31 marzo 2020
Aggiornato 15:00
M5S e Sel uniti contro l'Italicum

Toninelli: «Non c'é più democrazia»

"È l'ora di pensare al futuro del nostro Paese, non alla poltrona. E lo dico rivolgendomi a coloro che, come noi, contestano l'Italicum ma, a differenza nostra, hanno paura a votare contro perché antepongono il posto da parlamentare al salvataggio dell'Italia dal piano accentratore di Renzi". Lo scrive il deputato M5S Danilo Toninelli su facebook.

Roma (askanews) - «È l'ora di pensare al futuro del nostro Paese, non alla poltrona. E lo dico rivolgendomi a coloro che, come noi, contestano l'Italicum ma, a differenza nostra, hanno paura a votare contro perché antepongono il posto da parlamentare al salvataggio dell'Italia dal piano accentratore di Renzi». Lo scrive il deputato M5S Danilo Toninelli su facebook.

Aprite gli occhi: Non è più democrazia
«Io non vi chiedo coraggio - prosegue - ma di aprire gli occhi. Signori miei, il Governo non cade se l'Italicum viene affossato dal voto segreto, ma, all'opposto, cade se viene approvato. E a farlo cadere sarà proprio Renzi, ormai certo di avere fatto bingo con la sua neonata legge elettorale. Ma vi dirò di più: se l'Italicum non passa il Presidente Mattarella non scioglierà mai le Camere perché sarà proprio Renzi a non volerlo. Perché? Ovvio: con il Consultellum, cioè la vigente normativa elettorale, i suoi piani di vittoria certa, la sua, la sera stessa delle elezioni fallirebbero miseramente. È giunto il momento di liberarci da un personaggio pericoloso, forse pericolosissimo in prospettiva futura, una figura che ha posto sé stesso al centro del futuro dell'Italia. Ricordiamoci che la democrazia quando diventa proprietà di un uomo solo non è più democrazia».

Scotto (Sel): La fiducia sarebbe un atto indicibile
«Il ministro Boschi si studi i regolamenti parlamentari e si riveda la prassi a meno che non voglia passare alla storia come epigono di Scelba». E' l'attacco che il capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto, ha rivolto al ministro per le Riforme commentando l'auspicio espresso dalla Boschi per «una battaglia a viso aperto» sulla legge elettorale senza il ricorso al «voto segreto. Ma qui siamo al ribaltamento della realtà - ha spiegato Scotto - il ricorso al voto segreto, che è una prerogativa delle minoranze, un diritto, passa per una furbizia. C'è molta strumentalità nelle parole della Boschi. La fiducia è un atto indicibile, il voto segreto è un diritto delle opposizioni: le due cose non possono stare sullo stesso piano. Noi lanciamo un appello affinchè non ci siano ulteriori forzature e strappi, il ricorso al voto di fiducia su una legge rilevante sul piano costituzionale come la legge elettorale rischia di segnare un punto di non ritorno nei rapporti tra il governo e il parlamento", ha proseguito il capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto, in una conferenza stampa a Montecitorio. «L'accelerazione sulla legge elettorale, legata più a un regolamento di conti interno piuttosto che alle necessità effettive del paese - ha rilanciato Scotto -, è stata fatta sulla pelle del dibattito parlamentare attraverso anche atti autoritari, come la sostituzione di dieci deputati del Pd e la scelta di chiudere la discussione in commissione senza le opposizioni».

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