11 luglio 2020
Aggiornato 03:30
Salvini contro Bossi

Lega Nord, Salvini a Pontida lancia la sfida ai «potenziali alleati»

Il discorso di Matteo Salvini dal palco di Pontida ha toccato molti temi caldi del partito leghista, tra i quali la transizione dal passato al futuro della Lega Nord, il rapporto con gli alleati e il cavallo di battaglia del Carroccio: sicurezza e immigrazione

BERGAMO - Un presidente della Repubblica con poteri di governo eletto dal popolo in una repubblica federale, con una sola camera e il vincolo di mandato per i parlamentari. «Che cosa ne pensano i nostri potenziali alleati?». E' attorno a questa domanda, ripetuta più volte, che si è concretizzato il senso politico del trentesimo raduno di Pontida, al di là dell'atmosfera di festa e partecipazione dei militanti sullo storico pratone che fa parte, con i suoi riti e il suo folklore, dell'identità stessa della Lega. Anche perché il tema del raduno, quest'anno, era la mobilitazione per il "no" sulla riforma Renzi.

Il discorso di Matteo Salvini
Matteo Salvini, che ha parlato sul palco montato davanti allo storico «pratone» gremito di militanti, ha concluso il suo lungo intervento, durato più di un'ora e terminato alle 15 dopo i discorsi dei segretari nazionali (regionali ndr), i presidenti delle regione guidate dalla Lega, i capogruppo in Camera e Senato, il fondatore Umberto Bossi e l'ex ministro per le Riforme Roberto Calderoli, snocciolando una serie di «obiettivi» e proposte della Lega, poste come discriminanti per una eventuale futura alleanza di centrodestra.

Il Niet del leader della Lega Nord
Tra i punti: indicati: l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale alla elezione diretta dei giudici, l'introduzione dei referendum sui Trattati internazionali, «perché dopo la Brexit tocca a noi», i concorsi nazionali con graduatorie regionali. A Pontida Salvini ha anche rinnovato il suo "no" al progetto di Stefano Parisi: «Se stai con Fini e con Casini o se ti chiami Scajola e stai con Alfano non stai con noi». E ha rivendicato: «Se volete fare patti con questa gente scegliete un altro segretario, io non ho problemi: faccio l'eurodeputato, il consigliere comunale e il soldato».

La transizione dal passato al futuro del partito
«Io non sto sacrificando giorni e notti della mia vita per partecipare - ha detto - ma per vincere e governare, con la ruspa in tangenziale se necessario». Ed è attorno alla transizione tra il passato, rappresentato da un polemico intervento del Fondatore Umberto Bossi, il cui discorso è stato accolto peraltro con una certa freddezza dai suoi ex fan, e il futuro, con Salvini che ha riaffermato la sua linea «altrimenti possono scegliersi anche un altro segretario", che si è consumata la polemica interna di oggi.

Lo scontro frontale Bossi-Salvini
Bossi non ha perso l'occasione di bacchettare, esplicitamente, Salvini, criticandolo su più fronti: il «nemico» scelto, che non dovrebbe essere l'Europa, ma, secondo il senatur, l'Italia che impedisce alla Padania di liberarsi; le pretese «nazionali» del leader leghista, perché «la Lega non potrà mai diventare un partito nazionale» e gli stessi dirigenti intervenuti che «hanno detto poco o niente». Salvini ha poi replicato con un «abbraccio» e «gli auguri di compleanno». Ma non ha rinunciato a precisare che andrà avanti sulla sua strada.

Il segretario del Carroccio: Non arretro di un millimetro
«Mi fanno schifo i rottamatori, sarò sempre grato a Bossi per quello che mi ha insegnato. Certo, la sesta volta che mi dice che non capisco un cazzo... Va bene. Che cosa faccio? Lo abbraccio perché non riesco a dire niente a Bossi. Me lo metto in saccoccia e poi vado avanti per la mia strada», ha proseguito Salvini. «Questo vale per Zaia, per Maroni. Mi dicono: un rivoluzionario per vincere deve essere più cattivo. Ma io non riesco». Comunque, «non arretro di un millimetro. Mi possono processare, indagare, minacciare, non mi può fregare di meno. Non mi fermo».

Il cavallo di battaglia è il tema dell'immigrazione
Salvini è quindi passato ad uno dei cavalli di battaglia leghista, il tema immigrazione, con toni ancora più enfatici del solito: «E' in corso un tentativo di pulizia etnica. Mancano solo i gulag, mancano le strutture che fra un po' arriveranno - ha detto - E' in corso un tentativo a livello continentale di omicidio di massa dei popoli europei a vantaggio degli schiavi da sfruttare a tre euro l'ora». Fino ad affermare che «Siamo in guerra non ci sono i carri armati, ma la guerra oggi li fanno a colpi di spread e di finanza e di omicidio delle nostre economie e delle nostre culture. E se qualcuno ti dichiara guerra hai diritto a difenderti. Per l'Islam da noi non c'è spazio».

Il lavoro svolto da leader e l'appello all'unità
Salvini ha quindi rivendicato il lavoro svolto in questi anni da leader: «Tre anni fa non sapevamo nemmeno se avremmo superato il 4 per cento e avremmo visto Bruxelles solo da turisti», ha ricordato. E ha aggiunto: «Questa è la strada, poi ognuno a casa sua si gestisce come vuole». Il leader della Lega ha quindi avvertito i militanti. «Si vince se siamo uniti, si discute dove si deve discutere, non portando in piazza le paturnie: chi va sul Facebook a rompere le palle a un altro militante va fuori dai coglioni. Serve un po' di pulizia. I chiacchieroni non ci servono».

(fonte Askanews)