24 giugno 2019
Aggiornato 22:00
Il verdetto del Tribunale del diritto del mare di Amburgo

Marò, l'India non può giudicarli, ma Girone resta a Delhi

La decisione presa questa mattina dal Tribunale del diritto del mare di Amburgo sul caso dei due fucilieri della Marina italiana Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accoglie solo in parte le richieste avanzate da Roma e rinvia ulteriormente l'eventuale rientro in Italia di Girone.

AMBURGO (askanews) - Sollievo da un lato, disappunto dall'altro. La decisione presa questa mattina dal Tribunale del diritto del mare di Amburgo sul caso dei due fucilieri della Marina italiana Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accoglie solo in parte le richieste avanzate da Roma e rinvia ulteriormente l'eventuale rientro in Italia di Girone.

La sentenza, letta dal presidente Vladimir Golitsyn, ordina in sostanza alla Corte suprema indiana di fermarsi: il Tribunale di Amburgo infatti dispone che «l'India e l'Italia si astengano dall'esercizio di qualsiasi forma di giurisdizione sui due Fucilieri di Marina, nell'attesa di una determinazione definitiva del caso da parte della Corte arbitrale, che è in via di costituzione». Quindi ha riconosciuto alla corte arbitrale internazionale la competenza sulla vicenda.

Ma gli stessi giudici, sempre con una maggioranza di 15 contro sei, non hanno accolto la richiesta di Roma in merito al rientro in Italia di Salvatore Girone e alla conferma della permanenza di Massimiliano Latorre in Italia e hanno chiesto, entro il 24 settembre, un nuovo rapporto in proposito da parte dei due Paesi.

Nel commentare la sentenza, l'agente del Governo italiano Francesco Azzarello ha detto sottolineato il tribunale del mare «ha riconosciuto la piena legittimazione e competenza della Corte arbitrale sulla vicenda» e che ciò «tutela in parte i diritti italiani». D'altra parte l'Italia «sta valutando di rinnovare le richieste relative alla condizione dei Fucilieri davanti alla Corte arbitrale non appena questa sarà costituita».

I due fucilieri della Marina Militare, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono accusati dal governo indiano dell'omicidio di due pescatori al largo delle coste indiane del Kerala durante un'attività antipirateria a bordo del mercantile italiano Enrica Lexie, il 15 febbraio 2012.

Con una serie sconcertante di tira e molla la vicenda dei due marò, per i quali si arriva persino a prospettare la condanna a morte, avvelena da allora le relazioni tra Italia e India: la crisi raggiunge il suo apice nel marzo 2013, quando Roma prima decide di non rimandare in India i due fucilieri che erano in Italia per le elezioni politiche, poi, dopo la ritorsione indiana con il fermo a Delhi dell'ambasciatore italiano, Palazzo Chigi decide di consegnarli entrambi alle autorità indiane.

Nel settembre 2014 i giudici indiani danno il via libera al rientro di Massimiliano Latorre in Italia per problemi di salute. Colpito da ictus, Latorre sta seguendo un programma di riabilitazione in Puglia e ha chiesto una nuova proroga della sua permanenza in Italia. Salvatore Girone continua invece a risiedere nell'ambasciata d'Italia in India dove può ricevere la visita dei familiari.

Nel frattempo, nel giugno di quest'anno, l'Italia ha attivato l'arbitrato internazionale sul caso dei marò nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, rivolgendosi, al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo.