12 aprile 2021
Aggiornato 21:30
M5s e sinistra uniti con la Raggi per il «no»

Olimpiadi Roma: cosa ci insegna Tokyo 2020, dove i costi sono già fuori controllo

A confermare l’insostenibilità economica delle Olimpiadi, almeno con le attuali norme di bilancio vigenti in sede Ue, sono le notizie che arrivano dal Tokyo, che ospiterà i Giochi nel 2020. E dire che loro hanno pure la sovranità monetaria...

ROMA - L’aula del Campidoglio ha approvato qualche giorno fa la mozione che impegna la giunta di Virginia Raggi alla candidatura di Roma quale città ospitante dei Giochi Olimpici di Roma 2024. Ma il presidente del Coni non si arrende e non ritira la candidatura di Roma. Giovanni Malagò ha annunciato che parlerà con Thomas Bach, presidente del Cio, dal quale spera di ottenere un invito ad andare avanti nella candidatura. Invito, continua il presidente del Coni, che gli è stato avanzato da sindaci torinesi di ogni colore politico, compresa la prima cittadina di Torino Chiara Appendino, collega a cinque stelle di Virginia Raggi. La quale smentisce perentoriamente: «Non ho mai telefonato a Malagò per sostenere Roma 2024. Come ho sempre detto, è una scelta solo e soltanto della Capitale».

Il voto romano unisce M5s e sinistra
Il voto, che ha visto convergere sulle posizioni del M5s anche la sinistra di Stefano Fassina, è stato molto ampio: 30 favorevoli e 8 contrari. Al termine, la sindaca ha commentato: «Era da irresponsabili dire sì alla candidatura. Abbiamo voluto dire no ad ulteriori debiti per Roma e per l'Italia. Abbiamo voluto dire no alla banda del mattone, ai Giochi fatti sulla pelle dei cittadini. Perché ciò che hanno fatto nel passato è sotto gli occhi di tutti: cantieri mai chiusi, tanta delusione e nessuna infrastruttura per noi».

Anche a Tokyo costi fuori controllo
A confermare l’insostenibilità economica delle Olimpiadi, almeno con le attuali norme di bilancio vigenti in sede Ue, sono le notizie che arrivano dal Tokyo, città che ospiterà i Giochi nel 2020. Il Governo giapponese ha approvato uno stanziamento di circa 1,5 miliardi di dollari per finanziare la realizzazione del nuovo stadio principale che ospiterà le Olimpiadi di Tokyo 2020. L'avvio dei lavori per la costruzione del nuovo impianto avverrà già nel prossimo dicembre. Il completamento dei lavori dovrebbe avvenire entro i 2019. Il primo progetto per il nuovo impianto olimpico era stato in realtà presentato un anno fa, e realizzato dall'architetta e designer Zaha Hadid, ma era stato bocciato dal Consiglio dello Sport giapponese a causa dei costi eccessivi (circa 2,65 miliardi di dollari).

Il Giappone si scontra con la realtà...
Ma è proprio il Giappone a scricchiolare sotto il peso dei Giochi che sta organizzando. «La pianificazione per ospitare le Olimpiadi del 2020 a Tokyo deve essere prontamente rivista perché i costi potranno gonfiarsi in maniera sproporzionata, fino a raggiungere la quota di 3.000 miliardi di yen, l'equivalente di 27 miliardi di euro». A dirlo non sono i grillini con gli occhi a mandorla, bensì una commissione di esperti a cui si è rivolto il governo municipale della Capitale. Quando Tokyo aveva presentato la propria candidatura per i Giochi del 2020, la stima per la costruzione degli impianti era un quinto di quanto preventivato oggi. La governatrice Yuriko Koike ha sostenuto che con l’attuale inarrestabile progressione dei costi «la costruzione di impianti sportivi potrebbe diventare un'eredità che non porterà alcun beneficio alle generazione future: a questo punto meglio l'utilizzo di stadi provvisori piuttosto che costruirne di nuovi».

... e ha pure sovranità monetaria
E’ doveroso ricordare che in Giappone non vigono regole di bilancio come quelle europee basate sull’austerità e sul pareggio tra entrate e uscite di uno Stato. La Banca centrale è pubblica e, come ha fatto, ha la possibilità di emettere moneta e titoli di stato praticamente senza limiti. Operazione imposta dal Governo nel 2013, quando la Bank of Japan ha raddoppiato la base monetaria: è la cosiddetta «Abeconomics».

Ma quali brindisi
La preoccupazione olimpica che proviene dal Paese del Sol levante dovrebbe far riflettere Malagò, e rende improbabili, per usare un eufemismo, i «brindisi di Los Angeles e Parigi» di cui parla il nostro Presidente del consiglio. Dalla città statunitense giunge una sibillina dichiarazione, che smentisce i brindisi renziani. Il governatore Edmund G. Brown ha dichiarato: «Nel caso improbabile di un aumento dei costi il fondo di garanzia stabilito dalla California non verrà attivato se non dopo il riconoscimento di un'assicurazione significativa sottoscritta dal Comitato Organizzatore». Los Angeles quindi chiede al Cio di Bach di assicurare di tasca sua eventuali perdite. Non proprio una dimostrazione di fiducia.

Prendetevela con l'Europa, non con la Raggi
Organizzare le Olimpiadi di Roma 2024 non lascia spazio, purtroppo, a molte alternative: o accettare la bancarotta della città, e probabilmente del paese, nel 2025, oppure seguire un principio di precauzione. La battaglia quindi non dovrebbe essere intrapresa contro la giunta Raggi, che si è espressa democraticamente, ma contro le regole europee di bilancio che trasformano i Giochi olimpici in voragini che distruggono lo Stato. E se dovesse essere aggirato il voto della giunta capitolina dal Cio, distruggerebbero il livello minimo di democrazia che ancora resiste in Italia.