20 giugno 2021
Aggiornato 17:30
Franceschini blocca la vendita dei palazzi di Mussolini

Ente Eur a rischio chiusura: addio «nuvola»?

I sindacati contrari alla cessione degli immobili per finanziare il centro congressi da 400 milioni: «Potremmo perdere 138 posti di lavoro». E il parlamento concorda un’ipotesi alternativa: «Lo Stato ricapitalizzi l’ente»

ROMA«La mia posizione è abbastanza nota: nessuna vendita ai privati. Credo che gli immobili che sono destinati ad un uso pubblico in modo permanente debbano essere mantenuti sempre a quella destinazione». Chi si aspettava che questa dichiarazione di Franceschini mettesse la parola fine alla lunga querelle dei palazzi storici dell’Eur si è dovuto ricredere. Già, perché il ministro dei Beni culturali ha parlato di «nessuna vendita ai privati», ma resta tuttora sul piatto l’ipotesi di cederli ad un altro ente pubblico (si parla di Invimit, il fondo immobiliare del ministero, ma anche di Inail o Cassa depositi e prestiti) per finanziare il completamento della famigerata "nuvola" di Fuksas.

VENDESI CAPOLAVORI«Vista l’impossibilità di una vendita di carattere commerciale, si sono inventati la cessione ad una società pubblica che nemmeno si sa bene quale sia – riassume l’onorevole Umberto Marroni (Pd) – C’è grande confusione». A rischio vendita sono i gioielli mussoliniani dell’Archivio di Stato, dei musei delle Scienze, delle Tradizioni popolari e dell’Arte moderna e anche un edificio a testa per la Polizia scientifica e Acea energia. Gioielli non solo dal punto di vista architettonico, ma anche economico: da soli, infatti, fruttano in affitti un totale di 19,7 milioni, oltre la metà del fatturato di Eur Spa (39 milioni). L’ente che si occupa di valorizzare e gestire questo patrimonio, dunque, in caso di alienazione si ritroverebbe svuotato in un colpo solo, e i suoi 138 dipendenti a rischio di perdere il posto.

I SINDACATI: «NON TOCCATE I PALAZZI» – Questo allarme è stato oggi al centro di una conferenza stampa convocata nella sede di Eur Spa dai sindacati, al grido: «Giù le mani dai nostri palazzi». «Non ci fidiamo più del ministero e del Comune, che non hanno mantenuto gli impegni – tuona Natale Di Cola, segretario generale Cgil Fp – Gli attuali piani di dismissione porteranno al fallimento di Eur Spa e del progetto della «nuvola'». «Questo ente è sano, è in utile ed è stato il fiore all’occhiello di Roma – sottolinea Maurizio Narcisi, responsabile romano di Uil Pa – ma le sofferenze economiche portate da un progetto da 400 milioni di euro hanno messo seriamente a rischio la sua attività meritoria». «Abbiamo denunciato da sempre che l’ente non era in grado di sostenere i costi della "nuvola» – gli fa eco Andrea Ladogana, segretario enti pubblici non economici di Cisl Fp – ma speravamo nel buon senso. Senza i beni che sono stati messi in vendita, anche se si finisse la 'nuvola', Eur Spa non sarebbe in grado di gestirne la start-up. La gestirebbero invece i cittadini attraverso l’aumento delle tasse».

RAMPELLI: «SIA LO STATO A PAGARE» – Ma se non grazie alla vendita dei gioielli di famiglia, come sarà possibile pagare la conclusione di questo monumento incompiuto? Tornare indietro è ormai impensabile. «Nell’anno dell’Expo di Milano, il quartiere nato per un’esposizione universale è in una crisi senza precedenti – attacca il presidente del Municipio Andrea Santoro – Questo centro congressi serve per far sì che la città non sia più agli ultimi posti per il turismo congressuale». E perfino chi osteggiò fin dall’inizio quest’opera, come il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli (che l’ha ironicamente ribattezzata «il palloide»), concorda sulla necessità di finirla: «Ho sempre detto che è un’opera fuori scala rispetto al quartiere e fuori misura rispetto alle capacità economiche – ribadisce – Ma ora si è deciso di farla e perfino io la sostengo. Se l’Italia e Roma hanno deciso di fare questa enorme scultura, sia lo Stato a pagarla, non certo l’Eur».

TUTTI D’ACCORDO SULLA RICAPITALIZZAZIONE – Come? Attraverso la ricapitalizzazione di Eur Spa, già promessa nel dicembre scorso dal ministero. «137 milioni che servirebbero a completare i lavori della »nuvola" – chiarisce Ladogana – mentre i costi della start-up si reperirebbero ricontrattando con le banche i 170 milioni di debiti». Perfino il Partito democratico, per bocca di Marroni, concorda che «le opere pubbliche vanno pagate dallo Stato: altrimenti sarebbe come vendere il Colosseo per finire la Salerno-Reggio Calabria. Tra l’altro il decreto di ricapitalizzazione fu già autorizzato dalla Ragioneria dello Stato, quindi non ci vengano a dire che è un problema di debito pubblico. Al massimo che sono preoccupati per le inchieste su Mafia Capitale». «E se lo Stato comunque dovrebbe mettere mano al portafogli per acquisire gli immobili ceduti da Eur Spa – si chiede Rampelli – perché non paga invece la ricapitalizzazione? Cosa c’è dietro?». In parlamento, insomma, l’ipotesi della ricapitalizzazione sembra avere ottenuto l’unanimità. Ma il governo continua a frenare. E c’è tempo solo fino al prossimo 24 aprile: se entro quella data non sarà definito un piano di ristrutturazione, l’ente Eur Spa sarà destinato a morire.