21 agosto 2019
Aggiornato 06:30

Euro e immigrazione, ma voi grillini da che parte state?

Da una parte Di Maio che vuole restare nella moneta unica, dall'altra Grillo che spinge per uscirne. Da una parte Di Battista che chiede di comprendere l'Isis, dall'altra il fondatore che attacca i clandestini. Quale sarebbe il vero programma politico di un governo a 5 stelle?

ROMA – Lo abbiamo già sostenuto in passato: il prossimo governo del Paese rischia seriamente di essere guidato da Alessandro Di Battista, e dopotutto noi non saremmo neppure così contrari. Quel volpone di Renzi si è cucito addosso l'Italicum quando aveva il 40%: ma, se si votasse oggi, il suo Pd sarebbe costretto al ballottaggio con il Movimento 5 stelle. Che facilmente, come già accaduto nell'ultima tornata elettorale dei Comuni, attirerebbe su di sé al secondo turno tutta quella maggioranza di elettori contrari al bulletto fiorentino, da destra e da sinistra.

Eurodilemma
Oggi, però, vogliamo spingerci un passo oltre: ovvero ci chiediamo, cosa farebbe il presidente del Consiglio Alessandro Di Battista un attimo dopo aver varcato la soglia di Palazzo Chigi? Quale sarebbe il programma del primo governo monocolore grillino della storia della Repubblica italiana? La domanda è meno pellegrina di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Prendiamo il tema dell'euro, ad esempio. La settimana scorsa Luigi Di Maio, il volto istituzionale del M5s, ha rilasciato un'intervista al programma televisivo di Gianni Riotta in cui ha sostenuto testualmente che «l'uscita dall'euro sarebbe l'estrema ratio, non credo che ci arriveremo. Se modifichiamo i trattati l'euro può anche restare». Apriti cielo: l'ala più euroscettica dell'elettorato pentastellato lo ha accusato di essere un piccolo Tsipras, sostanzialmente un traditore, minacciando di non votare più il Movimento. Poche ore dopo è arrivata la pronta retromarcia di Beppe Grillo, che ha affidato le sue considerazioni nientemeno che al sacro blog: «L'euro non si può riformare al suo interno e va invece combattuto dall'esterno. Faremo bene a prepararci con un governo esplicitamente anti euro».

Leghismo a 5 stelle
Dunque, qual è la linea di politica monetaria del Movimento 5 stelle? Quella di Grillo, che sulla carta doveva essere un semplice «megafono» e invece oggi si propone come «capo politico» o quella di uno dei suoi rappresentanti parlamentari più in vista, lui sì eletto dal popolo? La stessa domanda si può riproporre pari pari sul tema dell'immigrazione: qualche mese fa si consumò un violento scontro dialettico interno tra la posizione di Grillo, che sostiene la linea dura contro gli sbarchi, e quella della maggior parte dei suoi elettori, che nel referendum convocato online fece vincere il «no» al reato di clandestinità. Per non parlare della linea trattativista dello stesso Di Battista, che fece scandalo affermando che «l'obiettivo politico (parlo dell'obiettivo politico, non delle assurde violenze) dell'Isis, ovvero la messa in discussione di alcuni Stati-nazione imposti dall'Occidente dopo la prima guerra mondiale, ha una sua logica».

Il momento della scelta
Euro e immigrazione. Non due faccenduole di secondo piano, ma i due argomenti principi dell'attualità politica odierna. Due questioni che hanno dominato l'ultima campagna elettorale, facendo crescere i consensi di chi ha dimostrato di avere le idee chiare al riguardo (Salvini) a discapito di chi se ne è del tutto disinteressato (Renzi). Su questi due temi, il Movimento 5 stelle non ha una posizione netta e condivisa: colpa della volontaria ambiguità che ha scelto di mantenere per troppo tempo, con l'obiettivo (peraltro centrato) di raccogliere consensi tra gli anti-sistema sia di destra che di sinistra. Ora che però fare opposizione non è più sufficiente e i grillini rischiano di dover governare, è giunto il momento che sciolgano le riserve. Dentro o fuori dall'euro; per l'accoglienza o per i respingimenti; in altre parole con Salvini o con Landini: cari 5 stelle, diteci un po', ma voi da che parte state?