17 febbraio 2020
Aggiornato 16:30
In Italia coro bipartisan: la UE cambi

«Una boccata d'ossigeno per l'Europa dei popoli»

Il segretario del Carroccio Salvini: i risultati in Spagna e Polonia sono «bellissimi» e rappresentano «una bella mazzata per i difensori dell'Europa delle banche e per i servi di Bruxelles». Berlusconi: «Se l'Europa continuerà ad agire come ha fatto in questi anni di crisi il ritorno alla lira sarà inevitabile»

ROMA (askanews) - La svolta a sinistra alle elezioni amministrative in Spagna, l'avanzata di movimenti euroscettici in Polonia, la drammatica situazione economica della Grecia: in pochi giorni un triplice colpo al cuore dell'UE e al tempo stesso altra benzina sul fuoco per chi attacca la politica europea del governo. Il premier Matteo Renzi difatti mette subito insieme le tessere del puzzle per sottrarre un'arma nelle mani dell'ampio fronte delle opposizioni: questa Europa, sottolinea, deve cambiare «Il vento della Grecia, il vento della Spagna, il vento della Polonia non soffiano nella stessa direzione - spiega -, soffiano in direzione opposta, ma tutti questi venti dicono che l'Europa deve cambiare». Poi ribadisce il ruolo dell'Italia che deve «portare forte la voce per il cambiamento dell'Europa nelle prossime settimane e nei prossimi mesi».

Ma cambiare l'Europa, avverte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita a Belgrado, non significa «ascoltare le sirene dell'euroscetticismo e di anacronistici nazionalismi» che sembrano attraversare sempre più l'Unione europea. Il Capo dello Stato ragiona sulla situazione della Serbia e della sua domanda di adesione all'Unione europea e osserva che «l'aspirazione europea ci ricorda che il valore dell'Ue non deriva dalla sua dimensione economica, ma principalmente, dall'essere, in primo luogo, una Unione di popoli liberi e di Stati democratici». Certo il momento è «difficile» e se si vuole salvare il progetto europeo, è necessario rinnovare il senso di essere europei. Concetto sottolineato oggi dall'alto rappresentante alla politica estera Ue Federica Mogherini che dice «no» a un'Unione fondata sulla paura e sul rifiuto delle diversita. «La nostra Unione si fonda su cultura e interessi comuni, ma custodisce anche la diversità e la varietà del nostro continente» precisa la Mogherini aggiungendo che «non è Europa se la riempiamo di nuovi ghetti, di nuovi emarginati. Se la facciamo vivere nella paura dell'altro. La nostra storia, la storia europea ci ha insegnato che l'altro siamo noi».

All'attacco del governo il vasto fronte degli euroscettici italiani. In prima fila il segretario del Carroccio Matteo Salvini secondo il quale i risultati in Spagna e Polonia sono «bellissimi» e rappresentano «una bella mazzata per i difensori dell'Europa delle banche e per i servi di Bruxelles». Insomma «una boccata d'ossigeno per l'Europa dei popoli». Non da meno Silvio Berlusconi, secondo il quale l'Europa «deve cambiare strada» perchè «così come è non ha futuro». E «se l'Europa continuerà ad agire come ha fatto in questi anni di crisi, ponendo comportamenti e regole che hanno aggravato la situazione di paesi come l'Italia, il ritorno alla lira sarà inevitabile».

Governo e Lega parimenti bocciati invece per il leader di Sel Nichi Vendola per il quale «con la vittoria di Podemos viene sconfitta sia l'Europa liberista di Renzi sia l'Europa fascista di Salvini. Patetici i due Mattei che si intestano una vittoria». Sulla stessa lunghezza d'onda Luigi Di Maio del Movimento cinque stelle: «Quello che è successo a Madrid e Barcellona dimostra che chi si schiera con i fatti dalla parte dei cittadini, viene sempre premiato con la loro fiducia».

A reclamare un cambiamento, pur se da posizioni di maggioranza, anche le varie anime di Area popolare. «Oggi l' Europa, che è stata una costruzione meravigliosa, se non procede con più forza verso l'integrazione inevitabilmente arretra e si faranno sentire i flussi anti europei che non sono solo a sinistra ma anche a destra - afferma il presidente della commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini - Assistiamo a una convergenza anti europea che non porterà da nessuna parte. Ad esempio, in Grecia, Tsipras ha fatto una campagna elettorale piena di promesse che oggi non riesce a mantenere perché con la demagogia non si governa».
«Tutto ciò mette in evidenza che o c'è un cambiamento nella rigidità dei parametri che caratterizzano la politica europea - conclude Fabrizio Cicchitto - oppure l'Europa rischia di esplodere sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista economico».