24 ottobre 2020
Aggiornato 01:30
Per Marco Lillo del Fatto quotidiano Mafia Capitale è solo l'inizio

«L'unico faro a Roma è Sabella. Il resto è nebbia»

L'ultimo capitolo (per ora) del romanzo criminale è l'iscrizione sul registro degli indagati dell'assessore Improta. L'autore del libro-inchiesta «I re di Roma» al DiariodelWeb.it: «Abbiamo visto solo un anticipo. In arrivo nuovi sviluppi sulla politica locale e nazionale»

ROMA – Insieme a quello dell’ormai famigerato Ercole Incalza, sul registro degli indagati spunta anche il nome di Guido Improta. L'assessore alla Mobilità ed ex sottosegretario alle Infrastrutture del governo Monti, secondo quanto rivela Il Tempo, sarebbe finito nel mirino della Procura di Roma, nell'ambito dell'inchiesta sui presunti illeciti negli appalti della Metro C. Una vicenda che ha molti legami con il filone fiorentino che ha portato alle dimissioni dell'ex ministro Maurizio Lupi: oltre al coinvolgimento di Incalza, in carcere dallo scorso 16 marzo, c'è anche quello di Stefano Perotti, l'altro arrestato eccellente, già direttore dei lavori della metropolitana nel tratto San Giovanni-Fori Imperiali. La colonna della Giunta Marino, dal canto suo, sostiene di non saperne nulla. «Non mi è arrivata nessuna notifica – smentisce Improta – Alla sorpresa adesso subentra la curiosità perché vorrei capire cosa mi contestano. Tutta la parte economica della Metro C si è risolta prima dell’insediamento della Giunta Marino: l’ultimo atto che stanzia del denaro, peraltro a mio avviso in maniera ingiustificata, risale al 2012, quando a capo dell’Amministrazione c’era Alemanno».

METRO CARISSIMA E LENTISSIMA – La terza tratta della metropolitana era già salita da tempo agli onori delle cronache per i suoi sprechi e i suoi ritardi, meritandosi il titolo di linea più costosa d'Europa: quasi quattro i miliardi di euro già spesi per completarne solo la prima parte, per di più ben sette anni dopo i tempi di consegna originariamente previsti. Nell'autunno scorso se ne occupò anche la Corte dei Conti, ipotizzando un aumento dei costi di 364 milioni e un danno erariale per i continui rinvii. L'ultimo risale ad un mese fa, quando lo stesso Improta annunciò lo stop della commissione tecnica del ministero dei Trasporti per «anomalie negli impianti» e «rischi di malfunzionamento». Fu proprio dopo questo ennesimo inciampo che i procuratori decisero di aprire il fascicolo con l'ipotesi di abuso d'ufficio, che ha portato oggi a questi ultimi sviluppi. E chi conosce bene queste vicende sa che non è un caso se, ancora una volta, il bubbone sia esploso proprio a partire da qui: «È il più grande appalto in corso, quello che concentra gli appetiti a livello nazionale e locale – spiega al DiariodelWeb.it Marco Lillo, inchiestista del Fatto quotidiano e autore per Chiarelettere del libro "I Re di Roma" insieme a Lirio Abbate – Sicuramente ne vedremo delle belle su questo fronte».

UN NUOVO CAPITOLO DEL ROMANZO CRIMINALE – Comunque si risolverà la vicenda giudiziaria personale di Improta, Mafia Capitale fa di nuovo tremare l'esecutivo capitolino, dopo le dimissioni nel dicembre scorso dell'altro assessore Daniele Ozzimo. Un romanzo criminale di cui è ancora ben lontana la parola fine. «Penso che quello che è uscito finora sia solo un anticipo – commenta Lillo – Quest'indagine è solo un sommario dei tanti capitoli che devono ancora essere scritti. Il primo riguarderà la politica romana, ma i successivi anche quella nazionale. Mafia Capitale non è finita: le carte dell'inchiesta aprono una finestra su un mondo ben più ampio». Che chiama in causa, in modo assolutamente bipartisan, sia l'attuale maggioranza che le precedenti: «Il Pd è pesantemente coinvolto nell'indagine. Come scriviamo nel libro, non è intelligente domandarsi se Mafia Capitale avesse appoggi a sinistra o a destra: li aveva da entrambe le parti, essendo riuscita a fare affari con Giunte di entrambi i colori. Ma non so se, Improta a parte, la Giunta Marino sia così centrale. Anzi, il centrodestra lo è di più del centrosinistra, almeno nell'ambito degli affari di Massimo Carminati. Questa questione va ancora approfondita: se dovessi fare una previsione sugli sviluppi investigativi, vedo un capitolo ancora da scrivere sulla politica di destra, coinvolta più direttamente negli affari delle municipalizzate, quelli più importanti».

LILLO: «E IL RESIDENCE DI TOTTI?» – Il primo cittadino, che fin dalla sua elezione continua a insistere sul tema della legalità, ha dato qualche segnale di voler mettere le sue mani sulla questione. Ma, per ora, si è limitato a grattare la superficie: «La politica fa sempre operazioni di facciata, che però in alcuni casi portano effetti positivi – ammette il giornalista del Fatto – La nomina dell'assessore Alfonso Sabella, ad esempio, può essere nata a fini mediatici, per placare l'opinione pubblica. Però Sabella sta facendo un buon lavoro. Le regole di trasparenza che sta cercando di imporre alle aziende che hanno rapporti con il Comune sono importanti perché vanno oltre la legislazione nazionale. Questo è un segno positivo. Quello negativo è che non vedo un cambiamento dell'approccio ai temi. Parlo dell'assessore all'Emergenza abitativa rispetto alle problematiche sollevate dal nostro libro. La questione dei residence è vista in termini di costo per la pubblica amministrazione, il che è giusto, ma è altrettanto importante anche tutelare i cittadini che vi abitano. Questo non mi sembra che sia in testa ai pensieri dell'assessore Danese, che non mi risulta abbia nemmeno visitato il residence di via Tovaglieri, passato alla storia come 'il residence di Totti'. La logica è sempre quella di far passare la nottata: Marino ha dichiarato di non volersene nemmeno occupare perché Totti è intoccabile. Questo è l'esempio di una politica populista».