12 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Vice presidente della Camera su ddl scuola

Sereni: non condivido le ragioni dello sciopero, ma il Governo ascolti chi protesta

La vice presidente della Camera, Marina Sereni, scrive: «Migliaia e migliaia di insegnanti e studenti sono oggi scesi in piazza per manifestare contro il ddl sulla Buona Scuola in discussione alla Camera. Non condivido le ragioni dello sciopero, ma credo sia giusto che il Pd e il Governo mostrino attenzione alle domande e ai dubbi che quella piazza ha voluto esprimere».

ROMA (askanews) - «Migliaia e migliaia di insegnanti e studenti sono oggi scesi in piazza per manifestare contro il ddl sulla Buona Scuola in discussione alla Camera. Non condivido le ragioni dello sciopero, ma credo sia giusto che il Pd e il Governo mostrino attenzione alle domande e ai dubbi che quella piazza ha voluto esprimere. Innanzi tutto perché - come dimostrano le modifiche già apportate in Commissione e gli emendamenti presentati dal Pd ancora da esaminare - il ddl è migliorabile raccogliendo alcune delle preoccupazioni espresse dai manifestanti». Lo scrive la vice presidente della Camera, Marina Sereni, nella sua newsletter settimanale.

Non soluzioni, ma grande passo avanti
«Ascolto e confronto nel merito, dunque - continua - Con una duplice premessa, però. Primo: la scuola italiana ha bisogno di essere profondamente cambiata, di maggiore attenzione al merito, di valutazione dei risultati, di premialità per quelle scuole che lavorano meglio. Il senso dell'autonomia sta qui. Secondo: il ddl sulla Buona Scuola sconta i tagli pesanti subiti dal settore nel recente passato e un caos normativo che negli anni si è accumulato, in particolare sulle materie che riguardano il reclutamento del personale. L'assunzione di 100.000 insegnanti precari delle Graduatorie ad Esaurimento, l'indizione di un concorso per ulteriori 60.000 posti, non sono dunque la soluzione di tutti i problemi del personale scolastico ma sono un grande passo avanti. Per me essere riformisti vuol dire questo: fare ciò che è possibile, non cercare di fermare una riforma perché non è sufficiente!».

Sia il Parlamento a decidere
«La Camera si è impegnata a concludere l'esame della riforma entro il 19 maggio, così da consentire anche al Senato di discutere del provvedimento ed eventualmente emendarlo ancora. Abbiamo dunque alcune settimane di confronto da non sprecare, per chiarire i dubbi, scrivere meglio le norme, cambiare ciò che è giusto cambiare del ddl, confermando però gli obiettivi e l'impianto essenziali per aprire una stagione nuova nella scuola italiana. È doveroso ascoltare tutti ma poi, come su ogni problema serio - conclude - è altrettanto doveroso che il Parlamento si assuma la responsabilità di decidere, avendo in mente che la scuola non è solo il luogo di lavoro per tante persone ma è anche uno dei principali motori della crescita civile, sociale, economica del Paese».