19 gennaio 2020
Aggiornato 18:00
Ricominciano a tremare le mura in casa Pd. Con quali rischi?

Tomaselli: «Ma alla fine voteremo anche l'Italicum»

Tempi duri per Pd e Forza Italia. Nel partito di Silvio Berlusconi, molti forzisti hanno firmato un documento nel quale esprimono il loro disappunto nei confronti della linea di condotta scelta dal Cavaliere. Ma anche Matteo Renzi non naviga in acque tranquille, perché c'è maretta pure nel Pd.

ROMA – Tempi duri per Pd e Forza Italia. Nel partito di Silvio Berlusconi, molti forzisti hanno firmato un documento nel quale esprimono il loro disappunto nei confronti della linea di condotta scelta dal Cavaliere. Ma anche Matteo Renzi non naviga in acque tranquille, perché c'è maretta pure nel Pd. Malcontenti e malumori si susseguono da tempo, e le cinque correnti interne al partito di maggioranza rendono instabile l'apparato governativo. Ai microfoni di DiariodelWeb.it è intervenuto il Senatore dem Salvatore Tomaselli, in difesa dell'unità e dell'identità del Partito Democratico.

LE CRITICHE A RENZI – Uno di quelli a cui non mancano le parole è Pippo Civati, che esordisce così facendo riferimento alla storia travagliata del governo Renzi: «la battaglia è sempre dietro l'angolo. Così è stato sul Jobs Act, così nei vari passaggi delle riforme. Così sarà sull’Italicum, ma poi magari si vota a favore anche su quello». Più duro Pier Luigi Bersani: «Il Pd è casa mia, è casa nostra. E Renzi, che è il segretario, ha il dovere di tenere conto della sensibilità di tutti. Non vedo scissioni, però c’è un disagio di cui bisogna prendere atto, senza rispondere sempre 'tiriamo dritto'", ha dichiarato in queste ore malcelando la sua contrarietà nei confronti del premier. Civati e Bersani non sono i soli a sollevare critiche e perplessità nei confronti di un partito che manca di stabilità. Gianni Cuperlo ha affermato che la pazienza della minoranza sta arrivando al limite, mentre Fornaro non rinuncia a rimettere il dito sulla ferita ancora aperta del Patto del Nazareno, per spingere i renziani all’angolo: «Ci avevano detto da Palazzo Chigi che alcune cose non potevano essere cambiate in virtù degli accordi con Forza Italia. Bene, oggi il Patto del Nazareno non c’è più – ragiona il senatore piemontese – quindi può cadere tranquillamente anche il punto sui capilista bloccati, la riduzione dei nominati e anche altre cose che non vanno in quella legge». Ma le cose non sembrano andare in questa direzione.

LA DIFESA DI TOMASELLI – Ai microfoni di DiariodelWeb.it è intervenuto il senatore del Pd, Salvatore Tomaselli, in difesa dell'identità e della tenuta del suo partito:«Non ho notizie di crisi nel Pd. La scissione mi sembrerebbe un fulmine a ciel sereno, né credo ci siano i presupposti perché accada. Il disagio è comprensibile: ci sono opinioni diverse su una serie di passaggi importanti delle riforme costituzionali, ma da qui a parlare di crisi ce ne vuole. Stiamo parlando di un grande partito, che è cresciuto in termini di consenso popolare e che ha un numero di parlamentari piuttosto alto – forse unico nella storia d'Italia – perché tra Camera e Senato ci sono 300/400 esponenti ed è normale che abbiano opinioni diverse. Le Riforme sono una sfida dalla quale non si può tornare indietro: personalmente le ho sostenute, le sostengo e le continuerò a sostenere, anche se qualcosina in più si dovrebbe fare soprattutto rispetto alla Legge elettorale. Le discussioni sono fisiologiche e non credo ci sia la volontà, da parte dei gruppi minoritari, di rompere o uscire dal partito.»

LE PRIMARIE? SERVE L'ALBO DEGLI ELETTORI PER COMBATTERE LE IRREGOLARITA' - Anche Tomaselli, però, ammette che alcuni errori ci sono stati e che qualcosa nel Pd andrebbe migliorata:«Che ci sia qualcosa da aggiustare nel partito è un tema di discussione, come la necessità di portare avanti nuove forme di democrazia partecipativa direttamente sul territorio. Da Renzi in giù, io credo che tutti dovremmo interrogarci su come poter migliorare il partito, in particolare l'organizzazione di una presenza più moderna e radicata sul territorio.» Gli abbiamo chiesto cosa risponde a chi solleva dubbi e perplessità sullo svolgimento delle primarie in Liguria e Campania, che hanno visto un'alta partecipazione alle urne di immigrati extracomunitari e - in conseguenza di presunti brogli e irregolarità – anche le dimissioni e le critiche di alcuni storici esponenti del Pd come Sergio Cofferati. Il senatore ha risposto così:«Io sono tra quelli che ritengono che le primarie vadano regolamentate. Penso che bisognerebbe istituire un albo degli elettori delle primarie. Essendo ormai nel DNA della politica odierna – non faccio riferimento solo al Pd, ma anche alle altre forze politiche che ricorrono a questo metodo -, non si può prescindere da questo strumento, ma va regolamentato: la creazione di un albo degli elettori delle primarie, nel quale ci si iscrive come elettori del Pd, sarebbe una modalità più trasparente ed efficace per evitare occasioni di inquinamento e una risposta utile ai problemi che si sono verificati recentemente in alcune realtà territoriali.»