16 settembre 2019
Aggiornato 12:00
L'intervista al Tg5

Renzi: Le intercettazioni non le tocco, ma basta gossip

Il governo non ha intenzione di mettere mano alla riforma delle intercettazioni, purché però il materiale penalmente irrilevante scaturito dagli ascolti non venga dato in pasto ai media

ROMA - Il governo «non ha intenzione di mettere mano» alla riforma delle intercettazioni. Matteo Renzi, intervistato al Tg5, torna sulla polemica di questi giorni tra magistrati e governo. «Ci sono molti magistrati – dice – che sono molto seri nell'usarle. Certo che le intercettazioni servono per scoprire i colpevoli, ma tutti gli affari di famiglia e i pettegolezzi sarebbe meglio non vederli sui giornali. Molti magistrati non passano queste informazioni. Spero che ci sia buon senso da parte di tutti".

"Prima i magistrati cercavano il legittimo impedimento, ora c'è un governo che dice lavorate"
Chi è onesto – ha aggiunto il premier – «non deve avere paura dei magistrati», ma a differenza del passato, «quando i politici cercavano il legittimo impedimento», ora «c'è un governo che dice prego lavorate». Il concetto del premier è chiarissimo: un magistrato deve farsi sentire attraverso le sentenze. «Se c'è qualcuno che ruba voglio saperlo». E ai magistrati dice: «Lavorate di più, non di meno». E l'auspicio, inevitabile, per il futuro: «Noi speriamo che i magistrati arrivino a sentenze che facciano finalmente giustizia in Italia».

"Ma il materiale penalmente rilevante non deve essere dato in pasto ai media"
Renzi, insomma, sembra in linea con la posizione del neoeletto presidente dell'Anm Piercamillo Davigo, contrario a un giro di vite sulle intercettazioni, a patto però che il materiale penalmente irrilevante scaturito dagli ascolti non venga dato in pasto ai media. Questa è anche la preoccupazione dei capi delle procure di Torino, Milano e Roma, che hanno diramato una circolare per un uso responsabile delle intercettazioni nelle rispettive giurisdizioni.