni scorsi la Cassazione ha dato il primo via libera ai tre referendum promossi dalla Cgil con 3,3 milioni di firme raccolte. La parola sull'ammissibilità dei quesiti passa ora alla Corte costituzionale. Se fossero accolti la consultazione potrebbe svolgersi tra aprile e maggio 2017.

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti
Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti ANSA

ROMA - Uno spettro si aggira nel Pd. Dopo la batosta del referendum costituzionale, adesso iniziano a far paura tra i parlamentari Dem, in particolare tra quelli di fede renziana, i referendum sul Jobs Act, che potrebbero tenersi in primavera.
Nei giorni scorsi la Cassazione ha dato il primo via libera ai tre referendum promossi dalla Cgil con 3,3 milioni di firme raccolte. La parola sull'ammissibilità dei quesiti passa ora alla Corte costituzionale. Se fossero accolti la consultazione potrebbe svolgersi tra aprile e maggio 2017.
I quesiti riguardano la cancellazione dei voucher; il ripristino dell'articolo 18 nelle aziende sopra i 5 dipendenti; i dipendenti delle imprese subappaltatrici.

«Se i quesiti passassero e non si andasse a votare a giugno - riflette un deputato democratico vicino a Renzi - il referendum sul Jobs act potrebbe essere un problema. Al di là del risultato, il rischio sarebbe quello di spaccare ulteriormente il Pd e la società».

Un motivo in più, secondo la maggioranza Dem, per andare a votare. «Sicuramente i referendum sul Jobs act - spiega un altro parlamentare Pd - sarebbero 'pericolosi'. Dopo il referendum costituzionale, sarebbe una campagna elettorale forse ancora più dura e potrebbe avere strascichi pesanti sulle successive elezioni politiche. Quindi, se fossero ammessi, o si sciolgono le Camere prima e si fanne le elezioni politiche a giugno, e così saltano i referendum, o si dovrebbero modificare le norme in Parlamento. Ma credo che si andrà a votare».

Sulla possibilità di intervenire per cambiare il Jobs act, in particolare per quanto riguarda i voucher, stamani anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si è detto possibilista. «È possibile - ha spiegato - ma prima verificheremo gli esiti della scelta di rendere i voucher tracciabili: a fine mese arrivano i primi dati. Abbiamo bisogno di un paio di mesi per valutare se l'esito è stato quello di un vero significativo contenimento, e allora bene; altrimenti, torneremo a mettere mano su questo strumento».