25 luglio 2021
Aggiornato 13:30
Lo dice il capo di Stato maggiore Usa Dunford

Libia, contrordine: l'intervento (probabilmente) ci sarà, e lo guiderà l'Italia

Nell'inesplicabile caos libico, una cosa pareva certa: l'Italia non avrebbe mandato truppe. E invece, dal Washington Post arriva il colpo di scena

TRIPOLI - Nuovo colpo di scena sul fronte libico. Anche se, in occasione dell'incontro internazionale di Vienna, pareva essersi deciso formalmente di armare il governo del premier Serraj escludendo un intervento sul terreno a guida italiana, pare invece che l'attività di preparazione di un'azione militare stia procedendo. E soprattutto, nonostante la posizione rigorosamente non interventista - formalizzata da Vienna - dell'esecutivo di Roma, una missione internazionale potrebbe essere ancora guidata dall'Italia. O almeno, è quanto ha affermato al Washington Post il capo degli Stati maggiori congiunti della Difesa americana Joseph. F. Dunford.

L'operazione ci sarà
Dunford ha infatti sostenuto che il governo libico si trova in una fase di intenso dialogo, che potrebbe preludere a una seconda fase: un accordo in cui i consiglieri militari Usa saranno chiamati ad assistere il governo nella lotta contro lo Stato islamico. «In Libia ci sarà una missione a lungo termine», ha dichiarato Dunford, mostrandosi certo che il governo Sarraj farà richiesta in tal senso. L'operazione sarà rischiosa, e non solo sul piano della sicurezza: soprattutto da punto di vista politico. Perché il governo di Serraj non è ancora stato riconosciuto dalle altre autorità sul campo. Lo stesso generale Haftar ha dichiarato apertamente alla tv libica di non sostenerlo. Non solo: non c'è ancora chiarezza a proposito di quali nazioni Nato, esattamente, parteciperanno alle operazioni. 

Guida italiana?
In particolare, il nodo più controverso riguarda il ruolo italiano. Perché proprio al Belpaese il segretario alla Difesa americano Ashton Carter ha assegnato alcune settimane fa la leadership ufficiale, ma l'esecutivo di Roma rimane prudente. Non solo - scrive il Washington Post - il premier Matteo Renzi ha subito ridimensionato le affermazioni di Carter negando l'intenzione di guidare un'«invasione», ma nell'ultima settimana sembra essersi tirato indietro davanti alla prospettiva di mandare truppe in supporto della missione Onu nel Paese. In effetti, l'ambigua posizione italiana è stata di recente oggetto di un'analisi del network arabo di Al Jazeera, che suggeriva che, nonostante l'offerta - peraltro formalmente accettata da Roma - di ricoprire un ruolo di leadership nello scenario libico, l'Italia spera ancora, di fatto, che non diventi necessario intervenire militarmente nel Paese. Finendo per abdicare al suo ruolo di guida. 

Le condizioni di Roma
Dunford ha così interpellato direttamente i vertici militari italiani per avere un chiarimento a proposito della posizione di Roma. Dal suo omologo italiano generale Claudio Graziano, è giunta una parziale smentita del passo indietro del Belpaese. Il governo italiano, cioè, sarebbe «ancora disposto alla missione», ma avrebbe posto delle inappellabili condizioni per intervenire: in primis, la richiesta ufficiale e legittimante del governo Serraj - che però ha di recente chiarito di non volere soldati stranieri sul suolo libico -; quindi, la chiare identificazione di chi precisamente dovrà essere addestrato in Libia, e la copertura della missione con un mandato Onu). «Se tali condizioni saranno accolte - ha spiegato Dunford - gli italiani mi hanno indicato di essere ancora disponibili». Contrordine, insomma: per la guerra in Libia è solo questione di tempo?