17 ottobre 2019
Aggiornato 22:30

Borghi: Germania pronta a tagliare il «ramo» ellenico?

Al DiariodelWeb.it, Claudio Borghi commenta la richiesta di proroga del programma di supporto internazionale avanzata dal governo greco, e la stizzita reazione tedesca. Secondo l'economista, la Germania di Schaeuble starebbe cominciando a valutare seriamente l'opzione Grexit. E l'Eurogruppo difficilmente, oggi, potrà accettare il documento di Atene.

ROMA - La «tragedia» greca continua. La richiesta di proroga del programma di supporto internazionale, che scade il 28 febbraio, è arrivata ieri a destinazione, e sarà valutata dall’Eurogruppo nel pomeriggio di oggi. Una lettera che è stata accolta da reazioni difformi, con Juncker che ha parlato di «un segno positivo che spiana la strada ad un compromesso ragionevole», e il portavoce di Schaeuble che invece ha subito freddato ogni entusiasmo, definendo la proposta di Atene aliena da qualsiasi «soluzione sostanziale». Secondo il responsabile economico della Lega Nord Claudio Borghi, però, quanto accaduto era piuttosto prevedibile. «Non mi risulta che ci fossero altre possibilità per la Grecia», dichiara. «Il comportamento della Germania mi sembra invece abbastanza rassegnato, o deciso a tagliare il ramo. D’altronde, stiamo sempre parlando di un problema che non ha soluzione. La questione della Grecia si può risolvere solo ed esclusivamente in un modo: con i nostri soldi», sottolinea.

BORGHI: FORSE BERLINO STA DECIDENDO PER L’OPZIONE GREXIT - E questo, per Borghi, «ovviamente non è il massimo della vita. Già le abbiamo prestato 40 miliardi, ora destinati, se le cose rimangono così, ad aumentare in modo diretto o indiretto». Un altro epilogo, però, c’è: l’uscita della Grecia dall’euro. «Con conseguenti problematiche, ovviamente, anche a livello di debito della Grecia nei confronti del resto dell’Eurozona, tenuto presente che la Grecia è in una situazione molto diversa dalla nostra, dato che lei riceve i soldi mentre noi glieli diamo. Pertanto», spiega l’economista, «per un Paese in difficoltà, smettere di ricevere finanziamenti, anche con la propria moneta, diventa problematico».  Quali, le prossime mosse di Berlino, dunque? «Può essere che la Germania, una volta registrato che le sue banche sono rientrate in toto o quasi dall’esposizione creditoria nei confronti della Grecia e dopo aver constatato che con estremo successo questi debiti sono stati spalmati sull’intera collettività europea ai danni nostri, possa ora decidere di lasciarla andare». Per Borghi, insomma, l'opzione Grexit potrebbe non essere più, per Berlino, così peregrina.

LA GRECIA SAREBBE DOVUTA USCIRE DALL’EURO ANNI FA - Che cosa accadrà, allora, in occasione del vertice odierno? Borghi non crede che il documento greco verrà facilmente accettato. «Probabilmente l’Eurogruppo proverà a mettere, sulla spinta della Germania, ulteriori condizioni. Poi, vedremo». Una situazione sempre più difficile, insomma, che l’economista della Lega definisce «una questione di teatro: le soluzioni sono o l’uscita dall’euro, o il finanziamento da parte nostra. Qualche anno fa», precisa Borghi, «avevo previsto che sarebbe finita in questo modo. Già allora sostenevo che l’unica via d’uscita sensata dal dilemma greco sarebbe stata quella di far uscire dall’euro la Grecia prima di prestarle tutti i soldi che le abbiamo prestato, e utilizzare invece quel denaro per fare una specie di piano Marshall in modo da aiutarla nel momento stesso in cui si rimetteva in piedi da sola, con la sua moneta. Ciò non è stato fatto e ora se ne pagano le conseguenze», conclude perentoriamente Borghi.

LA GERMANIA SI SPACCA - Un vero e proprio enigma, insomma, e ben più ostico di quello della mitologica sfinge di Edipo. Anche perché la stessa Germania si è evidentemente divisa sull’argomento: il vicecancelliere Sigmar Gabriel ha infatti replicato alla netta chiusura di Schaeuble, commentando che «la proposta scritta del governo greco per le trattative sul prosieguo del programma di riforme è un primo passo nella direzione giusta». Il politico dell’Spd ha inoltre suggerito ai suoi connazionali «di metterci a discutere prima di affrettarci a dire di sì o di no. Basta con i diktat». Insomma, pare che, anche in Germania, la linea dura merkeliana non piaccia più proprio a tutti. Lo stesso Martin Schulz si è detto «sorpreso dalla velocità della reazione del ministro delle Finanze tedesco Schaeuble», perché invece Atene «si è mossa» verso l'accordo. Una Germania, insomma, sempre più divisa, tra chi, forse, comincia a valutare concretamente l’opzione Grexit e chi, invece, sostiene la necessità di proseguire sulla strada delle concessioni. Il Fondo monetario, invece, ha giocato un ruolo più defilato: «Le attuali discussioni sulla Grecia riguardano l'eventuale estensione del programma europeo. Il programma del Fondo monetario scade nel marzo del 2016 e va avanti fino al 2016. In questa fase non c'è bisogno di prorogarlo», ha infatti dichiarato il portavoce del Fmi, Gerry Rice, sottolineando come il piano del Fondo sia già «flessibile».

RENZI CAPOLAVORO DI MEDIAZIONE - In tutto ciò, non si è fatto attendere il commento del premier Renzi, che ha sottolineato orgogliosamente come l’Italia stia portando avanti un «lavoro di cerniera tra i Paesi più rigidi, austeri, e la Grecia. Cerchiamo di dare una mano al governo greco, d'accordo con la commissione Ue, per trovare una soluzione», ha dichiarato. Il premier ha poi specificato che «il governo greco non può fare il furbo e lasciare da pagare agli altri. Ma un minimo di flessibilità va dato a fronte di riforme». Un vero e proprio capolavoro di mediazione, insomma, con un colpo al cerchio e uno alla botte. Capolavoro che però, secondo quanto sostenuto da Borghi, rischia di infrangersi contro l’amara verità, e cioè che la soluzione del rompicapo non esiste: o continuiamo a pagare, o la Grecia dirà addio all’Eurozona. E la decisione dell’Eurogruppo di oggi, probabilmente, sarà un passo ulteriore verso l’epilogo, qualunque esso sia.