20 gennaio 2020
Aggiornato 02:00
Passa una norma che vieta le intercettazioni nascoste

Intercettazioni «rubate», carcere per chi viola il divieto

E' un emendamento sulla diffusione di video e audio «rubati» che provoca il terremoto a Montecitorio. Con i 5 Stelle che salgono sulle barricate e lo stesso Guardasigilli Orlando che si dice perplesso sugli effetti che produrrebbe e frena: «Non è l’orientamento del governo prevedere la galera per i giornalisti».

ROMA (askanews) - Esplode la polemica sulla delega al governo per una nuova norma sulle intercettazioni, con i deputati del M5s che in commissione Giustizia della Camera espongono cartelli con la scritta «No bavaglio» e il Pd che tenta poi di correggere il tiro.
La delega è contenuta nel ddl di riforma del processo penale che andrà in Aula lunedì prossimo a Montecitorio, dopo il via libera della commissione, e che tra l'altro prevede il carcere da 6 mesi fino a 4 anni per la pubblicazione di conversazioni riguardanti persone estranee irrilevanti ai fini delle indagini. Al momento dell'ok della commissione Giustizia di Montecitorio i deputati del Movimento 5 stelle sono insorti, mentre sul blog di Beppe Grillo veniva lanciata la campagna contro la stretta sulle intercettazioni «per difendere la libertà d'informazione» con l'hashtag #NoBavaglio». Anche secondo SEL «sulle intercettazioni non si scherza, soprattutto di questi tempi».

Maggioranza disponibile a miglioramenti
Mentre dalla maggioranza è Ap a difendere le norme inserite proprio da un emendamento a prima firma Alessandro Pagano, di Area popolare, per il quale il testo del provvedimento è «equilibrato e bilanciato», non metterà «alcun bavaglio per la stampa e sarà pienamente garantito il diritto alle indagini dei giudici». In ogni caso, ha assicurato in serata, siamo disponibili a «miglioramenti». Si tratta di norme «chiare e di garanzia» anche per il responsabile giustizia del Pd, David Ermini, che però fa sapere che potrebbe arrivare un emendamento in Aula che modifichi le disposizioni approvate. A rafforzare l'ipotesi di cambiare il testo la relatrice del ddl, Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia, la quale ha parlato di «disponibilità a riflettere su una riformulazione, un aggiustamento dell'emendamento per esplicitarlo meglio e che specifichi che la norma non riguarda chi esercita la sua funzione di interesse pubblico», affidandosi quindi alla discussione in Aula.
La conferma di una riflessione in atto è arrivata infine dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il quale, in un'intervista, ha ammesso di avere perplessità sull'emendamento Pagano che dovrà essere valutato «nell'impatto complessivo», perchè il governo non è orientato a «prevedere la galera per i giornalisti».

Orlando: Governo contrario al carcere
«Vedremo il testo alla fine: non è l'orientamento del governo prevedere la galera per nessuno, ma impedire che delle informazioni che non hanno rilevanza penale siano diffuse impropriamente. C'è ancora il bicameralismo e quindi c'è ancora il passaggio al Senato». Lo dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando in una video intervista a Il Fatto Quotidiano, commentando la polemica sull'emendamento di Ap al ddl sulla riforma del processo penale, approvato in Commissione Giustizia alla Camera, che prevede il carcere fino a 4 anni per chi carpisce intercettazioni in modo fraudolento.
«L'emendamento - spiega Orlando - dovremo valutarlo nell'impatto complessivo: credo che possa anche essere oggetto di una considerazione su come viene inserito nel sistema, perchè in generale sono contrario alle sanzioni che prevedono il carcere per forme di veicolazione di informazioni. Sulla sanzione ho delle perplessità, spieghiamo solo ai cittadini che non si tratta di mettere in galera chi diffonde informazioni, ma in quell'emendamento c'è una riflessione da fare che riguarda il tema delle modalità attraverso le quali vengono acquisite queste informazioni».
Sull'emendamento, prosegue il Guardasigilli, «ho riserve di carattere generale e quindi su questo si può discutere. Va precisato che non si riferisce a chi diffonde informazione, ma a chi utilizza informazioni carpite in via fraudolenta. Ma non credo che si possa dire che il giornalismo d'inchiesta si fa solo con delle registrazioni fatte di nascosto e mi rifiuto di pensare che si possa fare con delle intercettazioni illegittime», conclude.