25 giugno 2019
Aggiornato 22:00
28,4% contro il 28% del Pd

M5S, svolta storica: per la prima volta supera il Pd

Solo un mese fa il M5S raggiungeva il Pd. Oggi i grillini sorpassano il partito del premier grazie anche ai numerosi scandali che hanno travolto il Pd: da «Trivellopoli» a «GomorraPd» passando per Soru e il sindaco di Lodi

ROMA – Non era mai successo prima: il Movimento 5 Stelle sorpassa nei sondaggi il Partito Democratico. Secondo i dati monitorati da Index Research, i pentastellati si attestano al 28,4% mentre il Pd si ferma al 28%. Il partito di Renzi perde un pesantissimo 0,7% e il Movimento di Beppe Grillo guadagna, invece, un preziosissimo +0,8% rispetto ai dati registrati lo scorso 25 aprile.

M5S raggiunge e supera il Pd
I dati di Index – riferiti alle intenzioni di voto dei cittadini al primo turno – sono stati resi noti in diretta dalla trasmissione di La7 Piazza Pulita. Un sorpasso inaspettato, quello del Movimento 5 Stelle, che sembra risentire delle bufere politiche che hanno travolto il Partito Democratico negli ultimi tempi. La distanza tra grillini e Pd si colma, quindi, grazie agli scivoloni (tanti, troppi) dei dem. Solo un mese fa, nel pieno del polverone alzato dal caso Tempa Rossa che aveva visto coinvolta la ministra dello Sviluppo Economico Federica Guidi, i sondaggi Demos per l'Atlante politico pubblicati su La Repubblica registravano l'aggancio del M5S al Pd. Secondo quei dati, alle prossime amministrative Pd e M5S sarebbero andati al ballottaggio.

In un mese il sorpasso
È bastato un mese per rimescolare le carte in tavola. I grillini festeggiano all'ombra dei disastri del Pd. In poco più di trenta giorni, infatti, dopo «Trivellopoli» che ha sancito la fine del mandato della ministra, diversi gli episodi che hanno azzoppato il Partito Democratico, giorno dopo giorno. Ribattezzata «GomorraPd» proprio dai pentastellati, l'inchiesta campana che ha travolto il partito del presidente della Regione Vincenzo De Luca ha mietuto diverse vittime tra le fila del Pd. A finire nell'occhio del ciclone proprio il presidente del Partito democratico della Campania, Stefano Graziano. Sulla sua testa pende un'accusa gravissima per uno che lungamente si è riempito la bocca di onestà e trasparenza: concorso esterno in associazione mafiosa per via di alcune «amicizie» riconducibili, secondo gli inquirenti, al clan di Michele Zagaria.

I guai del Pd
Ma gli scandali in casa Pd non finiscono qui. Pochi giorni dopo, alla vicenda campana si somma quella sarda. Il segretario del Pd in Sardegna, Renato Soru, patron di Tiscali ed ex governatore della regione, viene condannato a tre anni per evasione fiscale. Soru lascia immediatamente la carica da segretario del partito, ma non si scolla dalla poltrona di europarlamentare. Ragione per cui l'opposizione grillina ci va giù pesante nell'accusare l'esponente dem di mettersi in tasca quattordici mila euro al mese alla faccia della condanna. Da ultimo arriva il caso Lodi: il sindaco Simone Uggetti, cresciuto sotto l'ala del vicesegretario del partito Lorenzo Guerini, viene arrestato con l'accusa di turbativa d'asta per l'assegnazione niente affatto trasparente della gestione delle piscine comunali.

Il Movimento guadagna terreno
Non ha giocato a favore del premier e del suo partito nemmeno l'attrito tra Governo e magistratura, scatenatasi all'indomani delle parole del neo presidente dell'Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo (sui «politici ladri») e continuata con l'affaire Morosini, in cui l'esponente del Consiglio superiore della magistratura in una intervista in parte smentita a Il Foglio avrebbe demolito il referendum costituzionale di ottobre. La simpatia degli italiani per il Pd sfuma insieme alla solidità di un partito che perde pezzi e credibilità. A guadagnarci è il Movimento 5 Stelle, che non sembra aver accusato affatto il recentissimo caso del sindaco di Livorno Filippo Nogarin indagato per la chiamata diretta di 33 dipendenti della municipalizzata AAMPS. I sondaggi parlano chiaro: ora come ora, alle urne gli italiani sceglierebbero i pentastellati. Forse per fiducia, forse per scommessa o forse soltanto perché al «fiorentino» e ai suoi sono rimasti in pochi a dar credito.