15 ottobre 2019
Aggiornato 10:00

Caso Nogarin, il Movimento difende il sindaco: Aspettiamo di vedere le carte

Per i grillini il caso di Livorno non sarebbe paragonabile a quello di Lodi. Il Movimento assicura che, qualora dall'inchiesta emergessero delle responsabilità, il sindaco si dimetterà. Il primo cittadino si difende: «Se ho sbagliato, l'ho fatto in buona fede»

LIVORNO – Il Movimento 5 Stelle si schiera al fianco di Filippo Nogarin, il sindaco di Livorno del Movimento 5 Stelle eletto nel 2014, che ha ricevuto dalla Procura di Livorno un avviso di garanzia legato all'inchiesta AAMPS (Azienda autonoma municipale pubblici servizi), la municipalizzata che si occupa della gestione dei rifiuti in città. Il primo cittadino ha affermato che non si dimetterà per ora. Lo farà solo se dalle indagini preliminari dovesse emergere «una condotta contraria ai principi del Movimento 5 Stelle».

Se ci sono responsabilità, Nogarin si dimetterà
A sostenere la posizione di Nogarin anche Alessandro Di Battista: «Aspettiamo di vedere le carte, perché sull’avviso di garanzia per ora non c’è scritto molto: potrebbe essere un atto dovuto», dice il deputato difendendo il sindaco grillino. «Se invece non dovesse esserlo e ci dovessero essere 'condotte', diciamo così, contrarie al Movimento 5 Stelle o alla legge, allora il sindaco Nogarin ne trarrà le conseguenze. Però vediamo, io sono molto fiducioso, non ci sono problemi», continua. Se emergessero le responsabilità del sindaco nell'inchiesta in corso, il primo cittadino farebbe un passo indietro, assicura Di Battista, perché «non è che il Movimento attende la sentenza di terzo grado come fanno gli altri».

Di Maio: caso Livorno diverso da Lodi
Anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, si schiera in difesa del sindaco e sottolinea le differenze tra il caso di Livorno e quello di Lodi: «Livorno dimostra la nostra perfetta diversità – dice Di Maio –. Un nostro sindaco ha detto di essere pronto a dimettersi, ne ha dato lui notizia, dicendo di voler verificare la fattispecie che gli viene contestata nei prossimi giorni, non anni, senza aspettare la sentenza, aggiungendo che se ci saranno condotte contrarie ai principi del Movimento, si dimetterà».

La vicenda
Quindici le persone coinvolte nell'inchiesta, tra cui anche esponenti del Partito Democratico della giunta precedente a quella di Nogarin. L'indagine è iniziata oltre un anno fa e ad aprile la Guardia di Finanza ha bussato agli uffici del Comune per sequestrare documenti e file relativi alla municipalizzata. Secondo diverse fonti, i reati contestati agli indagati sarebbero bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, peculato, abuso d'ufficio e indebita induzione a dare o promettere utilità. L'inchiesta riguarda la gestione della municipalizzata – che verte in una grave crisi economica da diversi anni – sia da parte della giunta Pd che di quella guidata dal Movimento. Il buco nel bilancio dell'AAMPS sarebbe da imputarsi proprio al Pd, mentre al M5s sarebbe stata contestata la chiamata diretta di 33 operatori precari. Questi all'inizio dell'anno piantarono le tende davanti l'abitazione di Nogarin per reclamare un posto di lavoro che era stato loro promesso ma mai arrivato. Il 27 gennaio successivo i 33 lavoratori venivano assunti. Una sorta di chiamata diretta fatta «su precisa indicazione del sindaco», dunque.

«Se ho sbagliato, l'ho fatto in buona fede»
Il primo cittadino, però, si difende: «Se ho sbagliato, l'ho fatto in buona fede». Nogarin spiega: «Siamo stati noi a chiedere alla magistratura di fare luce su Aamps, anche sui due anni scarsi del mio mandato». Non ci sta il sindaco ad essere paragonato al primo cittadino di Lodi, Simone Uggetti, del Pd, arrestato nei giorni scorsi per turbativa d'asta: «Ogni paragone tra me e il sindaco di Lodi non sta né in cielo né in terra. Al ministro Boschi che mi accusa di omertà, replico che l’omertà esiste quando sono in ballo interessi personali. E se dovesse essere dimostrato che ho prodotto un danno alla comunità, allora le mie dimissioni sarebbero sul tavolo. Ma sono certo che ciò non è accaduto, e questa vicenda ci farà crescere», conclude il primo cittadino di Livorno, dicendosi sereno.