28 settembre 2022
Aggiornato 12:30
Ritorno dalle vacanze

Renzi peggio di Crozza: niente politica, solo show

Ieri il premier si è esibito al meeting di Cl e poi a Pesaro: un doppio spettacolo da far invidia alla sua parodia televisiva. Le solite parole ad effetto e promesse mirabolanti. Ma noi italiani lo pagheremmo per trovare soluzioni concrete

ROMA – In uno Stato in cui i politici fanno ridere, non deve sorprendere se i comici se ne intendono di politica. E quello che Vittorio Feltri aveva scritto a mo' di provocazione, ormai si sta traducendo in paradossale verità: il più grande politologo italiano, oggi, si chiama Maurizio Crozza. La sua satira potrà far ridere o meno, la sua parodia di Matteo Renzi essere più o meno fedele all'originale, ma di una cosa bisogna dargli atto: è stato il primo a smascherare in televisione la vera natura del bulletto di Firenze. Il nostro premier convocava conferenze stampa a palazzo Chigi e lui le riproduceva per quello che in effetti erano: un Matteo Renzi show, in puro stile David Letterman. Al resto degli italiani è bastato metterlo alla prova al governo per qualche mese per rendersene conto, sulla loro pelle. E il bello è che oggi, con una battuta a effetto suonata come una colossale gaffe freudiana, lo ha ammesso pure lui: «Esiste una dimensione che prescinde dalla politica». E lui, infatti, a fare politica non ci pensa proprio: preferisce portare avanti il suo grande spettacolo.

Commedia triste
Solo ieri del Matteo Renzi show sono andate in onda due puntate: prima al Meeting di Comunione e liberazione a Rimini e poi al teatro Rossini di Pesaro. Il repertorio c'era tutto: slide, musica ad effetto, video promozionali, selfie con il pubblico. E, naturalmente, le immancabili, mirabolanti promesse: «Il prossimo anno toglieremo Tasi e Imu per tutti. Abbassare le tasse non è un modo per recuperare voti, ma è l'unico strumento per aumentare la giustizia sociale del paese ed essere equi». Giusto, ma ci interesserebbe conoscere un piccolo dettaglio: come pensa il premier di abolire quelle imposte, se il suo stesso sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti ha già messo in chiaro che la Tasi resterà almeno per i più ricchi (1,2 miliardi sui complessivi 3,4 di gettito odierno), altrimenti non ci sarebbero i soldi per tagliare l'Imu sui capannoni? Dettagli, appunto. Renzi preferisce volare alto con le metafore romantiche: «Come Michelangelo col David bisogna togliere tutto quello che è di troppo». Almeno stavolta non l'ha chiamato il Devid di Maichelangelo.

Fuffa a palate
Del resto, cosa vi aspettavate da lui? Renzi è uno showman, mica un politico. E infatti si è prodotto, a turno, in ardite ruffianate ai ciellini («Mi sento lieto e grato per il vostro invito»), inviti all'ottimismo («Non piangiamoci addosso»), profonde analisi storiche («Il berlusconismo e l’anti berlusconismo hanno fatto mettere il tasto ‘pausa’ all’Italia. Ora per rimetterci in pari dobbiamo fare un corso accelerato») e geopolitiche («L’Ue è stata strabica, perché il Mediterraneo non è la frontiera ma il cuore dell’Europa»). Purtroppo noi italiani gli pagheremmo uno stipendio non in qualità di spacciatore di fuffa, ruolo nel quale in effetti continua a dimostrare un'impareggiabile maestria, ma per trovare soluzioni concrete. Di quelle, non ne presenta nemmeno una. Anzi, per la verità una c'è: la solita legge elettorale, l'Italicum. Quella sì che salverà il nostro Paese: «Dicono che se non c'è l'elezione diretta dei senatori è a rischio la democrazia. Ma non è che se voti tante volte c'è più democrazia: quello è il Telegatto». Eh no, caro premier: qui non si tratta di quante volte si vota, ma per cosa. Per eleggere il nostro governo ci basterebbe votare una volta sola: peccato che nel suo caso non ci sia stato consentito.

L’Aquila si ribella
Doveva esserci infine una terza puntata del Matteo Renzi show, stavolta a L'Aquila, ma purtroppo è stata annullata per le contestazioni dei cittadini. Di fronte a uno schieramento istituzionale di prim'ordine (sindaco, presidente di Regione, vicepresidente del Csm), gli aquilani si sono presentati muniti di striscioni come «Renzi vattene» e «Noi la mafia non la vogliamo». C'è da capirli: loro sono ancora inca...ati per una città che nessuno pensa a ricostruire dopo il terribile terremoto. Non sono proprio in vena di spettacoli di evasione.