14 novembre 2019
Aggiornato 09:30
Per la Lega dietro gli immigrati troppi affari

Pini: delle morti accusiamo il finto buonismo di Boldrini e Alfano

Il bilancio delle vittime del naufragio impenna, e Triton è sempre più nel mirino. E mentre l'Unhcr ne denuncia l'inefficacia rispetto a Mare Nostrum, Gianluca Pini (LN) attacca entrambe le operazioni, colpevoli di aver favorito le partenze, e dunque le morti. Morti che, per Pini, sono una macchia sulla coscienza dei «falsi buonisti» come Boldrini, Alfano e Kyenge. Oltre che delle cooperative

ROMA – I numeri delle vittime del naufragio di qualche giorno fa salgono drammaticamente: da 29, in qualche manciata di ore sono arrivati a sfiorare i 300. E, con le cifre, si impenna anche l’attenzione intorno a questa tragedia, che tanto ricorda quella dell’ottobre 2013 avvenuta al largo di Lampedusa. Le valutazioni di Gianluca Pini, vicecapogruppo della Lega Nord alla Camera, rispetto alla prima tragedia , non sono ad oggi assolutamente cambiate: «Allora sono successi gli stessi e identici fatti», ricorda Pini. «Purtroppo non è cambiato nulla nello stupido atteggiamento buonista, che è quello che crea i morti, da parte di chi governa, della sinistra e della Commissione europea. Che sono», accusa Pini, «i veri responsabili morali di questa morte».

PINI: QUELLE MORTI SULLA COSCIENZA DI BOLDRINI, ALFANO, KYENGE &CO. - L’esponente della Lega non si accoda a chi imputa la tragedia alla sostituzione del vecchio Mare Nostrum con il meno efficace Triton. Anzi, ritiene che entrambe le operazioni siano ugualmente responsabili delle vittime che oggi ci troviamo a piangere. Soprattutto perché, secondo Pini, avallano il business internazionale dei trafficanti, e invogliano la gente a partire, mettendo, di fatto, a rischio la loro vita. «Mettere in piedi un piano come Mare Nostrum prima e come Triton dopo non fa altro che incoraggiare la partenza di queste persone che si mettono nelle mani delle mafie. I morti sono tutti sulla coscienza di persone come la Presidente Boldrini, il Ministro Alfano, l’ex Ministro Kyenge. Questi sono i responsabili morali delle tante morti», prosegue Pini. «Perché - l’87-8% (con punte del 93-4%) delle persone che i giornalisti chiamano «migranti» ma che in realtà sono «clandestini» – e non lo dice la Lega, ma lo dicono i dati del Ministero guidato da quel disastro di Alfano – non sono profughi e non hanno diritto a ottenere l’asilo. Anzi, la procura di Palermo ha certificato che in mezzo si annida anche il pericolo di infiltrazioni terroristiche», sottolinea il vicecapogruppo del Carroccio a Montecitorio. «Quindi, se si vuole dare una risposta a chi ha davvero necessità di fuggire da situazioni di rischio e di guerre, bisogna distinguerli da flussi migratori che vanno a ingrassare da una parte le mafie che gestiscono i trasporti di queste persone, gettandole poi a mare quando vanno male, dall’altra le cooperative e la Caritas quando le si accoglie. Purtroppo», continua Pini, «questo Paese non ha imparato nulla, e forse non ha imparato nulla perché ci sono interessi economici inconfessabili. Mafia Capitale è una prova, e bisognerebbe andare a vedere anche come vengono gestiti i soldi dati alla Caritas».

CENTINAIA DI PERSONE MORTE «DI SPERANZA» - Senza dubbio, una tragedia di tali proporzioni spinge a chiedersi quale sia la «ricetta» migliore perché non se ne verifichino più in futuro: se queIla proposta dalla Lega, che vorrebbe disincentivare con ogni mezzo la partenza dei migranti irrigidendo il controllo delle frontiere, o quella di chi vede in Mare Nostrum un modello da seguire e riproporre, ritenendo che lo stanziamento di mezzi di soccorso non costituisca un incentivo alla partenza, ma, piuttosto un aiuto a non «morire di speranza». I migranti che questa volta non ce l’hanno fatta erano a bordo di tre gommoni: nel primo, del quale si è avuta notizia già due giorni fa, c'erano 105 persone soccorse dalla Guardia costiera, di cui 29, come noto, morte assiderate. Ma in zona c'erano altri due gommoni con 212 persone a bordo, e soltanto nove sono sopravvissute.  In più, si hanno notizie di un quarto gommone. Come se non bastasse,  sembra che le 29 vittime recuperate appena dopo il naufragio fossero in gran parte di giovanissima età: tra i 15 e i 20 anni. Choccanti i racconti dei superstiti: «Non volevamo partire, c’era brutto tempo. Ma i trafficanti ci hanno costretti sotto la minaccia delle armi. Siamo partiti a bordo di quattro gommoni in 460, ma uno durante la traversata, è affondato e sono morti tutti i profughi a bordo. Tra loro c’erano anche tre bambini».

UNHCR: TRITON NON BASTA - L’Unhcr, intanto, esprime parole di sconforto.«Siamo sconvolti. Da un anno e mezzo chiediamo con forza di potenziare le capacità di salvataggio di vite umane nel Mediterraneo». Lo dice Laurens Jolles, delegato dell’Alto Commissariato ONU per il rifugiati per il Sud Europa. Il governo italiano «con Mare Nostrum ha dimostrato l'impegno a voler trovare una soluzione, e l'Unhcr ha più volte fatto appello affinché l'operazione diventasse di gestione europea. Sorprende che non ci sia ancora la capacità di farsi carico di questo impegno data l'entità della crisi umanitaria in corso. L'operazione Triton non ha come suo mandato principale il salvataggio di vite umane e quindi non può essere la risposta di cui c'è urgente bisogno». Malumori su Triton anche da Strasburgo: è il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha dichiarato infatti che «Triton non è all’altezza» dei compiti che deve svolgere e che «l’Europa ha bisogno di un sistema di ricerca e salvataggio efficace».

PAPA FRANCESCO: SERVE SOLIDARIETÀ - A mobilitarsi, anche Papa Francesco: «Seguo con preoccupazione le notizie giunte da Lampedusa, dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo», ha detto il Pontefice al termine dell'Udienza Generale. «Desidero assicurare - ha aggiunto - la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso». Oltre alle preghiere, sono molti ad augurarsi che l’Europa sia finalmente in grado di prendersi le proprie responsabilità. Affinché il nostro Mediterraneo cessi di inghiottire «migranti», «clandestini», «profughi» o «rifugiati» che dir si voglia. Ma, prima di tutto, uomini.