16 novembre 2019
Aggiornato 02:30
L'esclusiva della Reuters

Regeni, «in mano alla polizia prima di morire»

Giulio Regeni sarebbe stato fermato dalla polizia egiziana il 25 gennaio, giorno della sua scomparsa. L'indiscrezione, già sostenuta dal New York Times a febbraio, giunge in un'esclusiva dell'agenzia stampa Reuters e proverrebbe da alcune fonti anonime degli apparati egiziani

IL CAIRO - Giulio Regeni sarebbe stato fermato dalla polizia egiziana il 25 gennaio, giorno della sua scomparsa. L'indiscrezione, già sostenuta dal New York Times a febbraio, giunge in un'esclusiva dell'agenzia stampa Reuters e proverrebbe da alcune fonti anonime degli apparati egiziani. Ma ora c'è un dettaglio in più: il giovane ricercatore friulano sarebbe stato consegnato ai servizi segreti quella sera stessa. E mentre in Egitto c'è chi, come il deputato Hani Durri Abaza sostiene che è in azione una «lobby estera per colpire l'Egitto», la Cnn ha contattato la figlia del capo della banda di rapinatori di stranieri uccisi al Cairo e in possesso dei documenti di Regeni, che ha ribadito la sua accusa mossa alla polizia egiziana: quest'ultima le avrebbe ucciso a freddo padre, marito e fratello per far credere che fossero loro i torturatori a morte del giovane ricercatore friulano.

Una crepa nell'omertà egiziana?
Quasi contemporaneamente, la Reuters ha battuto anche la notizia della smentita degli stessi servizi di sicurezza che per bocca di un funzionario negano che Regeni sia mai stato detenuto da servizi di sicurezza o polizia.Ma ormai la frittata era fatta. Perché queste ultime rivelazioni potrebbero causare una prima crepa nella versione ufficiale egiziana, per la verità già di per sé «ballerina». Quello che è sempre rimasto uguale è che finora le autorità hanno negato qualsiasi coinvolgimento nella morte di Regeni. Ma la descrizione della dinamica della morte di Regeni è cambiata più volte: in un primo momento hanno parlato di un incidente stradale, poi di assassinio per opera di una banda criminale, infine il presidente Al Sisi in tv ha parlato genericamente dei colpevoli come di «gente malvagia». Non a caso, l'assenza di risultati nelle indagini e la scarsa collaborazione fra inquirenti egiziani e italiani, hanno causato un incidente diplomatico tra l'Egitto e l'Italia, con il richiamo a Roma per consultazioni dell'ambasciatore italiano Maurizio Massari. 

Il Cairo corre ai ripari
Ma dall'Egitto già si starebbe correndo ai ripari. Il sito del quotidiano Youm7 ha infatti riferito che l'ambasciatore Salah Adel Sadeq, presidente dell'Organismo generale dell'informazione (l'ufficio stampa delle istituzioni egiziane) «ha stabilito contatti con il responsabile dell'Ufficio dell'agenzia Reuters al Cairo per conoscere le fonti che l'agenzia ha citato e la veridicità delle notizie pubblicate». In una dichiarazione al sito, Salah ha avvertito «che non c'è tolleranza per i media che pubblicano notizie sbagliate».

Il (non) commento di Gentiloni
Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, non ha commentato la notizia del presunto coinvolgimento della polizia egiziana nella scomparsa di Giulio Regeni, ma ha confermato che l'Italia non cambia posizione. «Al di là della valutazione su queste notizie, che non spetta al governo fare, comunque è chiaro che ci confermano nella nostra posizione che abbiamo assunto in modo molto chiaro in queste settimane. Se qualcuno cioè pensa che il trascorre del tempo farà modificare la posizione del governo italiano, se si pensa che rinunceremo a chiedere e a pretendere la verità sull'omicidio di Giulio Regeni, chi lo pensa si sbaglia» ha detto a margine di un convegno all'Università Bocconi.