20 agosto 2019
Aggiornato 23:00

Bankitalia, ecco la proposta del M5S per riformarla

La proposta di legge del M5S è stata depositata alla Camera. Il primo step della riforma riguarda la nazionalizzazione del capitale, ma coinvolge anche la governance e la mission dell'istituto per promuovere iniziative al servizio dei cittadini

ROMA – Una Banca d'Italia indipendente, autorevole ed efficace. Questa la proposta di legge tanto audace quanto rivoluzionaria dei grillini del M5S, a firma di Alessio Villarosa. E' stata presentata alla Camera e noi vi spieghiamo di cosa si tratta.

La proposta di legge del M5S
Niente di meno che una riforma in piena regola della Banca d'Italia. Questa la proposta di legge a firma del deputato grillino Alessio Villarosa, presentata alla Camera dallo stesso Villarosa, da Carla Ruocco, membro della commissione finanze e da Alessandro Di Battista. Secondo il M5S, Bankitalia è «un'anomalia da correggere» perché, a differenza del 70% delle altre banche centrali operanti nel mondo che sono per il 100% di proprietà pubblica, è un istituto fondamentalmente privato.

Chi detiene il capitale di Bankitalia
La rilevante partecipazione azionaria della Banca d'Italia, infatti, è detenuta quasi completamente da altre banche private. Al 30 aprile 2016, il capitale di Bankitalia risulta essere di 7.500.000.000 euro ed è rappresentato da quote nominative di partecipazione il cui valore nominale, determinato per legge, è di euro 25.000 ciascuna. Le quote sono di proprietà dei più importanti istituti di credito del paese, ma non mancano altri enti ed assicurazioni. I primi della lista sono: Intesa San Paolo Spa (con 72,479 quote), UniCredit S.p.A. (con 53,854 quote), Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A (con 18,602), Generali Italia S.p.A. (con 15,782 quote), ma ce ne sono altri 97.

Il primo step della riforma
Secondo il M5S il primo step da mettere in atto per riformare la Banca d'Italia è proprio quello di nazionalizzare il suo capitale, che ogni anno frutta lauti dividendi ai soci privati a seconda delle loro quote. La proposta grillina è quella di imporre ai soci privati la cessione delle loro partecipazioni, dietro il pagamento di un corrispettivo, da reperire presso i circa 24 miliardi di riserve in titoli che Bankitalia ha in pancia. Ma non finisce qui. La riforma pentastellata coinvolge anche la governance e la mission dell'istituto.

La governance e la mission
Una volta garantita (davvero) l'indipendenza e l'autonomia della Banca d'Italia, trasferendo in mano pubblica il capitale di Via Nazionale, anche l'attuale governance dovrà essere ridisegnata per garantirne l'efficienza. Se l'incarico del governatore oggi dura 6 anni ed è rinnovabile, per i grillini la permanenza a Palazzo Koch dovrà essere ridotta a 7 anni non rinnovabili. Poi tocca al Consiglio superiore, i cui membri potranno restare in carica solo per 5 anni, e per loro sarà possibile un unico rinnovo di mandato.

Le iniziative al servizio dei cittadini
A questo punto, completamente rinnovata, la Banca d'Italia potrà finalmente mettersi al servizio dei cittadini e del welfare del Belpaese. La riforma grillina prevede che il capitale della banca centrale venga destinato in parte – si parla di circa un 9% - alle iniziative di sostegno per la popolazione e le imprese, come il reddito di cittadinanza e il fondo per le PMI (rispettivamente 4% e 5% del capitale). Attualmente la proposta di legge del M5S è stata depositata alla Camera, dopo esser stata precedentemente sottoposta al vaglio dei cittadini attraverso la piattaforma Rousseau (quella utilizzata per le consultazioni online). Di certo ne sentiremo ancora parlare.