12 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Avvocato multato per non aver depositato la copia cartacea di cortesia degli atti

Processo telematico? Sì, ma non troppo

Mirella Liuzzi (M5S) riporta alla Camera il caso di un avvocato che, per non aver depositato le copie cartacee di cortesia delle memorie finali, è stato multato dal tribunale di Milano per 5000 euro. Peccato che il processo civile telematico dovrebbe servire proprio per evitare burocrazia e cataste di documenti cartacei.

ROMA - Innovazione, ma non troppo. Anche quando il nostro Paese sembra imboccare la strada giusta - la strada che dovrebbe portare a una progressiva digitalizzazione dei servizi e alla conseguente eliminazione di sprechi e burocrazia -, l'Italia sembra arrestarsi inesorabilmente a un passo dell'obiettivo. La deputata del Movimento Cinque Stelle Mirella Liuzzi ha riportato alla Camera il caso specifico del tribunale di Milano, che ha condannato a pagare 5000 euro un avvocato, per aver depositato la sua memoria solo in forma telematica e non cartacea.

PROCESSO METÀ DIGITALE METÀ CARTACEO - Per fortuna che la digitalizzazione delle procedure civili doveva essere finalmente divenuta realtà. Da qualche mese, spiega infatti l'interrogante, «è pienamente operativo in diversi tribunali italiani il cosiddetto processo civile telematico che consente di svolgere in via telematica una serie di attività tipicamente processuali finora realizzate in forma cartacea; tale innovazione, con tutti i limiti della fase di startup, consente una semplificazione dei processi e delle attività e una maggiore efficienza nell'ottica di progressiva digitalizzazione della giustizia». Nonostante ciò, «in diversi tribunali abilitati ai servizi telematici è invalsa l'abitudine di richiedere alle parti del processo non solo il deposito telematico di atti e documenti, come previsto per legge, ma anche il deposito di una copia cartacea c.d. 'di cortesia' degli stessi in favore dei giudici chiamati ad assumere le decisioni». Addirittura, alcuni tribunali, come quello di Milano, «hanno formalizzato e istituzionalizzato tale prassi, idonea in quanto tale a onorare le parti di incombenze non richieste dalla legge che depotenziano la portata innovativa del processo civile telematico, con appositi protocolli di intesa sottoscritti con i locali ordini forensi».

L'AVVOCATO POCO CORTESE - E l'avvocato multato è colpevole proprio di aver depositato la memoria finale nella sola forma digitale - come ormai consente di fare il processo civile telematico  -, senza ottemperare alla formalizzata richiesta del tribunale di Milano di allegarne una seconda in forma cartacea. Ci si chiede, però, che senso abbia prevedere una digitalizzazione delle procedure se poi si richiedono anche le copie cartacee degli atti, pena, addirittura, l'essere colti alla sprovvista da una multa a tre zeri. Il dispositivo del tribunale, infatti, recita: «Va osservato che parte opponente abbia depositato la memoria conclusiva autorizzata solo in forma telematica, senza la predisposizione delle copie «cortesia» di cui al Protocollo d'Intesa tra il Tribunale di Milano e l'Ordine Avvocati di Milano del 26.06.2014, rendendo più gravoso per il Collegio esaminarne le difese. Tale circostanza comporta l'applicazione dell'articolo 96, comma 3, c.p.c.». Tuttavia, spiega l'interrogante, «con ordinanza del 7 febbraio 2015 lo stesso tribunale di Milano ha dato atto della rinuncia al risarcimento del danno svolta dalla parte vittoriosa (nella fattispecie si trattava di una procedura fallimentare) rilevando come '[...] detta pronuncia ex articolo 96, III comma, c.p.c. appare fondata su un principio opinabile, ritenendo obbligo dell'avvocato quello che potrebbe configurarsi come atto di cortesia; che dunque è opportuno prevenire la proposizione di un ricorso per Cassazione dall'esito incerto'". Insomma: lo stesso tribunale, poco dopo aver emesso la sentenza, ha ritirato la richiesta di risarcimento ammettendo di aver considerato un obbligo quello che, invece, è soltanto un «atto di cortesia». L'avvocato, dunque, non era tenuto a depositare gli atti conclusivi in forma cartacea; semmai, l'avrebbe potuto fare per agevolare - e non si sa in che modo, visto che la digitalizzazione dovrebbe avere come obiettivo proprio l'alleggerimento delle incombenze - il tribunale in questione.

DIGITALIZZAZIONE ANCORA NON A REGIME - Poco dopo la vicenda, l'Organismo unitario dell'avvocatura per il tramite del proprio presidente «ha osservato con riferimento al decreto citato che '[...] è una sentenza assurda: la copia di cortesia è uno strumento per sopperire i deficit di un processo civile telematico (Pct) non ancora a regime. Non è possibile che si trasformi in una «ghigliottina» sul lavoro degli avvocati. L'atteggiamento del magistrato oltre che ingiusto, di fatto, mette in discussione il grande sforzo dell'avvocatura e degli altri operatori della giustizia affinché sia efficace il nuovo sistema, e, quindi, mettendo a rischio il buon funzionamento del Pct' chiedendo '[...] alla magistratura, al Csm, al presidente del Tribunale di Milano e, quindi, al Ministro Orlando [..1 di fare chiarezza su questa vicenda'». Il problema, dunque, è che il processo di digitalizzazione del processo civile è ancora pieno di deficit, tanto da richiedere la «cortesia" di depositare copie cartacee delle memorie, vanificando, di fatto, il processo di telematizzazione. Così, l'interrogante chiede «quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato per evitare l'uso di documenti cartacei nell'ambito del processo civile telematico; quali iniziative intenda assumere per permettere ai diversi tribunali, a dotarsi degli strumenti tecnologici ed informatici adeguati al processo civile telematico». In ogni caso, la vicenda è l'ennesimo esempio che, per l'Italia, quella del digitale è una lingua ancora incomprensibile.