26 giugno 2019
Aggiornato 07:30
Centrodestra ancora spaccato

Meloni: Il centrodestra di Berlusconi non è il mio, inciuci con Renzi

Non si sana lo strappo nel centrodestra dovuto alla scelta di Berlusconi di appoggiare Marchini a Roma piuttosto che l'alleata «naturale» Meloni. La candidata rinfaccia al leader di Fi di favorire il premier.

ROMA – Nessuna pace nel centrodestra. Nonostante i tentativi di Silvio Berlusconi di ricucire con Giorgia Meloni e Matteo Salvini, lo strappo sembra ormai irreparabile. Il presidente di Fratelli d'Italia continua ad attaccare il leader azzurro accusandolo di favorire il premier Matteo Renzi con la scelta di appoggiare alle amministrative romane Alfio Marchini.

Le scelte (sbagliate) di Berlusconi
Ospite di Ballarò, su Rai Tre, Giorgia Meloni ribadisce il concetto: «La scelta fatta da Forza Italia serve a favorire Renzi», dice. Tira una brutta aria per il Partito Democratico capitolino e Renzi «si gioca una brutta partita a Roma perché rischia di non arrivare al ballottaggio e di vedere arrivarci due opposizioni, cioè io e M5S». Quando Berlusconi, pur avendo un alleato «naturale» come la Meloni, in una città di importanza cruciale come Roma, sceglie di sostenere un candidato con un percorso politico diverso e distante «tradisce la volontà di aiutare il presidente del Consiglio», spiega la candidata romana. Dietro la decisione dell'ex Cav di appoggiare la lista civica di Marchini si nasconderebbe – a detta della Meloni – la costituzione di un nuovo patto del Nazareno, siglato, ancora, tra il leader azzurro e il segretario del Pd, per perseguire giochi di potere che poco hanno a che fare con la politica del centrodestra che ha in mente Meloni.

La politica come scialuppa di salvataggio
Per la candidata romana, a Roma una serie di personaggi «moderati si stanno plasticamente rappresentando nella figura di Marchini». Tanti i nomi riesumati dalla politica capitolina che oggi si raccolgono e reinventano sotto il grande ombrello di Alfio: «Non credo sia una cosa straordinaria rivedere insieme Alfano, Casini, Alemanno, Polverini, Scajola, Cuffaro, D'Alema. Non so se l'ufficio stampa di Marchini stia chiamando anche il mostro di Loch Ness per sapere se vuole dire una cosa», scherza amaramente il leader di FdI. Non si tratterebbe di una «compagnia di moderati», secondo Meloni, quanto piuttosto di esodati dalla politica in cerca di un'altra chance. L'ennesima. La nave va a fondo, ma i nostri non si arrendono all'idea di dover soccombere, quindi si buttando nella sfida Marchini scorgendo «una scialuppa di salvataggio sulla quale salire per poter avere un futuro».

Centrodestra di Fi non è più alternativa a governo
Partendo dalla situazione romana, Giorgia Meloni analizza il panorama del centrodestra nazionale. Per il presidente di FdI, la posizione di Berlusconi non è proprio quella di un tempo. Se nel novembre del 2015, la Meloni saliva sul palco di Bologna insieme a Matteo Salvini e Silvio Berlusconi abbracciando la politica del leader azzurro che puntava alla vittoria alle amministrative tenendo unito il centrodestra, la situazione attuale porta la candidata a tirare le somme e a riconoscere che ne è passata di acqua sotto i ponti da quel giorno. Forza Italia si proponeva allora alla guida di una coalizione di centrodestra che fosse l'alternativa, l'unica «rispetto a un governo che fa interessi delle grandi concentrazioni economiche», aveva scelto di vestire i panni dell'opposizione e proporsi come opzione vincente alle urne. Una strada, questa, condivisibile da Lega Nord e Fratelli d'Italia, nel rispetto di quei valori del centrodestra alla quale la candidata romana non è disposta a rinunciare.

Gli inciuci con Renzi
Oggi le scelte di Berlusconi parlano chiaro, sono l'espressione di una ferita insanabile nel centrodestra: «Il centrodestra di Berlusconi non è il mio, perché fare gli inciuci con Renzi che sta facendo gli inciuci con i poteri forti e con le multinazionali contro i diritti dei molti e non mi interessa», ha affermato la Meloni. Almeno fin quando l'ex premier non deciderà di rompere definitivamente il cordone ombelicale con Matteo Renzi, tornando sui suoi passi, su quelli cioè di un centrodestra che fa il centrodestra.