7 dicembre 2021
Aggiornato 04:00
Per il M5S i controlli di Bankitalia non sono adeguati

Pesco: «Le banche devono finire di privilegiare gli amici degli amici»

Il deputato 5Stelle Daniele Pesco spiega al DiariodelWeb.it i tanti motivi delle degenerazioni del sistema creditizio a cui i fatti di cronaca ci hanno abituato: dal fenomeno dei fidi facili, alle speculazioni. Situazione favorita da leggi poco severe, assenza di una riforma della prescrizione, vigilanza inefficace e condizioni poco favorevoli all'immediato intervento della Magistratura.

ROMA - Bocciature agli stress test, maxi-multe delle authority di vigilanza, aumenti di capitale contestati, commissariamenti e perfino arresti degli ex-manager. Il 2014 è stato un annus horribilis per il sistema bancario italiano, che ha confermato una tendenza negativa che ha preso piede da tempo, e non solo nel nostro Paese. I casi di Mps, di Banca Carige, di almeno una ventina di piccoli istituti di credito commissariati hanno riempito le pagine delle cronache italiane, affiancandosi alle tante vicende estere: l’autriaca Hypo, il portoghese Banco Espirito Santo, e anche i big della finanza Citigroup, Jp Morgan, Royal Bank of Scotland, Hsbc e Ubs, che hanno manipolato per anni il sistema delle valute. Tutte vicende che spingono a chiedersi che cosa provochi una degenerazione ormai quasi generalizzata, e quali siano le conseguenze per i cittadini. «Finalmente, stanno partendo le indagini», dichiara al DiariodelWeb Daniele Pesco, membro della Commissione Finanze del M5S,«a proposito degli atti troppo disinvolti compiuti da chi gestisce le banche».

PESCO: LA BARBARIE DEI FIDI FACILI «Mi riferisco in particolare all’erogazione del credito», spiega Pesco,«operazione per cui è necessaria maggiore responsabilità». Il deputato individua in particolare un fenomeno tra i responsabili delle degenerazioni a cui stiamo assistendo: si tratta dei cosiddetti «fidi facili». «Chi gestisce gli istituti bancari, ovviamente, emette credito. Le banche hanno la possibilità di creare denaro dal nulla: se vi è una richiesta di credito e vi sono le garanzie necessarie, la banca può emettere moneta in modo elettronico, anche detta ‘moneta fiduciaria’. Il potere di fornire soldi in misura maggiore rispetto a quanti una banca ne ha in cassa è davvero un potere straordinario», osserva Pesco. «Purtroppo, esso viene gestito male, perché il credito viene spesso emesso con grande facilità e sotto compiacenza:  accade cioè che vi sia compiacenza tra chi richiede il credito, e chi lo eroga». Insomma, capita spesso che venga fornito credito «agli amici degli amici, da parte di chi gestisce le istituzioni finanziarie e bancarie, pur sapendo in anticipo che questi soldi non torneranno nelle casse della banca. Queste risorse vengono utilizzati nei modi più diversi, creando un circolo vizioso di cui purtroppo non si tiene conto ma in cui i principali soggetti danneggiati sono i cittadini onesti, perché i cittadini onesti avranno meno possibilità di accedere al credito», afferma il deputato Cinque Stelle.

