20 agosto 2019
Aggiornato 12:00
ncd si schiera per le comunali

Sacconi: «A Roma appoggiamo Marchini»

Maurizio Sacconi, Presidente della Commissione lavoro al Senato per Ncd e Ap, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano” per sostenere la candidatura di Alfio Marchini

ROMA - Maurizio Sacconi, Presidente della Commissione lavoro al Senato per Ncd e Ap, è intervenuto ai microfoni della trasmissione «Ho scelto Cusano», condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sulla possibile presenza di candidati Ncd alle primarie del Pd
«Ci ha offeso la supposizione che noi potessimo partecipare alle primarie del Pd – ha affermato Sacconi -. Non so come sia venuta fuori. Noi, dopo la scelta repubblicana che abbiamo compiuto salvando la continuità dell’azione legislativa del Governo, sappiamo che dobbiamo continuare da soli, pensando ad un percorso solitario nell’area di centro, che si ispira ai principi cristiani della vita e della famiglia, che a livello economico vuole difendere la proprietà e il risparmio e che ha il dovere primario di garantire la sicurezza dei cittadini».

A Roma appoggiamo Marchini
«Vogliamo appoggiare – ha annunciato Sacconi - solo candidati moderati, tendenzialmente civici, che emergono nella crisi dell’identità delle grandi aree politiche. Ad esempio a Roma siamo con Marchini. Noi del centro – ha spiegato Sacconi - dobbiamo esprimere un pensiero forte e dimostrare di uniformare i nostri comportamenti a quel pensiero forte. Lo stiamo facendo, ad esempio opponendoci alle leggi che tentano di sovvertire l’antropologia, che considero pericolose perché minano l’identità della nazionale. Stiamo dando il nostro contributo anche riguardo le manovre economiche, che fortunatamente stanno cercando di tutelare un po’ di più la proprietà e il risparmio. Non esiste il progetto di partito della Nazione così come era stato giornalisticamente attribuito a Renzi – ha proseguito Sacconi -. Renzi ha fatto aderire il Pd al Partito Socialista Europeo, quindi è il leader della sinistra italiana, con la quale il concetto di Nazione non va molto a braccetto. Penso che questo termine più si addica ad un’area politica moderata dal pensiero forte, come la nostra. Essere partito della Nazione significa ribadire la nostre tradizione, la nostra cultura, i nostri valori».

Sul Jobs Act: Landini frena l'evoluzione della realtà
«Se l’ho scritto io? Diciamo che – ha spiegato Sacconi - c’è stata una convergenza di riformisti sulla base di valutazioni pragmatiche e abbiamo fatto una buona legge che adesso però dobbiamo implementare e accompagnare con un’evoluzione delle relazioni industriali, perché il mondo del lavoro sta cambiando con l’ingresso delle tecnologie. Dobbiamo prendere la strada della prossimità, dove l’imprenditore e il lavoratore si guardano negli occhi e cercano di condividere fatiche e risultati. Il metalmeccanico che c’è stato descritto dal sondaggio promosso da Federmeccanica, ci descrive un metalmeccanico lontanissimo da quello del ’68 sindacale. Ci descrive un metalmeccanico volitivo che intende partecipare, dare le proprie idee riguardo i miglioramenti dell’azienda, che vuole avere un salario proporzionato ai risultati che si realizzano, che vuole contare nell’azienda e quindi non si affida più al contratto nazionale. Landini non sarà d’accordo? Saranno i lavoratori che prevarranno giorno dopo giorno sulle vecchie resistenze ideologiche. Più freniamo l’evoluzione della realtà e meno favoriamo la crescita dell’economia e del lavoro. Un certo modo di fare sindacato è un fattore frenante».

Questa legge di stabilità è fatta per far ripartire l'Italia
«Abbiamo una crescita ancora timida e instabile sia dell’economia che del mercato del lavoro – ha affermato Sacconi -. Dobbiamo creare le condizioni perché questa crescita si consolidi e assuma una dimensione più percepibile da parte della società. Dobbiamo stare sulle linee guida del diritto europeo, senza aggiungere norme che possono essere penalizzanti per le imprese. Brunetta critica la legge di stabilità? Renato è un amico e con lui abbiamo sempre condiviso la necessità che il debito dovesse rimanere sotto controllo. Il miglior modo per controllare disavanzo e debole è crescere. E questa finanziaria è fatta per crescere. Gran parte di questa manovra l’avremmo scritta allo stesso modo io, Brunetta e Tremonti in un governo di centrodestra. A votare i provvedimenti di questo governo ha più problemi Roberto Speranza che noi».