10 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
Titanic capitale

Roma affonda, Marino e Renzi scappano

Dallo scandalo del funerale di Casamonica si passerà domani alla decisione cruciale del governo sul futuro del Comune dopo Mafia capitale. Intanto il sindaco rimane in vacanza ai Caraibi e il premier si disinteressa della città

ROMA – Mentre a Roma viene giù tutto, il sindaco è in vacanza. Mentre infuria l'ennesimo scandalo internazionale per il funerale di Vittorio Casamonica (che fa seguito a quelli per Mafia capitale, per la sporcizia, per il disastro dei mezzi pubblici), Ignazio Marino si riposa al di là dell'Atlantico, tra i Caraibi e il Texas. E non è il solo. Fino a pochi giorni fa, era in vacanza anche Alfonso Sabella, il tanto sbandierato assessore alla Legalità, quello che avrebbe dovuto ripulire la città come manco Mastro Lindo. E che invece, mentre la criminalità organizzata assestava uno schiaffo in pieno volto alla capitale, lui non era nemmeno nel suo ufficio in Campidoglio, ma sulle spiagge della Serbia: «Non trovo affatto incredibile che una persona che lavora ininterrottamente, giorno e notte, dal 23 dicembre ad oggi, si pigli dieci giorni di vacanza. Se fossi tornato dalle ferie, avrei dato un'ulteriore soddisfazione a questi signori. Io non torno dalle mie vacanze per dare una soddisfazione ai Casamonica, le ferie sono un diritto, e non ci rinuncio per un funerale cafone». Come se il problema fosse il cattivo gusto delle esequie, e non il devastante messaggio di potere mafioso che si è consentito di far passare alla cittadinanza. Almeno, però, Sabella è rientrato in tempo per la decisione cruciale del governo Renzi sul destino della Capitale. Marino, invece, continuerà ad assistere a distanza. E non solo per godersi il «diritto alle ferie» ricordato dal suo assessore, ma per completare le bozze della sua autobiografia che racconterà i suoi primi due anni da sindaco. Tutto molto bello, se non fosse che i suoi concittadini in questi giorni si ritrovano nel bel mezzo di un romanzo thriller.

L’esame del governo
Ma cosa deciderà il Consiglio dei ministri domani, quando andrà in discussione la relazione del Viminale? L'ipotesi shock di uno scioglimento per mafia dell'Amministrazione sembra ormai definitivamente accantonata. Verranno invece sciolti i dipartimenti che sono risultati più profondamente inquinati da Mafia capitale (Patrimonio, Casa, Politiche sociali e Verde pubblico). E non è escluso anche qualche provvedimento a carico dei politici: nella relazione ne sarebbero nominati ben 101, finiti sotto la lente d'ingrandimento della commissione prefettizia, come l'ex vicesindaco Luigi Nieri, l'ex segretario Pd Lionello Cosentino e consiglieri Pd (Erica Battaglia) e Pdl (Alessandro Cochi). Ma a pagare il prezzo più alto, stavolta tutto politico, sarà proprio il sindaco Marino: per lui è previsto uno speciale commissariamento da parte del prefetto Franco Gabrielli, che avrà potere di controllo e di firma sugli appalti e sugli acquisti (compresi quelli per il Giubileo) e dirà la sua anche sui contratti con le municipalizzate, Ama in testa.

Renzi se ne frega
A prescindere da come la si pensi sull'attività amministrativa del primo cittadino, se la bilancia penda a favore della sua onestà o della sua inefficienza, la gestione politica del caso da parte di Matteo Renzi (che oltre ad essere premier è anche segretario dello stesso partito di Marino) resta comunque inqualificabile. Renzi tace o tutt'al più balbetta, non esprime una posizione chiara né con le parole né tantomeno con i fatti. Evidentemente non si fida più del sindaco, ma non può permettersi di farlo cadere perché perderebbe con certezza le successive elezioni. Dunque, si limita a disinteressarsene, a tenere al guinzaglio Marino senza però contribuire alla ricerca di una soluzione efficace ai problemi della capitale. Come se Roma la desse ormai per persa, sia concretamente che elettoralmente. Come se i cittadini che non votano (più) Pd non meritassero le attenzioni del governo.