19 settembre 2019
Aggiornato 01:30
Relazioni internazionali

Rohani a Roma lancia il «dopo sanzioni». Accordi per 17 miliardi

Oggi sarà ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Nella giornata di domani si recherà in visita da Papa Francesco - accompagnato da indiscrezioni di un invito al Pontefice a recarsi in Iran - e, in mattinata, parteciperà all'Iran Business Forum.

ROMA - Il presidente iraniano Hassan Rohani arriva oggi a Roma per la prima visita in Europa dopo l'entrata in vigore dello storico accordo sul nucleare, con conseguente revoca delle sanzioni. Un viaggio rinviato lo scorso novembre a causa degli attacchi a Parigi e che vedrà per 48 ore il presidente iraniano nella capitale italiana per poi volare a Parigi. Oggi sarà ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Nella giornata di domani si recherà in visita da Papa Francesco - accompagnato da indiscrezioni di un invito al Pontefice a recarsi in Iran - e, in mattinata, parteciperà all'Iran Business Forum. Secondo il Financial Times, saranno firmati tra oggi e domani accordi per 17 miliardi di euro. In Francia, poi, la marcia di Rohani per la modernizzazione del suo Paese dopo lo sdoganamento internazionale continuerà con l'acquisto di 114 Airbus per il rinnovo di una flotta aerea vetusta e non in grado di accompagnare il «nuovo corso» iraniano.

Agenda intensa per le 48 ore che marcheranno la prima visita di un presidente iraniano in un Paese Ue da 17 anni a questa parte (nel 1999 il riformatore Mohammad Khatami venne a Roma per la prima trasferta europea dopo la rivoluzione islamica del 1979). Una conferma della svolta radicale nei rapporti tra Iran ed Europa, dopo l'intesa sul programma nucleare iraniano che ha portato alla revoca delle sanzioni internazionali e che senza gli Usa non sarebbe mai stata possibile, ma che è stata frutto di un lungo percorso negoziale voluto fortemente soprattutto dagli europei, con l'Italia in prima fila.

E a Roma la linea del governo non cambia: l'Iran è un player importante, cruciale sullo scacchiere mediorientale, come mostrano le trattative sulla Siria, che vedono Teheran pienamente coinvolta. Un «ritorno» che può avere conseguenze positive in termini di soluzioni di crisi, tuttavia accompagnato da tensioni, come la non facile 'coabitazione' con l'Arabia saudita: la recente esecuzione a morte a Riad dell'imam sciita Nimr Al Nimr ha innescato nuovi contrasti tra i due Paesi 'guida', rispettivamente, del mondo sciita e sunnita.

Teheran è partner economico che, riaffacciandosi sulla scena internazionale, si fa chiaramente più interessante, ma col quale il nostro Paese ha una consolidata storia di rapporti in più settori, dominati dagli accordi con l'Eni, e portata avanti anche nei momenti più difficili delle relazioni tra Iran e Occidente. Oggi l'Italia per l'Iran è il secondo partner commerciale in Ue (dopo la Germania), con un interscambio che ha sfiorato 1,6 miliardi di euro nel 2014, in netta crescita sull'anno precedente. Sace, l'Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero, prevede un incremento dell'export italiano di circa tre miliardi nei prossimi quattro anni, a fronte del miliardo registrato nel 2014, costituito in buona parte da meccanica strumentale.

Rohani arriva in Europa per confermare la volontà di contribuire, e pesare, nella «lotta al terrorismo» di matrice jihadista, l'Isis in Siria in primis. E per raccogliere spunti e proposte di investimenti: il suo Paese conta di attrarre Ide per 50 miliardi di dollari l'anno, come dichiarato di recente dal governatore della Banca centrale di Teheran, Valiollah Seif. Il Business forum di martedì 27 febbraio, che Rohani concluderà con un discorso, sarà occasione per rinsaldare contatti e allacciarne di nuovi. Oltre ai grandi dossier del petrolio e della meccanica, l'Iran apprezza il made in Italy e il cibo italiano in particolare.

Ma oggi altre voci ricordano che Teheran non è solo capitale di un Paese che vuole recuperare decenni di sviluppo economico e sociale bloccati dalle sanzioni internazionali. Dietro il «volto buono e sorridente» di Rohani il riformatore, punta il dito Nessuno Tocchi Caino, c'è la cruda realtà di un Paese con il record procapite di esecuzioni capitali, a un ritmo addirittura aumentato nel 2015 e nelle prime due settimane del 2016. Un rapporto dell'organizzazione pubblicato oggi registra che almeno 2.277 prigionieri sono stati giustiziati in Iran dall'inizio della presidenza di Rohani (tra il primo luglio 2013 e il 15 gennaio 2016). E nel 2015 sono state effettuate almeno 980 esecuzioni, un 22,5% in più rispetto alle 800 del 2014 e il 42,6% in più rispetto alle 687 del 2013.

(con fonte Askanews)