16 giugno 2019
Aggiornato 00:00
Summit a Parma

Il «cantiere» di Salvini: tutte le anime del centrodestra chiamate a scegliere

C'erano tutti: da Forza Italia a Conservatori Riformisti, da FdI a Rivoluzione Cristiana. Il centrodestra si è ritrovato a Parma per un confronto sulla sua rinascita sotto la guida del leader leghista, che parla chiaro: chi guarda indietro è fuori dai giochi

ROMA – Un nuovo centrodestra è possibile? Sì, per Matteo Salvini che, a Parma, incontra gli esponenti dei partiti dell'area per rilanciare la forza. Messe da parte le ruspe, Salvini ora pensa a ricostruire. E, insieme alla ruspa, a casa anche la felpa: alla «Leopolda verde», il leader della Lega s presenta in camicia bianca, pronto al dialogo con le altre «squadre» del centrodestra. E, in effetti, a Parma lo scorso sabato si sono presentati i rappresentanti di tutte le sfumature dell'area: un ventaglio ampio che va dall'alleata lepenista Giorgia Meloni a Mario Mauro dei Popolari per l'Italia. Non mancavano all'appello i forzisti Renato Brunetta e Paolo Romani, oltre all'ex Raffaele Fitto – oggi a capo del movimento Conservatori e Riformisti –, Gaetano Quagliariello di Idea e Gianfranco Rotondi di Rivoluzione Cristiana.

Il cantiere per ricostruire il centrodestra dalle sue macerie
La necessità del summit di Parma viene fuori direttamente dai risultati dell'ultima tornata elettorale. Il centrodestra non guadagna un riscontro soddisfacente e la Lega nord, in particolare, arranca. A Milano le percentuali non sono delle migliori e anche a sud «Noi con Salvini» – progetto nato proprio per dare un respiro più ampio al Carroccio, portando le idee della Lega nelle regioni meridionali – non attecchisce, dimostrando ancora debolezze importanti. Il momento di Parma, dunque, nasce per ricostruire nel concreto un centrodestra che cade a pezzi: di qui l'idea di un «cantiere» che permette la creazione di una nuova forza. E si comincia dalle basi. È per questo che Salvini ha pensato il «cantiere» come un momento di vera e propria formazione per il parterre politico. Per una volta non sono i protagonisti della politica a salire sul palco, ma professori e imprenditori che mettono in gioco esperienze e competenze che si fanno strumenti per la tanto voluta ricostruzione.

Verso un centrodestra antieuropeista?
Matteo Salvini avrà fatto i conti anche con l'eterogeneità dei soggetti presenti, conscio che quella di Parma è una prova darwiniana: una selezione «naturale» che scaturirà da scelte importanti ma basilari. Le diverse anime del centrodestra avranno l'arduo compito di trovare una linea comune sui temi di rilievo per poter ripartire uniti e forti in vista delle politiche del 2018. È un momento delicato, questo, per la politica internazionale e i big del centrodestra sono chiamati a scegliere da che parte stare. All'indomani dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, la difficoltà maggiore del centrodestra sarà quella di capire se abbracciare la linea dura di Farage, pro Brexit e antieuropeista o continuare a spalleggiare un'Europa che non piace ma che non si può e non si deve abbandonare. Il pensiero del padrone di casa è limpido: gli italiani, per Salvini, dovrebbero tornare a controllare i confini, la moneta e le banche. A tal proposito, non era mancata la frecciatina a Forza Italia durante la conferenza stampa milanese sulla Brexit: il partito azzurro prenda una posizione chiara, «o stai con la Merkel, con le banche, coi massoni, o stai con l’Europa dei Popoli», dice il segretario del Carroccio.

Chi guarda indietro è fuori dai giochi
Salvini mette le cose in chiaro sin da subito: nel ribadire il no al premier, il leader della Lega è sicuro che il percorso del centrodestra che sta per rinascere debba parlare ai milioni di italiani che stanno a casa e «non alle vecchie sigle», l’appello è a guardare avanti e non indietro: «Mi rifiuto di offrire agli italiani il dibattito stucchevole su primarie, leadership, Alfano, Mastella, Fini e Casini». Chi guarda al passato per Salvini non fa parte della squadra, «così come chi ha fallito». Quel che è certo è che Renzi è spacciato, dunque ora il centrodestra gioca la partita con il Movimento di Beppe Grillo.