12 aprile 2021
Aggiornato 09:30
FdI chiede più fondi per i compiti affidati al Gen. Errico

Mollicone: «Stabilizzare la Libia è un diritto alla nostra difesa»

Il nuovo Capo di Stato Maggiore, Danilo Errico, ha dichiarato che l'esercito italiano è pronto a un intervento militare in Libia, e attende solo un ordine da parte del governo Renzi. Le reazioni dei partiti sono state diverse. Ai microfoni di DiariodelWeb.it è intervenuto Federico Mollicone, braccio destro di Giorgia Meloni, per riportare la posizione di Fratelli d'Italia.

ROMA - Il nuovo Capo di Stato Maggiore, Danilo Errico, ha dichiarato che l'esercito italiano è pronto a un intervento militare in Libia, e attende solo un ordine da parte del governo Renzi. Le reazioni dei partiti sono state diverse. Ai microfoni di DiariodelWeb.it è intervenuto Federico Mollicone, braccio destro di Giorgia Meloni, per riportare la posizione di Fratelli d'Italia.

ERRICO: L'ESERCITO È PRONTO ALLA GUERRA IN LIBIA – Il Capo di Stato Maggiore, Danilo Errico, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera, affermando che: «Dipende da Renzi, ma l'esercito italiano è pronto alla guerra in Libia. Se il governo dovesse dare il «via" a un intervento in Libia, noi siamo pronti».L 'inizio di una vera e propria guerra non sembra dunque un'ipotesi remota. «Ci sono azioni diplomatiche in corso – ha spiegato il generale Errico - la situazione è complessa, si sta cercando la costruzione di un consenso internazionale e ogni decisione dipenderà da questo consenso». Alla domanda su quali forze l'Italia potrebbe mettere in campo, il generale ha risposto: «il tipo di intervento determinerà impiego, armamento, addestramento e composizione delle forze. Io posso solo assicurare che cercheremo di fare ciò che ci sarà chiesto».

LA REAZIONE DI FDI In attesa della decisione del governo, i partiti hanno avuto diverse reazioni. Federico Mollicone è intervenuto ai microfoni di DiariodelWeb.it per riportare la posizione di FdI: «Coerentemente con quanto già dichiarato, vorrei sottolineare che siamo stati i primi a chiedere un intervento internazionale in Libia. Il problema è che, come giustamente ha sottolineato anche il Capo di Stato maggiore Errico, se non vengono dati altri fondi a sostegno della Difesa sarebbe una scelta contraddittoria. Significherebbe mettere la sorte del nostro esercito in una condizione non adeguatamente supportata economicamente. L'Italia dovrebbe essere anzi la guida di questa coalizione internazionale, in virtù della storia che la lega al territorio. Solo le scelte di politici poco lungimiranti hanno permesso poi l'escalation che ha portato alla morte di Gheddafi , anteponendo quelli francesi e americani rispetto ai nostri interessi. Stabilizzare la Libia è un diretto interesse italiano e un diritto alla difesa. Abbiamo il pericolo alle porte. Il capo di Stato Maggiore ha detto che l'esercito è pronto, ma è ovvio che i tempi li detterà la politica internazionale. L'importante è non aspettare troppo, alla vigilia di grandi appuntamenti come l'Expo e il Giubileo.»

MOLLICONE: OGGI, 17 MARZO, UN'ALTRA OCCASIONE PERSA PER L'ITALIA Mollicone ha proseguito ricordando che quella odierna è una data importante, passata in sordina:«Il problema dell'Italia è un problema di identità: riteniamo che proprio oggi, 17 marzo, è stata un'occasione persa da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e da parte del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, perché si poteva proclamare festa nazionale per celebrare i cento anni dalla grande guerra e rafforzare così la nostra identità nazionale. Riteniamo fondamentale rendere il 17 marzo festa nazionale e non semplice solennità civile. Non farlo in questa occasione, a 100 anni dalla Grande guerra - un'epopea che ha forgiato il sentimento nazionale- è stato un grave errore del governo», ha dichiarato per concludere così: «In momenti storici come il nostro, con il nemico ai confini, rafforzare e rinsaldare l'identità nazionale è il fondamento di ogni grande potenza geopolitica. Matteo Renzi, al contrario, è troppo impegnato a difendersi dallo scandalo sulla corruzione che ha colpito il suo esecutivo per pensare all'Italia.»