19 luglio 2019
Aggiornato 20:00
Riforme Costituzionali

Tonini: «Riforme? Si ad un ritocco chirurgico»

Riaprire la discussione sull'articolo 2 delle riforme «è molto rischioso» ma poiché «Vannino Chiti dice che con la sua proposta si allargherebbe il consenso, io dico che la praticabilità di questa strada va verificata». Lo sostiene il vicepresidente dei senatori PD, Giorgio Tonini, in un intervento pubblicato sull'«Huffington Post»

ROMA (askanews) - Riaprire la discussione sull'articolo 2 delle riforme «è molto rischioso» ma poiché «Vannino Chiti dice che con la sua proposta si allargherebbe il consenso, io dico che la praticabilità di questa strada va verificata». Lo sostiene il vicepresidente dei senatori Pd, Giorgio Tonini, che spiega che si dovrebbe trattare di un «intervento chirurgico» per consentire di precisare meglio le modalità di elezione dei consiglieri regionali-senatori.
«Se questa verifica dà esiti positivi sotto il profilo sia tecnico che politico - spiega Tonini - allora va bene. Ma, allo stesso tempo, se verifichiamo che è una strada che ci riporta in alto mare, io chiedo a loro che ci sia la stessa lealtà e si torni alla proposta Zanda del listino».

Tonini spiega lungamente la sua proposta in un intervento pubblicato sull'Huffington post.

«Una via d'uscita, per quanto angusta, mi pare che Chiti riesca ad indicarla. Intanto, la sua nota - sottolinea - ha il pregio di circoscrivere ad un solo punto, per quanto importante, l'area del dissenso. Ma quel che è ancora più incoraggiante, Vannino parla esplicitamente e ripetutamente di 'consiglieri-senatori'. Sta qui, a mio modo di vedere, la chiave per trovare la via d'uscita. I senatori eletti direttamente dal popolo di cui parla Chiti non rimetterebbero infatti in questione l'architrave del nuovo Senato, ossia la sua funzione di 'rappresentare le istituzioni territoriali' (articolo 1 del ddl Boschi), proprio in quanto essi sarebbero comunque consiglieri-senatori. Si tratterebbe in sostanza, alle elezioni regionali, di eleggere, insieme al presidente (che sarebbe opportuno a questo punto fosse il primo senatore della Regione), i consiglieri regionali e, distintamente, i consiglieri-senatori, secondo modalità stabilite dalle leggi elettorali regionali. I senatori-sindaci resterebbero eletti dai consigli regionali».

«Chiti ammetterà che, nella sostanza, la sua ipotesi in larga misura coincide con quella prospettata dalla proposta di 'listino' avanzata da Zanda e Pizzetti, ma anche da Quagliariello e da altri ancora. Per parte mia, non ho difficoltà - prosegue Tonini - a riconoscere che la sua versione è più limpida, perché evita la innegabile tortuosità (che beninteso non significa contraddittorietà) di stabilire, all'articolo 2, un principio di elezione indiretta dei senatori da parte dei consigli regionali, che verrebbe poi sviluppato, in un articolo successivo, con la previsione nella legge elettorale di un meccanismo di indicazione da parte degli elettori. Anche la proposta Chiti, peraltro, non è priva di problematicità tecniche (come ad esempio la difficoltà di adattarla alle Regioni piccole). Soprattutto, resta lo scoglio tecnico-politico di dover riaprire, con una evidente forzatura del regolamento, all'emendabilità per quanto chirurgica di un comma dell'articolo 2, col rischio che in quel pertugio si infilino tutti i tentativi di tutte le forze, trasversali a un po' tutti i gruppi, che non vogliono affatto, come Chiti e altri, correggere la riforma, ma cercano di affossarla del tutto. E sono certo che Vannino converrà che è meglio una riforma che prevede i senatori-consiglieri indicati, anziché eletti, dal corpo elettorale, magari in modo redazionalmente non impeccabile, piuttosto che precipitare nel baratro dell'ennesimo fallimento».

«Chiti sostiene che la sua proposta possa 'allargare i consensi, coinvolgendo forze di opposizione, assicurando così un cammino più spedito alla riforma'. Penso sarebbe saggio verificare con serietà politica e onestà intellettuale questa ipotesi. La stessa serietà e la stessa onestà che dovrebbero portarci, nel caso constatassimo insieme l'impraticabilità tecnica e politica della proposta avanzata da Chiti, a convergere uniti, tutti uniti, sul bene possibile, che è - conclude Tonini - sempre da preferire all'ottimo impossibile».