22 settembre 2019
Aggiornato 12:00

L'alunno Renzi promosso con lode. Dai banchieri

L'ex rottamatore, un anno dopo, si presenta al Forum di Cernobbio al cospetto dei poteri forti come uno scolaro diligente, con la lista dei compiti a casa svolti come gli avevano chiesto. E loro apprezzano. Nel Paese reale, invece, Renzi è sempre meno amato

ROMA – Subito dopo l’imbarazzante flop alle ultime elezioni amministrative, Matteo Renzi aveva innestato la retromarcia. «Basta con il Renzi 2, devo tornare al Renzi 1», aveva sintetizzato come in un promemoria. Tradotta in italiano dalla lingua degli slogan, questa frase aveva un senso molto chiaro: per recuperare i consensi degli elettori in libera uscita bisognava lanciare messaggi più simili a quelli degli inizi della sua carriera politica. Un Renzi più di lotta e meno di governo. Da allora sono passati pochi mesi, le lotte che ha provato ad abbozzare il premier le ha perse praticamente tutte e quindi, per evitare la completa disfatta, non gli è rimasta altra strada che innestare la retromarcia della retromarcia. Dal Renzi 1 è tornato al Renzi 2, anzi 3. Ancora più governativo.

Se questo è un rottamatore
Con la sua ubriacante parlantina da televenditore di pentole, l’allora sindaco di Firenze aveva approfittato della fiducia degli italiani presentandosi come il rottamatore, l’acerrimo nemico di tutti i poteri forti. E infatti, appena arrivato a palazzo Chigi, a luna di miele ancora in corso, aveva snobbato senza troppi complimenti gli inviti ricevuti da due sancta sanctorum dei poteri forti italiani: il Meeting di Rimini di Comunione e liberazione e il Forum Ambrosetti di Cernobbio. Aveva scherzato. Stavolta, appena dodici mesi dopo, e con il suo governo sempre più traballante, si è presentato diligentemente ad entrambi gli appuntamenti, trasportato dal solito elicottero blu al modico costo di 8.400 euro all’ora (pagati da noi). Ci si è presentato con il cappello in mano in cerca di voti. E con la lista dei compiti a casa che loro stessi, i grandi capitani dell’industria e della finanza, gli avevano assegnato, e che lui ha svolto dal primo all’ultimo: «Non è un caso che l’articolo 18 non ci sia più: ve l’avevo detto e l’ho realizzato in pochi mesi. L’Italia ha ormai voltato pagina sul lavoro – ha dichiarato il premier – Negli ultimi 20 anni solo per tre volte la crescita dell’economia italiana è stata in linea con quella europea. Invece in questo semestre siamo tornati sugli stessi livelli dei nostri partner». I panni del rottamatore, insomma, Renzi li ha dismessi con grande velocità, appena ha fatto fuori quelli che gli interessava davvero togliere di mezzo, perché ostacolavano la sua ascesa personale al potere: Massimo D’Alema, Enrico Letta & company. Di fronte ai veri padroni dell’Italia, invece, il bulletto è tornato a indossare il grembiule del bravo scolaro.

Poteri forti, applausi forti
E loro hanno dimostrato di gradire. A Cernobbio è stato tutto un profluvio di pacche sulle spalle al nostro bravo premier. Ha portato velocità di azione, che in Italia è una cosa nuova. «Gli imprenditori sono vogliosi di dare supporto all’azione al governo» (Giuseppe Recchi, Telecom). «Gli darei un nove» (Mario Moretti Polegato, Geox). «Positivo, concreto ed energico, ha conquistato la platea» (Federico Ghizzoni, Unicredit). «È proprio bravo» (Gian Maria Gros Pietro, Intesa Sanpaolo). «Il premier giusto per il cambiamento dell'Italia» (Carlo Salvatori, Allianz). «Questi primi 18 mesi sono stati positivi» (Cesare Castelbarco Albani, Carige). «Se si votasse domani, tutti qui sceglierebbero Renzi» (Pietro Bombassei, Brembo). E in fondo per l’alunno Matteo, cocco dei professori, è un peccato che a votare in Italia non siano solo i miliardari e i banchieri di cui è pupillo (e per forza, visto che li sta rendendo sempre più ricchi). Perché fuori da Cernobbio, nel Paese reale, quello dei lavoratori dipendenti, delle partite Iva, dei piccoli imprenditori e dei disoccupati, non si respira certo lo stesso entusiasmo. Lo ha certificato una volta di più l’ultimo sondaggio Ixè secondo cui Renzi gode ormai della fiducia appena del 30% degli italiani. Leggendo queste cifre, tra una tartina al caviale e l’altra, immagino che gli ospiti del Forum di Cernobbio siano rimasti increduli di questi pareri inspiegabilmente negativi. A qualcuno, per lo stupore, sarà perfino caduto il monocolo nello champagne.