13 luglio 2020
Aggiornato 00:30
Il ministro degli esteri sull'emergenza sbarchi

Gentiloni: «Colpire i barconi dei trafficanti è necessario»

E' «fondamentale» colpire i barconi dei trafficanti di esseri che lucrano sui migranti in partenza dalla Libia per l'Europa. Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'intervista alla trasmissione della Bbc sottolinea come l'intervento, «azioni singole e mirate», siano possibili nell'immediato.

ROMA (askanews) - E' «fondamentale» colpire i barconi dei trafficanti di esseri che lucrano sui migranti in partenza dalla Libia per l'Europa. E' quanto ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in un'intervista alla trasmissione «Hard Talk» della Bbc, sottolineando come tale tipo di intervento, «azioni singole e mirate», siano possibili nell'immediato a condizione che ci sia «la risolutezza dei paesi europei e una cornice legale a livello internazionale».

Interventi militari in Libia esclusi
Gentiloni ha escluso interventi militari in Libia come quello del 2011, puntando invece su azioni mirate contro i trafficanti, ma non ha escluso in futuro, qualora «si aggravasse la minaccia terroristica posta dai jihadisti dello Stato islamico (Isis)», di intervenire come «accade oggi in Siria e in Iraq». «E' fondamentale colpire i barconi, dobbiamo farlo, provare a farlo - ha detto Gentiloni - è realistico se la comunità internazionale è consapevole del pericolo e della necessità di proteggere i nostri confini, ma anche della catastrofe umanitaria che stiamo rischiando. Se c'è questa consapevolezza possiamo arrivare a una risoluzione Onu per interventi militari. Non un'invasione, ma azioni mirate». Per Gentiloni, quindi, in Libia si «può intervenire immediatamente sul fronte migrazione e del traffico di esseri umani, se c'è risolutezza dei paesi europei e una cornice legale a livello internazionale». In futuro, a fronte del «rischio che l'Isis si espanda in Libia, dobbiamo operare come in Iraq e in Siria».

Visione comune su migranti necessaria per Ue
Per l'Unione europea è «una necessità politica» arrivare a una politica comune sull'immigrazione, «perchè la crisi migratoria non finirà a breve in Africa, ne avremo per altri 15 anni, quindi o siamo in grado di gestirla o avremo sempre un'emergenza». E' quanto ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'intervista rilasciata oggi alla trasmissione «Hard Talk» della Bbc. Oggi ognuno dei 28 paesi europei decide la propria politica, ha riconosciuto il ministro, commentando i dati ricordati dalla Bbc sull'accoglienza riservata dai paesi europei ai profughi siriani. «Al momento possiamo arrivare a una prima condivisione dell'onere della crisi sul fronte dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani», ha ammesso Gentiloni, sottolineando però che «in futuro dovremo avere un'uguale condivisione, eliminando che siano i governi, su base volontaria, a decidere quanti migranti ricevere».

L'impegno di Triton
L'Unione europea può spendere «centinaia di milioni» per una missione nel Mediterraneo che sappia gestire la crisi migratoria, ma può soprattutto aumentare l'impegno navale dell'operazione Triton, «raddoppiando il numero delle navi» come chiesto nella bozza che verrà discussa oggi nel vertice straordinario dell'Ue. «Oggi spendiamo dai 20 ai 40 milioni l'anno, credo che possiamo arrivare a 100-120 milioni - ha detto Gentiloni - ma più dei soldi, dobbiamo condividere l'impegno navale dell'operazione Triton, è importante raddoppiare il numero delle navi». Gentiloni ha quindi ribadito di auspicare «un maggior coinvolgimento dell'Ue» e che «l'enorme responsabilità» che oggi pesa sui paesi sul Sud dell'Europa «venga condivisa con l'Ue, perchè non è solo una responsabilità italiana». Alla domanda se il Regno Unito dovrebbe vergognarsi per aver accusato la missione Mare Nostrum di incentivare i flussi migratori, Gentiloni ha risposto: «Tutti dovremmo vergognarci come europei, di fronte alla perdita di vite umane... La nostra reputazione è a rischio e spero che questa enorme tragedia rompa la routine della risposta europea»