7 dicembre 2019
Aggiornato 19:30
Medio Oriente

«Il Parlamento italiano deve riconoscere lo Stato di Palestina»

L'ex ambasciatore e negoziatore israeliano, Ilan Baruch: «Sostegno a mozioni SEL-PSI alla Camera. E' uno strumento simbolico per spingere alla ripresa di negoziati reali con Israele»

ROMA - Il Parlamento italiano deve riconoscere lo Stato di Palestina come strumento simbolico per spingere alla ripresa di negoziati reali con Israele. A sostenerlo, i promotori di alcune delle mozioni che saranno votate domani pomeriggio alla Camera: gli esponenti di Sinistra ecologia e libertà Erasmo Palazzotto ed Arturo Scotto (capogruppo a Montecitorio) e la deputata socialista Pia Locatelli. Al loro fianco, in una conferenza stampa a Montecitorio, l'ex vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini ed un ex ambasciatore e negoziatore israeliano, Ilan Baruch, giunto in Italia, come ha spiegato lui stesso, «per parlare ai parlamentari e agli italiani, attraverso i mezzi di informazione, per conquistare attenzione e sostegno per una mozione che impegna l'Italia, auspicabilmente in modo incondizionato, al riconoscimento dello Stato di Palestina».

Quello del Parlamento italiano «giunge in ritardo» rispetto ai pronunciamenti di altre assemblee analoghe, «della Spagna, del Regno Unito, della Svezia», ha osservato Scotto. «Ma è comunque un voto particolarmente importante per il Paese e per l'Europa». Palazzotto ha sottolineato che «a parole, tutti siamo per la soluzione 'due popoli, due Stati' e per il diritto a uno Stato palestinese. Il riconoscimento serve a riavviare il processo di pace, riequilibrare le posizioni al tavolo negoziale, ricondurre il conflitto nell'ambito del diritto internazionale. Occorre uscire dall'idea che ci sia una soluzione di quel conflitto attraverso la guerra».
«Anche la nota all'Onu di proclamazione dello Stato di Israele - ha osservato Locatelli - fu un atto unilaterale, deciso da Ben Gurion nel '48, e secondo me giusto. Ora va bilanciato con un altro atto unilaterale, poi potranno iniziare i negoziati per davvero, sulle risorse idriche e sulla sicurezza».

«I negoziati sono falliti, perché Israele non negozia ma colonizza: 600mila coloni vivono in terra palestinese», ha sottolineato Morgantini, ricordando che fra gli insediamenti israeliani e la porzione di territorio sottoposta in qualche modo al controllo israeliano ("la zona C") nel complesso è sottratto alla sovranità dell'Autorità paelstinese il 60 per cento di quella porzione della «Palestina storica, il 22 per cento del totale», sulla quale dovrebbe nascere lo Stato di Palestina. Secondo Baruch «l'ultima occasione» del negoziato è stata l'iniziativa del segretario di Stato americano John Kerry, «fallita nel 2014. E immediatamente dopo è riesplosa la violenza. Non possiamo tornare a quella formula dei negoziati bilaterali: io non sostengo la necessità di un diktat internazionale ad Israele ma di un interessamento internazionale. Noi chiediamo agli europei di appoggiare Israele fino all'ultimo millimetro della Linea Verde, i confini di Israele fino al 1967, ma ogni centimetro oltre quella linea deve essere chiaro che è terra palestinese occupata».