RESPONSABILIZZIAMO CHI GESTISCE LE BANCHE - Insomma, per Daniele Pesco un elemento scatenante delle crisi bancarie a cui abbiamo assistito è «l’eccessiva disinvoltura di alcuni istituti nell’erogare il credito, soprattutto quando vi sono fenomeni di amicizia o compiacenza tra chi emette il credito e il cliente, che poi è una vera e propria associazione a delinquere». A questo proposito, il M5S, nell’ambito del decreto banche popolari, ha cercato di sensibilizzare sul tema i Commissari della Commissione Finanza e Attività Produttive:«se il fine del decreto è quello di consolidare il settore bancario, è arrivata l’ora che si decida sulla responsabilità di chi gestisce le banche», afferma l’esponente Cinque Stelle. «L’articolo 137 del decreto bancario si chiama ‘Mendacio e falso interno bancario’, e prescrive che sia quando un esterno alla banca che una persona interna producono dei documenti falsi o fanno finta che la situazione sia diversa da quella reale per ottenere o concedere il credito, questi atti siano puniti con pene diverse. Se il soggetto è interno viene considerata una contravvenzione, e noi abbiamo chiesto di tramutarla in delitto, con il raddoppio dell’ammenda da 10.000 a 20.000 euro». Un emendamento, però, che è stato bocciato come inammissibile perché, «secondo loro, non direttamente riferibile alle banche popolari; secondo noi invece è davvero urgente cercare di riparare a questa situazione», spiega Pesco, annunciando: «faremo un disegno-normativa che vada a creare maggiore responsabilità all’interno delle istituzioni bancarie. Perché i casi sono troppi: da Monte Paschi, a Carige, Banca Etruria, molte banche commissariate, spesso banche commissariate anche quando non è necessario: ad esempio, per Banca Popolare di Spoleto è stato accolto un ricorso che annulla il commissariamento», ricorda Pesco.

PIÙ POTERE ALLA MAGISTRATURA - Anche sui meccanismi di vigilanza, Pesco è critico. «Probabilmente la vigilanza svolta non è adeguata, dovrebbe essere più incisiva e più giusta. Bankitalia utilizza il suo potere nel modo sbagliato». E se, secondo il capo dell’EBA (autorità bancaria europea) Andrea Enria, gli organismi di controllo sono troppi e tra di loro si crea un mal funzionamento, per Pesco il problema è principalmente un altro: «Dovrebbe essere la Magistratura ad avere più facilità nello svolgere le indagini. Attualmente la magistratura deve attendere le relazioni di Bankitalia, e spesso, come nel caso di Carige queste relazioni ci impiegano troppo tempo ad arrivare. Nel caso di Carige, ad esempio», ricorda Pesco, «le prime segnalazioni di criticità risalgono al 2006 e la relazione è arrivata nel 2013». Un ritardo davvero eccessivo.

NODO SPECULAZIONE - Maggiore facilità a intervenire per la Magistratura e leggi più severe, anche per quanto riguarda la prescrizione: questi, i due punti invocati dal Movimento Cinque Stelle per fermare la sempre più diffusa degenerazione del sistema creditizio. Degenerazione aggravata dal fatto che «vi è minore disponibilità di credito perché le banche hanno utilizzato tutte le risorse disponibili a loro piacimento anche con la speculazione, che va ad aggiungersi al fenomeno dei fidi facili».  E, considerando che le banche tramite la riserva frazionaria e la moltiplicazione della moneta hanno «un potere davvero enorme, ossia quello di creare la moneta, il fatto che  tale potere venga utilizzato in questo modo è una barbarie», sottolinea Pesco. Che ricorda, oltretutto, una proposta di legge per l’Europa prima e l’Italia poi firmata Movimento Cinque Stelle contro le speculazioni finanziarie. «Sosteniamo la separazione delle attività bancarie», spiega. «Scindere le banche commerciali dalle banche di investimento, e sottrarre la possibilità di effettuare operazioni speculative alle banche commerciali, che dovrebbero limitarsi a gestire il risparmio e fornire credito a imprese e famiglie». Perché i fondi speculativi certamente offrono maggiori profitti, afferma Pesco, ma «vanno a danneggiare l’economia interna del Paese». Una proposta presentata anche in relazione al decreto banche popolari, «che sappiamo non verrà accettata», constata il deputato. Che ritiene, però, che queste ultime dovrebbero occuparsi prevalentemente di famiglie e imprese. Questa, insomma, la ricetta Cinque Stelle contro il moltiplicarsi delle già diffuse vicende di degenerazione del sistema creditizio. Una ricetta su cui il Movimento di Beppe Grillo è destinato a scontrarsi a più riprese con l’esecutivo.