11 luglio 2020
Aggiornato 03:30
Il leader che non c'è

Cari greci, prestateci Tsipras

Quanto ci servirebbe, in Italia, un premier come quello greco. Giovane sì e con la camicia bianca, ma anche esperto, appassionato, coraggioso con l'Europa e sempre pronto a rivolgersi al suo elettorato. Altro che i nostri politici...

ROMA – Ma davvero la politica oggi non serve più a niente? Davvero i partiti sono talmente in crisi che, specialmente a sinistra, non si riesce più a trovare un vero leader? In Italia, certamente, la risposta è sì. Tanto che ci dobbiamo accontentare a capo della (presunta) sinistra e dell'intero Paese di un bulletto di periferia, sovrappeso, che ha conquistato il potere senza mai sottoporsi alle urne, imbambolando per un anno la parte più ingenua dell'elettorato a suon di tweet e improbabili promesse, invariabilmente mai mantenute. Ma non è così in tutta Europa. Se guardiamo alla Grecia, la risposta alla domanda che ho posto all'inizio non può che essere la stessa del referendum di domenica scorsa: «Oxi». Ovvero: «No».

Senza paura delle urne
La Grecia un leader vero, e per giunta di sinistra, ce l'ha, e si chiama Alexis Tsipras. La vittoria impronosticabile alla consultazione popolare è stata il suo ultimo capolavoro: da noi Matteo Renzi balbetta qualche timida protesta  solo per poi inchinarsi ai diktat delle lobby, dell'Unione europea e della signora Merkel; il premier greco invece sfida Bruxelles a viso aperto, mettendo in gioco la stessa sopravvivenza politica sua e del suo governo. E mentre Renzi non è mai stato eletto da nessuno, Tsipras è ricorso per ben due volte al voto popolare: prima nell'elezione che lo ha portato alla poltrona di primo ministro, poi appunto nel referendum. Riuscendo, in entrambi i casi, a coagulare attorno al suo progetto, certamente azzardato ma anche indirizzato al bene della nazione, il consenso degli elettori.

Confronto imbarazzante
Confrontando la sua biografia con quella dei principali politici italiani, si ha l'impressione che provenga non solo da un altro Paese, ma proprio da un altro mondo. Alexis ha sempre avuto la passione per la politica, ma per molti anni l'ha coltivata senza mai candidarsi per il palazzo. Lottando nelle piazze a fianco dei movimenti studenteschi e nel frattempo guadagnandosi da vivere con il suo lavoro da ingegnere civile (vero, Renzi?). Poi ha cominciato la sua carriera dal basso, percorrendo tutte le tappe della gavetta e acquisendo preziosa esperienza, alla faccia di chi crede che basti essere un volto nuovo per far buona politica (vero, Grillo?). È stato eletto consigliere comunale di Atene e ha rinunciato a candidarsi al parlamento per completare il suo mandato (vero, Moretti?). Poi al parlamento ci si è candidato davvero (e ha vinto), ma si è candidato anche alle elezioni europee, come leader della sinistra continentale, che qui in casa nostra ha avuto bisogno proprio di prendere a prestito il suo volto per riuscire a superare il quorum, non riuscendo a trovare un candidato italiano presentabile (vero, Civati?).

Ci vorrebbe uno Tsipras
Insomma, oltre alla giovinezza e alla camicia bianca c'è di più. C'è quel qualcosa la politica italiana non sembra ritrovare in nessun leader e in nessun partito. E che ci manca da morire. Ultimo sfregio: Tsipras ha persino scelto un ministro, il carismatico Yanis Varoufakis, che quando si è reso conto di rischiare di essere da ostacolo alle trattative con la Ue non ha esitato a farsi da parte. Già le sue sole dimissioni, in Italia, sembrerebbero un atto rivoluzionario, qui dove i ministri, tradizionalmente, sono incollati alla poltrona, indipendentemente dalle loro capacità o dalla loro condizione politica (vero, Alfano?). Faccio una timida proposta: cari greci, non è che, ora che è disoccupato, Varoufakis potreste prestarlo a noi? Se poi ci passate anche Tsipras, saremmo pure disposti a cancellare tutto il vostro debito. Facciamo pari e patta, e non se ne parli più.