25 aprile 2024
Aggiornato 06:00
Il bulletto esagera

Renzi minaccia Grasso, come faceva la mafia

L'aggressività verbale del premier sta diventando sempre più preoccupante. Nell'ultima direzione del Pd ha superato ogni limite, facendo pressioni sul presidente del Senato. Che gli ha risposto: «Non mi fa paura, ero abituato alle parole di Cosa nostra»

ROMA – Certo, i problemi più gravi del governo Renzi sono ben altri. Sono, ad esempio, il suo disinteresse verso i veri guai degli italiani, che finiscono sempre in fondo all'agenda politica (dalle tasse al lavoro alle pensioni). Sono il suo pessimo vizio di accumulare annunci e poi il conseguente totale menefreghismo a realizzarli nel concreto. Sono la sua abitudine a non pagare le fatture ai fornitori, i rimborsi ai pensionati, gli straordinari ai dipendenti pubblici. Eppure la politica non è fatta solo di azioni, ma anche di parole. Il contenuto, e soprattutto la forma dei discorsi dei leader sono anche sostanza: ci fanno capire cosa passa davvero nella loro mente e quali piani abbiano per il loro, e dunque il nostro, futuro.

La guerra con il presidente del Senato
È per questo che la piega che sta prendendo l'atteggiamento di Matteo Renzi ci preoccupa non poco. Come abbiamo già fatto notare nei giorni scorsi, il piglio prepotente da bulletto di periferia, che prima era solamente ridicolo, si sta trasformando sempre più in uno stile verbalmente aggressivo e violento, al tempo stesso inquietante e potenzialmente pericoloso. Nel suo intervento alla direzione del Partito democratico di due sere fa, in cui affrontava la questione spinosa della riforma del Senato, che gli sta particolarmente a cuore perché da essa dipende la sopravvivenza del suo governo, il premier ha superato ogni limite precedente. I suoi attacchi sono stati tutti riservati al suo ultimo nemico, il presidente del Senato Pietro Grasso, da cui dipende in larga parte il destino della legge: se riaprirà il voto sull'articolo 2 (quello che prevede che i senatori non siano più eletti dal popolo), è praticamente sicuro che il governo finirà sotto. Per questo i renziani più convinti sostengono che non possa farlo: perché il Senato lo ha già votato, perché la commissione l'ha dichiarato inammissibile e per mille altri cavilli di scarso interesse. Ma qui abbiamo deciso di lasciare da parte il contenuto e di concentrarci sulla forma.

Toni preoccupanti
Ed ecco cosa ha dichiarato Renzi a tal proposito: «Se Grasso farà votare l'articolo 2 della riforma, allora dovremo convocare Camera e Senato, perché saremmo davanti a un fatto inedito». Sorvoliamo pure sulla dimostrazione di ignoranza istituzionale e di scarso rispetto verso il Quirinale che queste parole evidenziano: a convocare Camera e Senato, semmai, sarebbe il presidente della Repubblica. Ma questa frase rappresenta un esplicito tentativo di fare pressione sulla seconda carica dello Stato perché si comporti non come prevede il suo ruolo, ma come piace al premier. Una minaccia, in altre parole. Mi guarderò bene dal definire Renzi un mafioso, perché mi beccherei una bella querela, ma il tono delle sue parole fa pensare, in modo inquietante, a quello che è solita usare Cosa nostra. E lo stesso Pietro Grasso ne sa qualcosa, visto che da magistrato antimafia di minacce della criminalità organizzata ne ricevette parecchie: «Io ne ho vissute ben altre – ha infatti risposto secondo i retroscena – E come sanno bene tutti, non hanno mai influenzato il mio comportamento». Per poi aggiungere: «Che esagerazione! Nemmeno in caso di guerra Camera e Senato vengono convocate in seduta comune. Aspettiamo mezz’ora e vedrete che arriverà la solita smentita». Puntualmente, dopo 40 minuti, Renzi ha chiarito che non intendeva le Camere ma i gruppi parlamentari del Pd, insomma che è stato frainteso, proprio come ai bei tempi diceva suo paparino Silvio.

Quel richiamo al ventennio
L'ultima chicca del suo discorso alla direzione del Pd, poi, è stata: «Noi siamo arditi come il Giappone che a rugby ha battuto il Sudafrica». Gli Arditi, lo spieghiamo a chi non conosce la storia come Renzi, furono un gruppo di reduci della prima guerra mondiale poi in gran parte confluito nelle camicie nere. Ecco, come non lo si può definire mafioso, allo stesso modo Renzi non si può nemmeno definire fascista. Però, caro presidente, come diceva il suo nemico Nanni Moretti, le parole sono importanti...